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Montenegro: Un’autostrada costruita dai cinesi sta danneggiando il canyon d’Europa

Montenegro: Un’autostrada costruita dai cinesi sta danneggiando il canyon d’Europa

K metro 0 – Podgorica – E’ un affascinante spettacolo della natura, il canyon più profondo e suggestivo d’Europa, scavato dal fiume Tara nel Montenegro. Insieme alle verdi montagne che lo circondano e all’intero parco del Durmitor è il più maestoso scenario naturale del Montenegro e dell’intera penisola balcanica. Microsoft lo ha adottato per uno

K metro 0 – Podgorica – E’ un affascinante spettacolo della natura, il canyon più profondo e suggestivo d’Europa, scavato dal fiume Tara nel Montenegro. Insieme alle verdi montagne che lo circondano e all’intero parco del Durmitor è il più maestoso scenario naturale del Montenegro e dell’intera penisola balcanica.

Microsoft lo ha adottato per uno dei suoi celebri sfondi per il desktop. L’Unesco lo ha messo nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, da tutelare. Per le sue acque cristalline è stato soprannominato “la lacrima d’Europa”.

Ma su quest’area protetta incombe la minaccia dell’autostrada in costruzione del Montenegro che sta causando gravi danni ambientali. In special modo nel punto in cui sono in corso i lavori per lo svincolo di Matesevo.

Questa settimana, sotto la pressione dell’opinione pubblica, la China Road and Bridge Corporation (CRBC) la società cinese cui è stata affidata la realizzazione di un tratto di 42 kilometri (da Bar a Bolijare) ha chiesto il permesso di riparare un tratto danneggiato di 500 metri di argine sul fiume Tara, protetto dall’UNESCO.

La sua proposta precedente, in risposta alle autorità di regolamentazione e ai gruppi ambientalisti che chiedevano a gran voce dei rimedi lo scorso agosto, era stata respinta come troppo modesta.

I critici dicono che il nuovo piano è ancora ridicolo. “La riabilitazione di 500 metri del letto del fiume sembra uno scherzo di cattivo gusto, dato che 6,7 chilometri del corso del fiume e la zona di biodiversità chiave della pianura alluvionale sono stati distrutti solo con l’anello e le strade di accesso a monte“, ha detto Natasa Kovacevic della ONG Green Home, che sta lottando da anni per una sospensione dell’autostrada fino a quando non ci sarà un migliore monitoraggio per proteggerlo.

Lo scontro sui danni a un fiume protetto dall’Unesco, che i gruppi ecologisti e alcuni esponenti della coalizione oggi al governo, attribuiscono ai costruttori della CRBC (indirettamente controllata dallo stato cinese), potrebbe avere ripercussioni politiche più ampie.

La prima rata sul prestito cinese di circa 1 miliardo di dollari per l’autostrada scade a luglio, e il governo centrale di Podgorica ha già supplicato, invano, l’aiuto dell’UE.

Si dice che alcuni governi balcanici considerino questo appello all’Europa come un test della propensione di Bruxelles all’instaurazione di rapporti più stretti con i paesi dell’ex Jugoslavia ancora fuori dall’Unione.

Il Montenegro è entrato nella NATO nel 2017 ed è un candidato all’adesione all’UE.

Ma molti stati membri dell’UE rimangono diffidenti verso un allargamento prematuro al Montenegro e ad altri paesi come la Serbia, la Macedonia settentrionale, il Kosovo e l’Albania.

Il 17 maggio, proprio oggi, i leader dei paesi dei Balcani occidentali si riuniranno al castello di Brdo, in Slovenia, per discutere le prospettive di adesione all’UE per il Montenegro e i suoi vicini.

Aiutando il Montenegro e i Balcani occidentali, l’UE non li esporrebbe più alle potenziali influenze politiche negative di terzi, come la Cina ed altri“, spiega Jovana Marovic, direttrice esecutivo di Politikon Network, un centro studi di Podzgorica.

Pechino ha fatto dei progetti infrastrutturali una componente chiave della sua ambiziosa Belt And Road Initiative (BRI), condizionando prestiti e progetti economici a legami politici e culturali che i critici temono possano dare ai cinesi troppa influenza sui governi indebitati.

I Balcani, e in particolare la Serbia, sono stati un chiaro obiettivo per le iniziative della BRI, anche se l’Unione europea contribuisce con centinaia di milioni di euro in assistenza e considera Cina e Russia come intrusi nella regione.

Un precedente governo montenegrino – dominato dal Partito Socialdemocratico del presidente Milo Djukanovic – ha firmato l’accordo che assegna a CRBC la gestione del progetto autostradale nel 2014.

L’attuale governo, un’accozzaglia di nazionalisti serbi, populisti, ambientalisti e altri gruppi per decenni all’opposizione, si è insediato a dicembre e ha cercato di prendere le distanze dall’accordo.

Ha anche cercato di rassicurare l’Occidente che manterrà politiche pro-UE.

Il canyon del Tara, intanto, è già minacciato da micro dighe e altri piccoli progetti idroelettrici che hanno proliferato in gran parte dei Balcani sotto regimi poco sensibili all’ambiente e molto influenzati dalle “mafie dell’energia”.

L’Agenzia per la Protezione della Natura e dell’Ambiente (NEPA) del Montenegro l’anno scorso ha accusato i costruttori cinesi di ignorare le sue raccomandazioni.

E ha notato che la costruzione dell’autostrada impoveriva la biodiversità nel corso d’acqua protetto a livello nazionale e internazionale.

Gli ispettori ambientali hanno anche avvertito del pericolo di frane da erosione in un’ansa serpeggiante del Tara.

A novembre, la Nepa ha infine approvato il progetto di riparazione dei danni presentato dalla CRBC.

Nella sua ultima proposta di questo mese, la CRBC si è anche impegnata in un’analisi dello stato della biodiversità e di un possibile ripopolamento del Tara dopo il completamento dei lavori dell’autostrada.

Il Tara è tra gli habitat naturali in declino dell’hucho, (il salmone del Danubio), una specie d’acqua dolce longeva che può crescere fino alle dimensioni di un uomo. Il loro numero continua a precipitare nonostante i ripetuti avvertimenti che la specie è in pericolo a causa dell’autostrada Bar-Boljare e di altri progetti.

Ma Ljiljana Jokic, del movimento civico al potere Azione Unita di Riforma, un partito verde liberale, ha obiettato che il progetto ha creato una catastrofe ecologica e l’offerta cinese è insufficiente.

“Non siamo sicuri della qualità della riabilitazione nell’area prevista dalla CRBC, perché se avessero fatto bene il lavoro il Tara non sarebbe ridotto come è adesso”.

Alla società cinese “dovrebbe essere chiesto un risarcimento per i danni che ha provocato”. E al ministero dell’Ecologia, si aspettano che la compagnia cinese ripari tutte le aree devastate del Tara.

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