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Rifaat al-Assad, da criminale politico a uomo d’affari: sporchi, secondo la giustizia francese

Rifaat al-Assad, da criminale politico a uomo d’affari: sporchi, secondo la giustizia francese

K metro 0 – Parigi – Torna sul banco degli imputati, nel processo d’appello che inizia domani a Parigi, Rifaat al-Assad, 82anni, zio dell’attuale presidente siriano Bashar al-Assad, che si ricandida alle elezioni presidenziali del 26 maggio. Condannato nel giugno del 2020 a quattro anni di prigione per aver accumulato, in modo fraudolento, un patrimonio

K metro 0 – Parigi – Torna sul banco degli imputati, nel processo d’appello che inizia domani a Parigi, Rifaat al-Assad, 82anni, zio dell’attuale presidente siriano Bashar al-Assad, che si ricandida alle elezioni presidenziali del 26 maggio.

Condannato nel giugno del 2020 a quattro anni di prigione per aver accumulato, in modo fraudolento, un patrimonio immobiliare in Francia, stimato in 90 milioni di euro, torna davanti ai giudici. Tra i beni che gli erano stati confiscati: due palazzi in zone esclusive di Parigi, una quarantina di appartamenti, un castello in Val d’Oise.

Esiliato nel 1984, dopo un fallito colpo di Stato contro l’allora presidente Hafez al Assad, suo fratello, era arrivato in Europa, con quattro mogli, molti discendenti e una squadra di guardie del corpo, stabilendosi dapprima in Svizzera e poi in Francia.

Ha sempre condotto uno stile di vita principesco. E col tempo ha costruito un impero immobiliare soprattutto in Spagna, ma anche in Francia e in Gran Bretagna, dove oggi è residente.

Braccio destro di suo fratello Hafez, che lo aveva nominato vicepresidente, era un uomo molto potente in Siria, a capo delle Brigate di Difesa, un corpo d’armata responsabile del massacro di Hama nel 1982, con cui fu repressa una rivolta dei Fratelli Musulmani che si concluse con 40.000 morti. E attualmente è oggetto di un’indagine penale in Svizzera da parte della ONG Trial International per il suo presunto coinvolgimento in questa strage.

Trapiantato in Europa, il “macellaio di Hama”, com’era stato soprannominato, è diventato “un re del mattone”. Da dove deriva questa ricchezza è ancora tutto da accertare.

“La dimensione dei suoi beni è sproporzionata rispetto ai cento acri di terra povera che la sua famiglia possedeva, su cui i mezzadri coltivavano tabacco e grano duro”, ha detto Fabrice Blanche, un professore universitario, specialista della Siria, convocato come esperto nel processo di primo grado contro Rifaat del 2019.

Rifaat ha sempre detto che il suo impero lo ha costruito soprattutto grazie alla generosità della famiglia saudita fin dall’inizio del suo esilio in Europa. Ma secondo un giudice di un tribunale spagnolo, José de la Mata, in realtà avrebbe riciclato denaro proveniente dalla Siria in diversi paesi europei, fin dal 1980, insieme ad altri, tra cui otto dei suoi figli.

Lui però sostiene da tempo che i suoi problemi legali e le denunce penali di cui è vittima siano un un complotto fomentato dall’opposizione siriana.

Balanche tuttavia è convinto che il suo obiettivo sia sempre stato quello di accumulare ricchezza, molto più di quella del fratello Hafez, che era interessato principalmente al potere e non al denaro”.

Dopo il fallito colpo di Stato Hafez, per evitare una guerra civile, visto che il fratello minore aveva molti sostenitori, soprattutto all’interno dell’esercito grazie alle Brigate di Difesa, lo espulse dalla Siria

con una notevole somma di denaro in modo che potesse riprendersi all’estero .

In disgrazia e ormai privo della sua base di potere, Rifaat si stabilì in Francia. “Le agenzie di intelligence francesi erano molto felici che fosse lì“, ha detto Balanche. “Il Libano era impantanato nella sua guerra civile [1975-1990] ed era stato occupato dalle forze siriane. In questo contesto, Rifaat ha costituito una preziosa fonte di informazioni contro Hafez, nonché una sorta di strumento da utilizzare contro di lui se necessario. Alcune figure dell’intelligence francese lo vedevano persino come un utile intermediario nel commercio di armi e come un potenziale successore filo-occidentale di Hafez”.

L’allora presidente francese François Mitterrand lo nominò Grande Ufficiale della Légion d’Honneur nel 1986. Una decisione contestata da varie ONG che lo scorso febbraio, hanno esortato il presidente Emmanuel Macron a ritirare quest’alta onorificenza, alla luce delle gravi accuse contro di lui.

“Oggi Rifaat non ha alcun peso politico in Siria”, ha detto Balanche. Ha cercato, inutilmente, di creare un partito e lanciare un canale TV satellitare [ANN] con sede a Londra, e di appoggiare l’opposizione “perché sapeva che la sua unica possibilità di ritrovare un punto d’appoggio in Siria era attraverso il cambio di regime. Ma i suoi vecchi avversari non si sono mai fatti ingannare nemmeno per un secondo”.

E così, alla fine, ha concluso Balanche, “dopo un sontuoso esilio e il sogno di governare la Siria al posto di suo fratello Hafez e poi di suo nipote Bashar, le ultime battaglie di Rifaat si stanno svolgendo nei tribunali europei: ben lontano dai suoi palazzi parigini e dai suoi sogni di leadership nazionale”.

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