“Meditazioni al femminile”, la parola con un delicato senso del silenzio

“Meditazioni al femminile”, la parola con un delicato senso del silenzio

K metro 0 – Roma – Michela Zanarella è una delle voci poetiche più significative e penetranti del panorama internazionale. Grazie a una grande dimestichezza con la parola e a un delicato senso del silenzio riesce a rendere accessibile la sua interiorità e il mondo che la circonda. Acuta osservatrice dell’animo umano, i suoi versi

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K metro 0 – Roma – Michela Zanarella è una delle voci poetiche più significative e penetranti del panorama internazionale. Grazie a una grande dimestichezza con la parola e a un delicato senso del silenzio riesce a rendere accessibile la sua interiorità e il mondo che la circonda. Acuta osservatrice dell’animo umano, i suoi versi danno forma a pensieri e a meditazioni a contenuto universale, dirette a ogni essere umano concreto sia esso donna o uomo.

Nella sua silloge poetica “Meditations in the feminine – Meditazioni al femminile” si avvertono le sofferenze che l’hanno accompagnata durante il percorso della sua vita, un cammino difficile nel quale la poetessa si è trovata a scavare a mani nude nella sua anima per poter rifiorire lontana dalla sua terra d’origine tanto presente nella sua memoria e nei suoi versi: “Nell’esilio di terra e acqua” si allaccia al vento e si abbandona al fuoco, mentre ricorda “antichi suoni d’amore” nel “Tramonto padovano” ed evoca quel grano che conosce le sue lacrime in “Parentesi di lontananza”.

La sua capacità innata nel rispondere al dolore e ai piaceri della vita umana con i versi le danno la possibilità di mescolare i colori dei suoi sentimenti non già su una tavolozza, ma di stenderli puri, costituite da linee e punti di modo che la fusione avvenga passando attrasverso lo sguardo di chi legge, potenziando la luminosità del suo sentire che arriva come una rugiada nell’anima del lettore. Il suo è, quindi, un modo originale di manifestare i propri sentimenti, una scrittura che è diventata, nel corso degli anni ancora più sua, personale ed identificabile. Con i suoi versi la poetessa trasmette sia il senso della fragilità dell’esistenza che la forza del suo spirito vivo e determinato. È notevole l’uso di sineddoche e metafore per creare immagini che mostrano i colori reali della sua esperienza a testimonianza che il dolore e la gioia, legati indissolubilmente come l’unghia alla carne, si possono amare nello stesso momento e nella stessa maniera.

Così accade che versi di estrema delicatezza e ricchi di speranza (“Insieme/oltre gli schemi della fine, ci spingeremo alati/sulle assi del tempo”) si appagano in altri crudi e reali dettati dalla disillusione del vivere (“Si vive tra ghiaccio e aridità/nell’utero muto/di un universo senza sguardo”). E altri, forti ma ugualmente pieni di fiducia nel futuro (“Tento con forza un cammino e grido per incontrare vita alla morte”) si contrappongono a immagini oniriche e ricercate sull’orlo della disperazione (“Cambio il sistema/sbriciolo immagini/e creo fiamme gelide/col potere del nulla”). Nello stesso modo, altre immagini limpide e cristalline (“Arcobaleni e rugiade hanno la mia voce”) contrastano con l’estrema sensualità (“mi stropiccio nei tuoi sensi già invasi dal destino”, “voglio precipitare/ sulle tue linee maschili,/forzare le ginocchia/e scoprire il paese,/ il piacere/e la sua forza”) e con la consapevolezza che nella vita è una fortuna avere accanto la persona giusta per poter maturare e crescere (“La mia vita matura/accanto alle tue acque”).

La terrestre normalità delle parole usate in alcune poesie contrasta con l’elevazione ascetica di altre che ben incarnano la viva immagine di una donna forte e risoluta che medita sui suoi dolori e sui suoi piaceri, sui suoi sogni e le sue disillusioni.

La poesia di Michela Zanarella ha molte dimensioni. Passionale e carnale consegna “ad eternità passione che non passa” e con il solo respiro delle ciglia del suo amato rinnova il clima delle sue carni aprendo “i sensi a spettacoli d’oceano”. Ascetica e spirituale accende preghiere pensando a Dio che è ossigeno e Luce che avverte nella tunica bianca di un Papa, che sa ritrovare attraverso di lui, il senso segreto dell’essere umano “ad ogni pausa di silenzio,/ come sull’alba che docile/fruga tra i miracoli”). Non mancano riferimenti alla dimensione tragica della storia umana, che replica i suoi cicli e quindi fa nascere la vergogna del “sangue che si ripete”. Il silenzio è un altro aspetto che ricorre in queste poesie proprio a indicare come le meditazioni avvengono in attimi di silenzio avvolti quasi da una solitudine primaria (Nel domani/incarto la fragranza dei miei silenzi,/ graffio dal cielo la luce”).

Chiari sono i riferimenti all’opera di Alda Merini e di Pier Paolo Pasolini nonché alla città che ormai l’ha accolta quasi come una figlia, Roma. In “Monteverde e le mie guance” si avverte in pieno la trasposizione di intimi e intensi ricordi che la poetessa ha mescolato con la vita del quartiere in cui vive e che eredita “silenzi dalle confessioni randagie di un pino”. Ed è proprio in questo verso che si evince la forza poetica di fusione tra idee e ricordi, cioè tra pensiero e memoria, che caratterizzano le poesie di Michela Zanarella che non dimentica la famiglia dedicando alcune poesie al nucleo familiare da cui proviene.

La silloge poetica “Meditations in the feminine – Meditazioni al femminile” di Michela Zanarella, nell’edizione bilingue inglese- italiano pubblicata per la casa editrice americana Bordighera Press di New York si avvale della splendida traduzione di Leanne Hoppe nonché della sua prefazione, mostra una fluidità inusuale in inglese, considerando che le poesie sono state concepite in italiano. Ciò è dovuto senz’altro alla capacità della traduttrice di rendere vivi i versi di Zanarella anche in un’altra lingua, ma questo fatto dimostra senz’altro che l’insieme di creazioni poetiche della nostra poetessa sono di grande impatto simbolico e il loro messaggio supera anche la barriera della lingua arrivando ai lettori di ogni parte del mondo.

Questa silloge rappresenta un tesoro davvero prezioso da leggere e rileggere, da recitare ad alta voce per poterne carpire in pieno le tante immagini, suoni e sfumature che ci deliziano il cuore e la mente.

di Elisabetta Bagli

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