Lisbona. “Operação Marquês”. La maxinchiesta che scuote il Portogallo

Lisbona. “Operação Marquês”. La maxinchiesta che scuote il Portogallo

K metro 0 – Lisbona – Il cerchio si stringe intorno all’ex premier José Sócrates, ma del castello di accuse nei suoi confronti (31 “crimini”, di cui 3 di corruzione) ne sono rimaste in piedi solo 6: 3 per falsificazione di documenti e 3 per riciclaggio di denaro. Il giudice Ivo Rosa, che lo ha

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K metro 0 – Lisbona – Il cerchio si stringe intorno all’ex premier José Sócrates, ma del castello di accuse nei suoi confronti (31 “crimini”, di cui 3 di corruzione) ne sono rimaste in piedi solo 6: 3 per falsificazione di documenti e 3 per riciclaggio di denaro.

Il giudice Ivo Rosa, che lo ha rinviato a giudizio per questi due tipi di reato, ha lasciato cadere le accuse più gravi di corruzione (34 milioni di euro in tangenti) non trovando prove sufficienti a sostenerle.

Nella maxinchiesta (Operação Marquês) che ha coinvolto l’ex premier, arrestato nel 2014 all’aeroporto di Lisbona e finito in carcere per nove mesi (più un mese ai domiciliari) erano state incriminate 28 persone.

Ma oggi solo 5 sono sotto processo. Oltre a Sócrates, Armando Vara (ex ministro ed ex amministratore di Caixa Geral de Depósitos), il banchiere Ricardo Salgado, accusato di aver corrotto Sócrates per agevolare accordi con Portugal Telecom, che hanno fruttato alla banca di Salgado (Espírito Santo) più di 8 miliardi di dollari. Gli altri due sono Carlos Santo Silva, amico d’infanzia di Sócrates (titolare dei conti svizzeri su cui sarebbero transitate le tangenti) e Joao Perna (ex autista Sócrates) sospettato di aver fatto molti viaggi a Parigi per trasportare grosse somme in contanti.

Dei 189 capi d’accusa della maxinchiesta ne rimangono in piedi solo 17. Molti sono caduti, secondo il giudici, per mancanza di prove dimostrate, altri perché già prescritti.

La fase istruttoria era iniziata il 28 gennaio 2019. Sócrates è stato primo ministro dal 2005 al 2011. E dopo la sua uscita dal carcere, alla fine del 2015, ha sempre negato le accuse, spiegando che sui suoi conti bancari transitavano prestiti di numerosissimi amici.

“Tutte le grandi bugie dell’accusa sono crollate”, ha detto ai giornalisti, dopo che il giudice ha deciso di non processarlo per i reati di corruzione. “Sono vittima di un’enorme ingiustizia” ha aggiunto, “motivata da ragioni politiche”.

Nelle elezioni del 2005 Sócrates aveva ottenuto una vittoria schiacciante, assicurando per la prima volta, al Partito socialista, la maggioranza assoluta in parlamento. Ma la sua popolarità era crollata dopo la crisi finanziaria del 2008 che aveva colpito l’Europa e l’accettazione, nel maggio 2011, di un salvataggio da 78 miliardi di euro a condizioni molto onerose da parte dell’UE e del Fondo monetario internazionale. E perse le elezioni che si erano svolte un mese dopo.

Le conseguenze della crisi del debito nell’eurozona, con l’economia che aveva subito una contrazione di oltre l’8%, avevano creato un forte malcontento in Portogallo. E quando scoppiò lo scandalo provocato dal caso Sócrates, fiorirono rivelazioni sullo sfarzoso stile dei vita dell’ex premier a Parigi, dove si era ritirato, su bauli pieni di banconote trasportati all’estero, mentre milioni di portoghesi soffrivano i morsi della crisi economica.

Sulle accuse di corruzione, il giudice Rosa ha criticato gli investigatori per “mancanza di coerenza” e per “aver agito senza la necessaria accuratezza”. Ha dichiarato inammissibili alcune prove relative alle intercettazioni telefoniche e ha affermato che il termine di prescrizione è scaduto per gran parte dei presunti reati.

“I fatti … contro l’imputato José Sócrates sono chiaramente insufficienti per sostenere un’accusa di corruzione passiva” secondo la quale l’ex premier avrebbe ricevuto tangenti per oltre 20 milioni di euro da una banca ormai defunta. Ma il pubblico ministero ha immediatamente dichiarato che avrebbe impugnato la decisione.

L’intera vicenda solleva interrogativi sul sistema giudiziario portoghese, che ha mandato l’ex premier in prigione, ma non è riuscito a raccogliere prove sufficienti per il processo sulle accuse più gravi nonostante più di sette anni di indagini.

Le accuse sono state ritirate contro la maggior parte delle altre 17 persone citate nell’inchiesta, tra cui l’ex alto dirigente delle telecomunicazioni Zeinal Bava.

Il giudice ha anche respinto le accuse che Sócrates avrebbe ricevuto tangenti per garantire contratti a una società di costruzioni, tra cui progetti di edilizia residenziale in Venezuela; e insinuazioni di oscuri investimenti in una località balneare sulla costa dell’Algarve.

Non è chiaro quale impatto avrà la decisione del giudice sugli elettori portoghesi, che sono sempre più indignati per gli episodi di corruzione e hanno recentemente offerto sostegno a un partito di estrema destra emergente che si propone come portabandiera contro establishment.

Il premier oggi incarica, il socialista António Costa, che ha servito come ministro sotto Sócrates, ha fatto visita al suo ex capo in prigione nel 2014, ma poi ha preso le distanze, come tanti altri che gli hanno voltato le spalle.

Sócrates ha lasciato il partito nel 2018, accusando personalità di spicco di appoggiare la campagna contro di lui. Figura molto nota sulla scena politica europea, è stato anche paragonato a George Clooney ed è stato votato come l’uomo più sexy del Portogallo dai lettori dei rotocalchi nel 2009. Guai ai vinti!

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