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Francia: L’eutanasia della discordia

Francia: L’eutanasia della discordia

K metro 0 – Parigi – L’Assemblée Nationale è divisa e il governo non si schiera né da una parte né dall’altra. L’eutanasia è proibita in Francia e ai pazienti affetti da malattie incurabili è consentita soltanto la sedazione profonda, non ancora la facoltà di porre fine, in piena libertà di coscienza, alla propria vita.

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K metro 0 – Parigi – L’Assemblée Nationale è divisa e il governo non si schiera né da una parte né dall’altra. L’eutanasia è proibita in Francia e ai pazienti affetti da malattie incurabili è consentita soltanto la sedazione profonda, non ancora la facoltà di porre fine, in piena libertà di coscienza, alla propria vita.

Per legalizzare l’eutanasia, giovedì è stato presentato un disegno di legge a un parlamento francese profondamente diviso, con la destra pronta a silurare qualsiasi voto a favore con migliaia di emendamenti.

Se il progetto di legge dovesse passare, la Francia diventerebbe il quinto paese dell’Unione Europea a depenalizzare il suicidio assistito, dopo l’Olanda, il Belgio, il Lussemburgo e la Spagna.

L’iniziativa è partita da Olivier Falorni esponente di un gruppo parlamentare centrista chiamato Libertà e Territori che prevede di utilizzare il tempo assegnato giovedì al suo partito all’Assemblée Nationale per caldeggiare una proposta che solleva “questioni esistenziali”.

Si metterebbe così fine, a suo giudizio, all’ “ipocrisia” mostrata da quei francesi che si recano in Belgio o in Svizzera per ricevere aiuto in caso di suicidio assistito, quando si sa benissimo che i medici francesi eseguono già segretamente dai 2.000 a 4.000 atti di eutanasia ogni anno.

La maggior parte dei deputati del partito del presidente Emmanuel Macron, la LREM (République en Marche), sostiene l’eutanasia, ma il governo non ha fatto sentire il suo peso nel dibattito. E questo nonostante lo stesso Macron avesse dichiarato apertamente, fin dal 2017: “Io stesso desidero scegliere la fine della mia vita”.

“Negli ultimi 20 o 25 anni l’opinione pubblica francese ha chiesto con forza una legge su questa questione”, ha detto il sociologo Philippe Bataille. Ma “il parlamento – ha aggiunto – è rimasto sordo”.

I deputati ostili all’eutanasia hanno presentato 3.000 emendamenti, prima del dibattito parlamentare, per rallentare i lavori di giovedì e rendere impossibile il voto.

Circa 2.300 emendamenti sono stati presentati dai deputati di LR (i Repubblicani di centrodestra) oggi all’ opposizione.

Falorni ha dichiarato a France Presse che gli emendamenti costituivano un “ostacolo“, mentre il suo ex collega di partito, Matthieu Orphelin, li ha definiti “vergognosi” perché così si assicurava che non ci sarebbe stato alcun voto entro la mezzanotte di giovedì, quando il dibattito doveva invece concludersi.

“Vogliamo discutere. Vogliamo votare. Rispettiamo il calendario del parlamento”, hanno proclamato 270 deputati, appartenenti all’intero spettro politico, in un articolo pubblicato sul quotidiano “Journal du Dimanche”.

Line Renaud, cantante, attrice e attivista molto amata, ha pubblicato sabato una lettera aperta chiedendo al parlamento di dare “ad ogni donna e ad ogni uomo la possibilità di scegliere la fine della propria vita“.

Come in Spagna, dove il parlamento il mese scorso è diventato l’ultimo nell’UE ad approvare l’eutanasia, la Chiesa cattolica in Francia è fortemente contraria all’eutanasia.

“La soluzione quando una persona deve affrontare la sofferenza non è ucciderla, ma alleviare il suo dolore e accompagnarla”, ha detto a France Inter l’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit.

Secondo il noto scrittore Michel Houellebecq l’approvazione di una legge sull’eutanasia farebbe perdere alla Francia “ogni diritto al rispetto”.

E la leader dell’estrema destra, Marine Le Pen, ha detto che aprire il dibattito sull’eutanasia mentre la Francia “cercava di salvare vite umane” durante la crisi del Covid, era una cosa “indecente”.

Se alcuni parlamentari sono contrari all’eutanasia per motivi etici o religiosi, altri hanno affermato che la questione è troppo importante per essere trattata in un solo giorno dei lavori dell’Assemblea nazionale.

Nel caso in cui, come previsto, il tempo scadesse prima di qualsiasi voto giovedì, bisognerà trovare un’altra fascia oraria nel fitto calendario legislativo del parlamento.

La questione ha tratto nuovo slancio l’anno scorso, dopo il caso di Alain Cocq, un malato terminale francese che intendeva rifiutare tutto il cibo e le medicine e trasmettere la sua morte sui social media. Ma poi ha abbandonato il suo proposito iniziale dicendo che la sofferenza era diventata troppo intensa.

Cocq aveva scritto a Macron a settembre chiedendo che gli venisse somministrato un farmaco che gli avrebbe permesso di morire in pace, ma il presidente gli rispose che non era possibile secondo la legge francese.

Mercoledì Cocq ha invitato i deputati a votare a favore del disegno di legge. “Voglio che questa agonia finisca”, ha detto a France Presse, aggiungendo che circa 10.000 persone in Francia desideravano porre fine alla loro vita, ma erano state fermate da “quei medici” che rivendicavano “il diritto di decidere chi vive e chi muore”.

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