A 29 anni dall’eccidio di Khojaly, l’Ambasciatore Ahmadzada chiede giustizia e parla di geopolitica, dialogo e sviluppo ad ampio raggio

A 29 anni dall’eccidio di Khojaly, l’Ambasciatore Ahmadzada chiede giustizia e parla di geopolitica, dialogo e sviluppo ad ampio raggio

K metro 0 – Roma – L’ambasciatore dell’Azerbaigian Mammad Ahmadzada, chiede giustizia per la strage di allora e per l’ultima guerra con l’Armenia dello scorso novembre, e annuncia a Kmetro0 grandi progetti di rigenerazione sui territori colpiti, dalle smart cities ai poli turistici, con l’Italia fra i protagonisti della ricostruzione e sempre più partner strategico

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K metro 0 – Roma – L’ambasciatore dell’Azerbaigian Mammad Ahmadzada, chiede giustizia per la strage di allora e per l’ultima guerra con l’Armenia dello scorso novembre, e annuncia a Kmetro0 grandi progetti di rigenerazione sui territori colpiti, dalle smart cities ai poli turistici, con l’Italia fra i protagonisti della ricostruzione e sempre più partner strategico in campo economico. Delinea anche i rapporti di buon vicinato con l’Iran e le future relazioni con la Turchia, Russia e altre nazioni del Vecchio Continente, senza trascurare le relazioni con i paesi arabi. L’Azerbaigian, – ha affermato il diplomatico – “per la sua stessa collocazione geografica, si pone come un ponte tra Est e Ovest, e in questo contesto promuove i valori e il dialogo tra le civiltà.”

Intervista di Alessandro Luongo

Ricorre in questi giorni il 29° anniversario del massacro di Khojaly. Che significato assume questa data oggi?

La notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992 il mio paese ha vissuto una delle esperienze più drammatiche della nostra storia. In un momento in cui le nostre terre venivano occupate e saccheggiate, l’attacco delle forze dell’Armenia alla città di Khojaly, con l’uccisione di 613 civili, ha rappresentato il momento più tragico del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian. Oggi questa data si tinge di un significato ancora più profondo, perché dopo 44 giorni di Guerra Patriottica, terminata lo scorso novembre, l’Azerbaigian ha liberato le sue terre. Ciò nonostante, in quei 44 giorni l’Armenia ha nuovamente preso di mira civili di città fuori dal teatro degli scontri, causando la morte di più di 100 persone e il ferimento di altre 423. Questa è una conseguenza anche dell’impunità che fino ad oggi ha accompagnato gli autori del genocidio di Khojaly – perché di genocidio si è trattato in quella notte, e proprio per questo oggi chiediamo in modo ancora più insistente che sia fatta giustizia per gli eventi di allora.

Come accennato, l’Azerbaigian ha recentemente liberato molti suoi territori. Cosa diventerà questa zona?

Il nostro presidente, che supervisiona direttamente la ricostruzione dei territori liberati, ha affermato che “trasformeremo quest’area in un paradiso”. Queste parole infondono in ciascuno di noi un grande senso di orgoglio e di riconoscenza per tutti coloro che hanno lottato per la liberazione delle nostre terre. Finalmente, coloro che per circa 27 anni sono stati privati del diritto di tornare alle proprie case, come risultato di una vera pulizia etnica, potranno farvi ritorno. Sicuramente queste zone diventeranno degli importanti poli turistici, e degli esempi di smart cities e smart villages, con un’attenzione particolare all’energia verde; già si parla, infatti, di progetti logistici per garantire i trasporti aerei e su strada, e saranno ripristinati come culla della cultura azerbaigiana, nel rispetto di ogni patrimonio culturale e religioso. Shusha, una delle nostre perle più importanti, finalmente liberata, è stata nominata capitale della cultura azerbaigiana, e questo è un segnale dell’importanza che questi territori avranno per il paese.

Quindi al centro del contesto c’è il ritorno dei profughi alle proprie case e le prospettive di ricostruzione dell’area. Alla ricostruzione parteciperanno partner europei?

Il ritorno dei profughi – l’Azerbaigian a causa del conflitto ha contato oltre 1 milione di rifugiati e profughi interni, un numero elevato per un paese con circa 10 milioni di abitanti – è una priorità. Purtroppo l’Armenia ha vandalizzato totalmente le terre occupate, vi ha insediato illegalmente armeni provenienti da altri paesi e in queste aree ha distrutto e modificato le origini del patrimonio azerbaigiano storico-culturale. Il mio paese oggi è impegnato nella ricostruzione, per garantire un contesto di pace e benessere ai cittadini che vi torneranno. In questo processo sono impegnati paesi amici, tra cui spicca l’Italia, alla quale ci lega un rapporto di partenariato strategico e alcune aziende italiane hanno già firmato importanti progetti per la ricostruzione, e speriamo che il numero dei partner coinvolti andrà aumentando.

Avete fatto un gran lavoro grazie all’apparato bellico e diplomatico in tutta l’Europa, particolarmente in Italia. E’ dunque attivo un nuovo modello di comunicazione legato alle campagne miliari?

La ringrazio. Il lavoro fatto è stato molto, ma non è stato difficile, perché a guidarci è stato il racconto della verità. Per questo ne è risultato un messaggio compatto, perché quando si racconta la realtà delle situazioni, non può che esserci un messaggio univoco. Il nostro obiettivo è sempre stato far capire che l’Azerbaigian era il paese vittima, le cui terre erano state occupate e, come è stato dimostrato dopo la liberazione, vandalizzate, la cui popolazione era stata oggetto di pulizia etnica. Oggi il nostro scopo è far sapere che l’Azerbaigian ricostruirà i territori liberati nel pieno rispetto di tutte le identità culturali e religiose, un’attenzione che il mio paese, esempio di multiculturalismo e convivenza, ha sempre dimostrato.

Quali sono le relazioni dell’Azerbaigian con Turchia, Russia e i paesi europei? E quanto è cambiato il rapporto Azerbaigian – Russia?

Dall’indomani della riconquista della sua indipendenza, l’Azerbaigian ha scelto una politica estera centrata sulla difesa dei suoi interessi nazionali, nel buon vicinato e buoni rapporti con tutti i suoi interlocutori. Tra questi sicuramente la Turchia rappresenta non solo un partner strategico, ma un paese a cui ci unisce una grande amicizia. Abbiamo ottimi rapporti con la Russia, che è un nostro partner strategico, come evidente anche nel suo ruolo per pacificare la regione. L’Azerbaigian è legato al continente europeo tramite una serie di progetti strategici, e con 1/3 dei paesi dell’Ue abbiamo firmato accordi di partenariato strategico.

E con l’Iran?

Le relazioni azerbaigiano-iraniane si sviluppano in condizioni di buon vicinato. Negli ultimi anni i due paesi hanno ottenuto ottimi risultati in ambito politico, economico, dei trasporti e dell’energia.

In generale, come definirebbe i rapporti dell’Azerbaigian con i paesi arabi?

L’Azerbaigian attribuisce un’importanza determinante allo sviluppo delle relazioni con i paesi arabi. Relazioni che si stanno incrementando sia su base bilaterale sia all’interno di organizzazioni internazionali e regionali, inclusa l’Organizzazione per la cooperazione islamica. L’Azerbaigian inoltre, per la sua stessa collocazione geografica, si pone come un ponte tra Est e Ovest, e in questo contesto promuove i valori e il dialogo tra le civiltà.

Parliamo di economia e degli accordi con Italia e Europa. Ci sono concorrenti nel campo dell’energia (turchi, tedeschi…)? Quanto incide la fornitura di risorse energetiche nelle relazioni?

Parlando in maniera specifica dell’Italia, i rapporti tra i nostri paesi in tutti i settori sono ad un livello altissimo. Durante l’ultima visita di Stato del Presidente dell’Azerbaigian nel vostro paese è stato firmato un numero record di accordi, 28, inclusa la Dichiarazione congiunta sul rafforzamento del partenariato strategico multidimensionale, e anche numerose intese di natura economica. Nell’ambito delle relazioni economiche, a fare da apripista è stata sicuramente la fornitura energetica: l’Azerbaigian è il primo fornitore di greggio per l’Italia e nel 2020 ha trovato la sua conclusione il progetto del Corridoio meridionale del Gas, il cui ultimo tratto, il TAP, porterà gas all’Europa, passando proprio dall’Italia. Ma al di là della fornitura, importante, di risorse energetiche, i rapporti economici vanno differenziandosi, così come l’economia stessa del mio paese. Da sottolineare anche una presenza massiccia in Azerbaigian, e nei progetti del mio paese all’estero, delle società italiane, a cui, negli ultimi anni, sono stati aggiudicati contratti per un valore di circa 10 miliardi di euro. L’Azerbaigian guarda all’Italia per know how e prodotti, penso all’agroalimentare, settore in sviluppo nel mio paese, alla moda e al design, per citare i principali. Allo stesso modo siamo per esempio un fornitore di nocciole per l’Italia.

Ambasciatore a che punto è con la pandemia il suo paese?

L’ultimo anno ci ha visto fronteggiare una sfida globale, che non avremmo mai potuto immaginare. L’Azerbaigian ha reagito tempestivamente, e questo ci ha permesso di arginare i rischi, nonostante l’arrivo prepotente del virus anche nel nostro paese. Tra l’altro questo è stato un momento in cui sia noi abbiamo manifestato la nostra vicinanza all’Italia, durante i primi mesi di contagio nella penisola, e l’Italia ha inviato il suo sostegno e la sua esperienza nel nostro paese, quando il virus ha varcato i nostri confini. Grazie alle misure restrittive introdotte da parte delle autorità, oggi la situazione è tornata sotto controllo ed è stata avviata una campagna di vaccinazione di successo.

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