Bernabini: minorenni, lotta alla dipendenza dai social – Intervista

Bernabini: minorenni, lotta alla dipendenza dai social – Intervista

K metro 0 – Roma – Dopo i recenti e drammatici casi, dove alcuni bambini sono rimasti vittime presumibilmente per sfide estreme sul web, i mezzi di informazione hanno puntato i loro riflettori sul complesso rapporto tra i minori e la rete. Non è un caso, dunque, se Kmetro0, affronta il tema con un’intervista a

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K metro 0 – Roma – Dopo i recenti e drammatici casi, dove alcuni bambini sono rimasti vittime presumibilmente per sfide estreme sul web, i mezzi di informazione hanno puntato i loro riflettori sul complesso rapporto tra i minori e la rete. Non è un caso, dunque, se Kmetro0, affronta il tema con un’intervista a Olga Bernabini, per favorire una serie di riflessioni sull’argomento. La professoressa Bernabini è, in primis una mamma, una docente, laureata in lingue (spagnolo), anche un tutor Erickson per alunni dsa e un consulente per il Tribunale di Velletri.

Intervista di Elisabetta Nistri

D. Che cosa l’ha spinta ad occuparsi della “dipendenza dai social” che riguarda i giovani?

R. Purtroppo, potrei dire che il mio lavoro mi ha fatto scoprire questa realtà, ma ad onor del vero, studio questo fenomeno poiché nel mio caso, ho due figli ammaliati, risucchiati dal fenomeno Instagram, Tik Tok.

D. Quali sono state le sue azioni per arginare il fenomeno?

R. Come mamma ho anche staccato la spina del modem, disattivato il Wi-Fi, provato il canale della comunicazione, chiesto l’intervento di specialisti, ancora non abbiamo trovato una soluzione, la cura non è mai stata applicata. Non esistono ad oggi ancora strutture che si occupano di queste nuove forme di dipendenza. La dipendenza digitale è al pari della droga, solo che in forma digitale, ed è la peggiore. Come docente mi occupo anche di educazione civica e digitale, mostro loro dei video e cerco di agganciare sia i ragazzi che le loro famiglie, formandoli e informandoli sulla questione.

D. Ci può parlare più approfonditamente di questa proposta di legge e delle difficoltà che avete incontrato?

R. Dopo una vicenda davvero drammatica successa in famiglia, ho bussato alle porte prima del Parlamento, poi del Senato. Questo dapprima da sola, poi con l’amica Virginia Vandini, dell’Associazione “Il Valore del Femminile”. Attraverso questa associazione che mi ha sostenuto abbiamo costituito un tavolo tecnico in Senato con la Senatrice Anna Maria Parente. Siedono al tavolo, il mio penalista, Giovanni Colla, Elisabetta Nistri, presidente della Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo-Italia; la vice-presidente Elisabetta Scala del Moige, il reporter Sonni Olumati, la Polizia Postale, il dottor Vincenzo Di Piazza. Assieme e con non poca fatica, stiamo cercando di far arrivare questo disegno di Legge ad una Legge vera e propria per la tutela dei Minori. Le difficoltà come dicevo sono molteplici, in primis perché l’argomento “scotta”, gli interessi economici sono tanti, i cavilli burocratici e legali infiniti, le sedi di queste piattaforme si perdono nella cartina geografica…inoltre, ci dobbiamo rifare all’ Europa, e intanto passa il tempo e il mercato libero di droga, sesso, prostituzione, turpiloquio avanza, si rafforza e noi restiamo inermi davanti a spettacoli raccapriccianti e disgustosi. Per tale ragione, per il nostro vincolo europeo, questo Natale ho scritto una lettera-denuncia al presidente della Repubblica, allo Stato, ai vari Garanti, al Parlamento Europeo, ai giornali, alla tv. Sto cercando con tutte le mie forze di avere una legge a tutela dei minori. Disegno di Legge che ha scritto il mio avvocato penalista, Giovanni Colla.

D. Quali sono le cause principali che portano a questa forma di dipendenza?

R. Dai miei studi, dalle mie ricerche, dal problema vissuto in prima persona, posso asserire che finché ci saranno dei “mentalist” che studiano i metodi per carpire e sfruttare l’attenzione di questi ragazzini, che non hanno una struttura meta-cognitiva adatta a controbattere simili input, i nostri figli continueranno a sviluppare dipendenza. Vorrei dire che il COVID ha sì, peggiorato la situazione, facendo in modo che i giovani si chiudessero nella piazza virtuale, ma il problema ormai era già noto, e mai preso in considerazione seriamente. Sono annoiati, vivono sotto i riflettori che danno loro il protagonismo, la cosiddetta popolarità. Non ci sono semafori rossi nella piazza virtuale, non ci sono stop, tutto arriva senza essere mediato dall’adulto.

D. Cosa pensa della recente decisione del Garante riguardo alla limitazione di Tik Tok?

R. Penso che vorrei e avrei voluto parlare con il Garante, da madre, per mostrare una realtà raccapricciante che ancora oggi viene ignorata completamente! A casa nostra i nostri figli dobbiamo tutelarli noi! Non permettere alla politica della moneta di farlo! Tik Tok dice:” Ecco perché continuiamo a investire nelle persone, nei processi e nelle tecnologie che aiutano a mantenere la nostra comunità uno spazio sicuro per un’espressione positiva e creativa”??? Ma scherziamo? Di quale spazio sicuro stanno parlando? Mantenere video in cui le tredicenni sono più nude che vestite? Dove il turpiloquio, le sfide, le bestemmie, la droga vengono utilizzati come atteggiamenti, fatti del tutto normali? Dai 13 ai 16 anni non hanno raggiunto una maturità emotiva tale da poter vivere in uno spazio virtuale alla mercé della qualunque! I minorenni continuano a non essere tutelati! E sottolineo le famiglie oggi, non riescono da sole!

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