Antonio Segni, il Presidente mite dalla volontà di ferro

Antonio Segni, il Presidente mite dalla volontà di ferro

K metro 0 – Roma – Antonio Segni (1891-1972), Statista di respiro internazionale, aveva firmato con Gaetano Martino i due Trattati di Roma entrati in vigore il 1º gennaio 1958, che istituirono e disciplinarono, la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica . Venne eletto al Quirinale il 6 maggio 1962, con la

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K metro 0 – Roma – Antonio Segni (1891-1972), Statista di respiro internazionale, aveva firmato con Gaetano Martino i due Trattati di Roma entrati in vigore il 1º gennaio 1958, che istituirono e disciplinarono, la Comunità economica europea e la Comunità europea dell’energia atomica .

Venne eletto al Quirinale il 6 maggio 1962, con la fama del suo coerente impegno etico per l’affermazione di una giustizia sostanziale, che si traduceva in comportamenti di onestà esemplare e di personale disinteresse nell’esercizio di funzioni politiche (la riforma agraria era stata illuminante al riguardo), come di solidarietà verso le classi disagiate.

Rigoroso nel tener saldi i propri principi, era altrettanto rispettoso delle opinioni altrui, affidando alla ragionevolezza dei suoi discorsi la forza argomentativa del confronto con gli interlocutori politici di schieramenti avversi.

L’11 maggio 1962 giurò innanzi al Parlamento riunito in seduta comune e lesse il messaggio di insediamento, ricordando i valori della libertà, della giustizia e dell’indipendenza per i quali si erano immolati i protagonisti del Risorgimento e della Resistenza (menzionata in ideale continuità col primo, quale “secondo Risorgimento”).

L’Europa avrebbe potuto più efficacemente adempiere al dovere delle Nazioni più progredite, di prestare il necessario aiuto a quelle che solo recentemente si erano affacciate alla libertà, per consolidarne, unitamente alla conseguita indipendenza, il progresso spirituale e materiale.

Il Capo dello Stato, in una cornice di maggiore benessere economico e di minori sperequazioni sociali, si soffermò ad evidenziare l’importanza della sicurezza sociale, del diritto al lavoro ed all’istruzione, per “perseguire effettivamente l’eguaglianza nei punti di partenza dei cittadini”.

Il fine giurista non poteva tralasciare una conclusiva riflessione nel rapporto tra diritto ed etica, per cui osservò che l’attività di coloro che erano preposti ai pubblici poteri, doveva ispirarsi a “la sanità del costume pubblico e privato, lo spirito di morale fortezza e il senso di equanime giustizia”.

Il 1963 fu denso di tragici avvenimenti di portata nazionale, quali la tragedia del Vajont (Pordenone) il 9 e 10 ottobre, ed internazionale, quali la scomparsa di papa Giovanni XXIII il 3 giugno e l’assassinio del presidente americano Kennedy il 22 novembre.

A livello istituzionale, alla politica di “astensione” dei socialisti, subentrò il loro ingresso ufficiale nel Governo, presieduto da Moro, il 5 dicembre 1963.

Il 1964 fu l’ultimo della breve e travagliata presidenza, quando Segni rivelò di essere assai preoccupato per le conseguenze che la crisi economica avrebbe potuto produrre, in termini di destabilizzazione sociale.

Nelle more, aveva suscitato viva apprensione il fatto che il Capo dello Stato avesse ritenuto di consultare, oltre ai rappresentanti delle forze politiche, il gen. De Lorenzo, Capo del Sifar ed il gen. Aloia, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, per sapere se, in caso di ricorso anticipato alle urne, vi sarebbero stati dei pericoli per l’ordine pubblico, ricevendone ampie assicurazioni sull’inesistenza di qualsivoglia rischio di tumulti di piazza, in grado di mettere a repentaglio le istituzioni democratiche.

Segni – lo avrebbe ricordato in seguito il presidente del Consiglio Andreotti, commemorandolo nel 1991(centenario dalla nascita)– aveva avuto la preoccupazione costante delle minacce incombenti dall’Est comunista ed aveva invitato, conseguentemente, a curare le Forze Armate convenzionali, per scongiurare i rischi di una difesa atomica, prendendo a cuore il correlato aspetto dell’ effettiva capacità dei Carabinieri a mantenere l’ ordine interno, dietro le linee di un’eventuale resistenza militare avverso aggressioni esterne.

Queste erano state le sue angosce, ma – tenne a precisare l’on. Andreotti – non andava dimenticato che la commistione tra comunismo interno ed internazionale “non era allora fantasiosa”.

Il 7 agosto, nel pieno di un’estate densa di emozioni per l’anziano Statista, aveva termine de facto, seppure non ancora de jure, il mandato di Segni , che –secondo allo scarno comunicato emesso dalla Presidenza della Repubblica- era stato improvvisamente colpito da “ disturbi circolatori cerebrali”.

Giovani Leone, da Capo dello Stato, volle ricordarlo nella circostanza dello scoprimento di un busto in onore dello scomparso,: “Nella personalità di Antonio Segni– disse- confluivano il rigore morale della sua coscienza di credente, la linearità di pensiero e azione del finissimo giurista, il vigore del suo carattere sardo, tutto ciò fuso ed armonizzato dalla consapevolezza che ogni servizio reso alla vita pubblica, deve essere illuminato esclusivamente dal senso del dovere”.

In una fase di crisi valoriale come questa, che innanzi alla tragedia del Coronavirus coinvolge l’idea stessa di Europa, crediamo che non sarebbe opera vana dare giusta luce al ruolo di Segni come europeista convinto, come lungimirante fautore del moderno sviluppo dell’agricoltura, come sostenitore appassionato della solidarietà internazionale, come postulatore di un pluralismo sociale vivificato dall’allargamento del ceto medio, come – ma anzi prima di tutto- integerrimo servitore dello Stato, alieno da ogni personale, egoistico interesse.

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