Kuwait e Italia a 30 anni dalla fine della guerra del Golfo

Kuwait e Italia a 30 anni dalla fine della guerra del Golfo

K metro 0 – Roma – Trent’anni fa, fra gennaio e febbraio del 1991, la Guerra del Golfo vedeva la sua fine con la liberazione del Kuwait, stato di cui in pochi avevano sentito parlare in precedenza. Non è un caso, quindi, se ho incontrato l’ambasciatore del Kuwait in Italia, Sheikh Azzam Mubarak Sabah al

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K metro 0 – Roma – Trent’anni fa, fra gennaio e febbraio del 1991, la Guerra del Golfo vedeva la sua fine con la liberazione del Kuwait, stato di cui in pochi avevano sentito parlare in precedenza. Non è un caso, quindi, se ho incontrato l’ambasciatore del Kuwait in Italia, Sheikh Azzam Mubarak Sabah al Sabah per uno scambio di vedute sui rapporti bilaterali tra Kuwait e Italia, sul ruolo importante del piccolo emirato nella complessa situazione del Golfo Persico e sulle prospettive per il Medio Oriente con l’amministrazione Biden.

Tra Roma e Kuwait City ci sono stretti contatti di reciproca fiducia e interesse.

Il ministro della Difesa Guerini è stato in Kuwait a settembre scorso e ha condotto una serie di visite, tra cui una presso la base aerea Al Salem. A proposito della sua permanenza in Kuwait, il ministro ha scritto un post su Twitter, in cui affermava: “Da anni Italia e Kuwait fianco a fianco nel contrasto all’ISIS e per stabilità regionale. Ribadita al primo ministro Al-Sabah e al ministro degli Esteri soddisfazione per la nostra amicizia e per la collaborazione in ambito di Difesa”. Il ministro Guerini si è impegno a rafforzare ulteriormente il rapporto con Paese del Golfo e anche la collaborazione nel settore della Difesa, nell’immediato futuro“.

Sempre lo scorso anno, nei giorni che precedevano il Santo Natale il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, ha visitato, il contingente italiano schierato in Kuwait.

Il Generale Vecciarelli ha incontrato a Kuwait City il corrispettivo, Capo di Stato Maggiore della Difesa kuwaitiano, il Generale Khaled Saleh Al-Sabah e ha incontrato presso la base aerea di Alì Al Salem una rappresentanza del personale militare italiano schierato in Kuwait nell’ambito dell’Operazione Internazionale Inherent Resolve.

Nel corso della visita, il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha dichiarato: “Io sono venuto per dirvi grazie perché so che cosa significa passare un Natale lontano da casa, lontano dagli affetti più cari. Voglio dirvi che questo vostro sacrificio non è vano. Abbiate coscienza che quello che state facendo ha un grande valore per tutto il Paese. Noi siamo degli ambasciatori sul campo, quelli che con le relazioni fra gli uomini portano avanti i valori che stanno a cuore a tutti gli Italiani, quelli della libertà, della democrazia, della pace e della stabilità nel mondo.”

Infine prima di passare all’intervista, bisogna ricordare che anche la nostra industria della difesa e in particolare Leonardo, ha un’importante relazione commerciale con il Kuwait. Negli scorsi anni è stato firmato un contratto per la vendita di 28 Eurofighter. Questo è avvenuto al termine di un’approfondita fase di valutazione estesa ad altri velivoli della stessa categoria e, come già indicato, si è inserito in un’ampia e consolidata partnership tra i Ministeri della Difesa italiano e del Paese del Golfo.

D. Ambasciatore, qual è il ruolo svolto dal Kuwait nel processo di riconciliazione nel Golfo tra Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e, soprattutto, Qatar?

R. Premesso che il mio Paese è da sempre favorevole al mantenimento della pace e del dialogo, della stabilità e sicurezza reciproca di tutti i Paesi del Golfo, il Kuwait in questa vicenda ha svolto un importante ruolo di mediazione nella regione. Non siamo stati i soli, tanti Paesi si sono impegnati in questo, anche gli Stati Uniti; la dirigenza saudita, in particolare, ha ammorbidito le sue posizioni, comprendendo che ci sono tanti punti – e interessi vitali – in comune, tra loro, noi e gli altri Paesi del Golfo, che ci spingono a cercare sempre di raggiungere un accordo. Diciamo che la relazione tra il Qatar, l’Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo è tornata alla normalità. Questo, anche perché sta lavorando bene il Consiglio di Cooperazione del Golfo (l’Organizzazione, nata nel 1981 su impulso del Kuwait e l’Arabia Saudita, con scopi d’integrazione economica, militare, politica e sociale tra i sei Stati della Penisola arabica).

D. Il Kuwait non è preoccupato, invece, per la ripresa del programma nucleare iraniano, dopo l’empasse dell’accordo internazionale del 2015 che lo limitava fortemente?

R. Il Kuwait non era per nulla contrario all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, e ha sempre giocato un ruolo attivo di mediatore tra Occidente, Unione Europea, USA e Iran: già quando, anni fa, ero ambasciatore in Bahrein, mi adoperai per questo. In una situazione che presenta analogie con quella che, in Estremo Oriente, vede contrapporsi Corea del Nord, altra aspirante potenza nucleare, USA e Paesi limitrofi: tra i quali il Giappone, che da anni, cerca di mediare con i nordcoreani, proprio come fa il Kuwait nella regione con gli iraniani. Ora speriamo che anche altri Paesi arabi partecipino a questo sforzo di mediazione.

D. Nel complesso gioco mediorientale, inoltre, è stato molto importante l’avvio, l’estate scorsa, di ufficiali relazioni diplomatiche tra Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Israele (il grande successo del Presidente Trump con l’accordo di Abramo). Come vede il Kuwait questa svolta?

R. Il Kuwait non ha rapporti diplomatici con Israele. Però non può che guardare con favore a tutte quelle iniziative che possono realmente stemperare la tensione sia nella Penisola arabica sia in tutto il Medio Oriente, anche creando un clima diverso con Tel Aviv. Al contempo voglio ricordare che il Kuwait ha sempre partecipato con impegno ai programmi di aiuto ai palestinesi dell’ONU, anche quando altri Paesi arabi avevano smesso di farlo; e continua tuttora a partecipare.

D. Kuwait-Cina: che relazioni avete con questo gigante asiatico, che da decenni ha avviato progetti di cooperazione tecnologica e una forte penetrazione economica in vari Paesi del Golfo?

R. Rapporti costruttivi: ricordo che, nel 2018, l’allora emiro del Kuwait, S.A. Sabāḥ al-Aḥmad al-Jāber Āl Ṣabāḥ (scomparso poi a settembre 2020) si recò in Cina, con una delegazione di alto livello, per concludere ufficialmente accordi bilaterali di cooperazione economica. Accordi relativi, soprattutto, allo sviluppo della nuova “Via della seta” e che noi e la Cina siamo interessati a far transitare anche nella Penisola arabica (come del resto fu già nell’antichità).

D. Cosa può dirci, invece, dello sviluppo, nel vostro Paese, dei diritti della donna a oltre 15 anni dalla Conferenza internazionale di Sana’a su democrazia e diritti umani (2004)?
R. E’ uno sviluppo pienamente in corso nel nostro Paese. Ricordo che sin dal 2005, in Kuwait abbiamo iniziato a riconoscere completamente il diritto delle donne ad accedere anche a tutti gli incarichi pubblici di rilievo, dal governo alla Pubblica amministrazione e alla magistratura, sino ai più alti livelli della carriera diplomatica.

D. In conclusione, come definirebbe oggi i rapporti Kuwait – Italia e che prospettive ci sono per nuovi possibili accordi bilaterali?

R. I rapporti tra i due Paesi sono ottimi, e ringrazio l’Italia per le posizioni tenute durante l’invasione irachena del 1990 del nostro Paese, e per aver partecipato attivamente, nel 1991, alla sua liberazione. La cooperazione con il vostro paese è proseguita anche in campo sanitario con un nostro importante contributo finanziario alla lotta contro il Covid-19; mentre già nel 2005 i nostri Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione in campo tecnologico, scientifico, informatico e culturale, entrato in vigore nel 2012. Al momento c’è anche un accordo privato tra imprenditoria kuwaitiana e italiana (da qui, tra l’altro, la partecipazione italiana all’importante Expo tenutosi in Kuwait nel febbraio 2020). Poi, è prevista agli inizi del prossimo febbraio una visita nella regione del ministro degli Esteri italiano. Auspichiamo che l’Italia partecipi (ad esempio nello sviluppo di commercio ed energie rinnovabili) al programma “Kuwait Vision 2035”: un grande progetto di crescita, e, soprattutto, diversificazione, dell’economia nazionale, soprattutto nei settori dei servizi pubblici, infrastrutture, “green economy” e assistenza sanitaria. Abbiamo, infine, attraverso Leonardo, importanti rapporti di cooperazione nella formazione professionale nel settore aeronautico. Non dimentichiamo poi lo sviluppo della cooperazione culturale tra i nostri Paesi; vorrei infine incoraggiare gli studenti kuwaitiani a venire a studiare qui in Italia, e quelli italiani a fare altrettanto nel nostro Paese.

L’ambasciatore ha terminato ringraziando ancora una volta l’Italia per la posizione presa a suo tempo contro Saddam Hussein e nel merito dell’attuale possibile crisi di governo in Italia, Al Sabah ha dichiarato che, a suo parere, “fa parte dei normali meccanismi di funzionamento dei sistemi democratici. Si tratta di un processo interno di una nazione, che sicuramente nasce da motivi ben precisi. Mi auguro, comunque, che da questi cambiamenti le democrazie escano senz’altro rafforzate”.

Generale Giuseppe Morabito

Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation

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