La chiesa statunitense lacerata dall’assedio al Congresso

La chiesa statunitense lacerata dall’assedio al Congresso

K metro 0 – Roma – “Rivolgo un saluto affettuoso al popolo degli Stati Uniti d’America, scosso dal recente assedio al Congresso. Prego per coloro che hanno perso la vita, cinque. L’hanno persa in quei drammatici momenti. Ribadisco che la violenza è autodistruttiva sempre. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”. Con

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K metro 0 – Roma – “Rivolgo un saluto affettuoso al popolo degli Stati Uniti d’America, scosso dal recente assedio al Congresso. Prego per coloro che hanno perso la vita, cinque. L’hanno persa in quei drammatici momenti. Ribadisco che la violenza è autodistruttiva sempre. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde”.

Con queste parole, al termine della recita dell’Angelus di domenica scorsa, Papa Francesco ha rivolto il suo accorato messaggio al popolo americano, esortando tutti al senso di responsabilità, all’impegno per la riconciliazione e alla tutela dei valori democratici.

C’è chi ha colto in queste parole del Papa anche un richiamo al mondo cristiano e soprattutto cattolico americano, parte del quale solidarizza con Trump.

All’indomani dei drammatici eventi di Washington, la condanna dei vescovi è ferma: questi “non sono i nostri valori”. Così si sono espressi monsignor Jose’ Horacio Gomez, presidente della Conferenza episcopale americana, il cardinale Daniel Gregory Wilton, arcivescovo dì Washington e Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago.

Anche l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha condannato l’evento e ha parlato di “Democrazia ferita” e la Civiltà Cattolica ha sottolineato “il ruolo dell’odio nella politica”, che non è solo una questione americana.

Se è vero che i vescovi hanno stigmatizzato l’assedio al Congresso, non è passato inosservato il silenzio del cardinale Timothy Dolan, l’arcivescovo di New York, che lo scorso anno aveva offerto la preghiera d’apertura alla Convention repubblicana.

Dolan, uno dei porporati più accreditati per essere eletto papa nel conclave del 2013, aveva elogiato Trump per il sostegno alla Chiesa cattolica nella lotta all’aborto, per la tutela della libertà religiosa e il diritto alla scelta scolastica.

Oltre al cardinale Dolan, altri vescovi avevano dichiarato pubblicamente il proprio apprezzamento all’Amministrazione Trump, per il blocco dei finanziamenti federali alle ong favorevoli all’aborto, elogio espresso in due documenti a firma dell’arcivescovo Joseph Naumann.

L’accusa più marcata al sostegno dei cattolici a Trump viene dai gesuiti americani, che chiedono agli uomini di Chiesa di farsi un esame di coscienza. Se ne fa carico padre James Martin, che esorta i leader cristiani del suo Paese a riconoscere la loro parte di responsabilità in quanto accaduto al Congresso.

Quando si definiscono le elezioni come una lotta tra “il bene e il male”, si diffamano i candidati e si dichiara che votare per Biden è un “peccato mortale”, si avalla moralmente l’attacco al Campidoglio.

Il riferimento è all’ala conservatrice del cattolicesimo, che ha sempre sostenuto Trump, che vede in monsignor Carlo Maria Vigano’, già nunzio a Washington, il proprio punto di riferimento.

In un’intervista a Steve Bannon tre giorni prima dell’assalto al Congresso, Vigano’ ha dichiarato: “ A quanti combatteranno con coraggio per difendere i diritti di Dio, della Patria e della famiglia, il Signore assicura la Sua protezione”.

Padre Martin ha inoltre messo in evidenza come monsignor Jose’ H. Gomez, nel suo intervento di condanna dei fatti di Washington, non abbia mai menzionato Trump.

Il mondo cattolico che si oppone a Biden, lo accusa di tradire l’insegnamento cattolico riguardo la vita nel suo nascere. Tra questi il cardinale Raymond Leo Burke, che ha dichiarato recentemente che “nessun cattolico devoto può mai votare per un politico pro-scelta”, riferendosi alla libertà di scelta della donna riguardo all’aborto.

Tra gli oppositori di Biden anche il sacerdote-blogger John Zuhlsdorf, che il 6 gennaio ha fatto un esorcismo contro le frodi elettorali, che secondo lui Biden avrebbe favorito.

Per il settimanale “Panorama” in edicola questa settimana, la nomina del cardinale Kevin Farrell a presidente della Commissione di materie riservate, avvenuta nel settembre 2020, serve a Papa Francesco per “recuperare i rapporti con ‘deep state’ e ‘deep Church’ statunitensi.

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