Il Torino film festival si trasferisce dalle sale al computer

Il Torino film festival si trasferisce dalle sale al computer

K metro 0 – Torino – L’alternativa era la resa seppure giustificata, l’annullamento, la cancellazione. Il niente. Ma la scelta è caduta sul meglio di niente. E così perplessità e scetticismo che ancora percorrono molti addetti ai lavori, e che avevano lambito in forme più o meno accentuate anche i vertici del Museo del cinema,

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K metro 0 – Torino – L’alternativa era la resa seppure giustificata, l’annullamento, la cancellazione. Il niente. Ma la scelta è caduta sul meglio di niente. E così perplessità e scetticismo che ancora percorrono molti addetti ai lavori, e che avevano lambito in forme più o meno accentuate anche i vertici del Museo del cinema, ora cedono il passo all’accettazione di una causa di forza maggiore: la 38esima edizione del Torino film festival (20-28 novembre) si può fare. Ma solo attraverso la televisione in tutti i suoi formati, telefono compreso. E in solitudine, ciascuno in casa propria davanti a un teleschermo. Tutto il contrario di un festival di cinema, e del cinema stesso.

Da Cannes, annullata nel maggio scorso, e da Venezia, che si è svolta con tutte le precauzioni del caso, era stato detto che il loro festival in formato online non avrebbe avuto alcun senso. E dunque in forma virtuale non lo avrebbe fatto. Ma Torino, a libera convinzione per fortuna o per avverso destino, non è né Cannes né Venezia. E allora si può, si deve fare. E se la scelta di Venezia è stata un atto di lucidissimo coraggio, lo è forse altrettanto quella di Torino. Perché non è facile decisione quella di snaturare un festival come questo con le sue peculiarità più uniche che rare che tutti ben conoscono, trasferendolo al solitario consumo del piccolo e piccolissimo schermo. Eppure, alla fine è stata la scelta migliore. Proprio per non arrendersi, per non cedere del tutto alla subdola aggressività del virus che ci vuole immobili, inerti, privi interessi e di forza di reagire.

In queste condizioni il direttore Stefano Francia di Celle, alla sua prima volta, sostenuto dal presidente del Museo del cinema Enzo Ghigo e dal direttore Domenico De Gaetano, ha preparato un programma capace di suscitare grande interesse e stimolanti curiosità. A cominciare dai film in concorso, dodici, tranne uno tutti opere prime, un po’ di Europa, e poi Brasile, Messico, Iran, fino a una rarità dalla Nigeria. Tra i concorrenti anche un italiano, Regina, di Alessandro Grande, una quindicenne che sogna di diventare cantante, sostenuta dal padre che ha abbandonato la carriera musicale dopo la scomparsa della madre dell’adolescente. Opere prime, dunque, e possibili scoperte di nuovi talenti del cinema, come del resto è sempre accaduto con il Torino film festival, tra vincitori e semplici concorrenti con opere che purtroppo le leggi del mercato condannano all’oblio. Drammi e commedie più o meno amare, disagi giovanili, disillusioni, amori che passano, il coraggio di affrontare la vita che verrà nonostante tutto: nei film si ritrovano le tematiche che percorrono il mondo dei giovani nei diversi angoli del mondo. E poi i film lunghi, i cortometraggi e i documentari delle altre sezioni, complessivamente 133 titoli. Fuori concorso, da segnalare un paio di titoli,, come Il buco in testa, del veterano napoletano Antonio Capuano; Calibro 9, di Toni D’Angelo, con Ksenia Rappoport e Alessio Boni; Une soupcon d’amour, del maestro francese Paul Vecchiali; Billie, che racconta il cantante Billie Holiday. E ancora, Zona Franca, di Steve Della Casa, su Franca Valeri; Nuovo cinema paralitico, di Davide Ferrario, amaro viaggio nelle periferie e borghi d’Italia stravolti da una maldestra modernità. Non manca la sezione del cinema dell’orrore e del mistero che il festival dedica all’enigmatica e misteriosa figura di Gustavo Adolfo Rol, che fu grande amico di Federico Fellini, suo estimatore e abituale frequentatore delle sue sedute: nel programma gli appassionati del genere possono trovare nuovi spunti per i loro incubi.

Quanto a qualità e a ventaglio di proposte dunque il festival che si tiene via computer non ha rinunciato a niente, fatta eccezione per alcune anteprime di film già destinati alle sale per ragioni di diritti streaming.

Sul piano della ricerca della “correttezza” sociopolitica, il direttore Stefano Francia ha portato la questione alle estreme conseguenze. E allora, ecco il numero di registi equamente diviso tra uomini e donne, non uno o una di meno, né di più. Perfettamente uguali. Ed ecco, ancora, la giuria: cinque componenti, tutte donne, senza un presidente, pardon una presidentessa, che guidi i lavori. Troppa grazia, forse, anche perché una questione così seria in questo modo può anche diventare comica, sperando che non salti fuori qualcuno con l’accusa che in giuria non c’è neanche un uomo!

E peraltro si può perfino pensare ad esclusioni ed inclusioni proprio in base al genere, con una sorta di eterogenesi dei fini. Ma di che meravigliarsi: il festival di Berlino ha eliminato i due premi distinti tra miglior attore e migliore attrice, e ne rimane uno solo; in America i film per concorrere agli Oscar dovranno avere quote millimetriche di attori appartenenti alle diverse etnie, per non dire razze, che non sta bene. Quindi Torino sul versante parità di genere è in linea, se non addirittura ancora un po’ indietro! Comunque, se la parità uomo-donna e nero-bianco è tutta qui, ben vengano esclusioni ed inclusioni proprio in base al genere, ci sarà chi potrà dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Paradossi, certo, ma fino a un certo punto.

Naturalmente il Torino film festival in formato online ha dovuto rinunciare agli ospiti. E così conferenze stampa e incontri si terranno a distanza e alcuni anche preregistrati. Gli appassionati comunque potranno fruire delle lezioni di cinema di due grandi maestri universalmente riconosciuti, il russo Alexandr Sokurov, e l’iraniano Mohsen Makhmalbaf, mentre Isabella Rossellini, che richiama a un grande cinema del presente e del passato, riceverà il Premio Stella della Mole, prima edizione di una sorta di omaggio alla carriera, una stella a dodici punte come quella che domina dall’alto del monumento torinese, che è il nuovo logo del Torino film festival.

Nella forzosa cancellazione del festival in presenza nelle sale c’è comunque una consolazione: Nanni Moretti si è offerto di proiettare nel suo cinema Sacher di Roma una selezione dei film, e anche a Torino c’è l’idea di riproporre una parte del festival in qualche cinema della città. Naturalmente quando questo sarà possibile.

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