Bulgaria, allarme diritti umani: nell’est si usa la pandemia contro i rom

Bulgaria, allarme diritti umani: nell’est si usa la pandemia contro i rom

K metro 0 – Sofia – In Bulgaria, attivisti ed esperti per i diritti umani affermano che i funzionari locali di diversi paesi con una significativa popolazione Rom hanno utilizzato la pandemia per prendere di mira illegalmente il gruppo di minoranza. Con la ripresa dei casi COVID-19 in tutto il continente, alcuni esperti temono che

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K metro 0 – Sofia – In Bulgaria, attivisti ed esperti per i diritti umani affermano che i funzionari locali di diversi paesi con una significativa popolazione Rom hanno utilizzato la pandemia per prendere di mira illegalmente il gruppo di minoranza. Con la ripresa dei casi COVID-19 in tutto il continente, alcuni esperti temono che la repressione tornerà. In Slovacchia, i loro villaggi erano gli unici in cui l’esercito effettuava test per il covid-19. Inoltre, in tutta l’Europa centrale e orientale, sono aumentate le segnalazioni che riguardano l’uso della forza da parte della polizia contro i Rom.

AP riporta il racconto di Azime Ali Topchu, 48 anni, che ha descritto la chiusura forzata del suo villaggio a Burgas, sulla costa bulgara del Mar Nero, abbia reso la vita della sua famiglia davvero triste. “Era difficile, racconta, poter andare a lavoro, bisognava compilare i documenti in modo da poter passare attraverso i controlli della polizia”.

Anche altri villaggi rom, a Yambol, Kyustendil e altrove in Bulgaria, sono stati inondati di migliaia di litri di disinfettante da elicotteri o aerei solitamente usati per fertilizzare, secondo quanto riferiscono le autorità locali e gli attivisti rom bulgari.

Molti paesi europei non tengono traccia dei casi di coronavirus tra i rom, ma i funzionari slovacchi hanno riferito alla fine dell’estate che c’erano stati 179 casi nei distretti rom, su una popolazione di oltre 500.000.

A maggio, due sostenitori dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno emesso una lettera aperta chiedendo al governo bulgaro di sospendere le operazioni di polizia legate alla pandemia nei quartieri rom e di fermare l’incitamento all’odio contro il gruppo dopo che un leader del partito nazionalista ha descritto le comunità come “nidi di infezione.”

Anche i funzionari di altri paesi europei hanno preso di mira i rom: un sindaco nel nord della Moldova ha accusato le loro comunità di diffondere il virus, mentre un funzionario cittadino ucraino ha incaricato la polizia di sfrattare tutti i rom dalla città. Questo non si limita all’Europa dell’Est: il sindaco di un villaggio fuori Parigi ha invitato i residenti a contattare il governo francese non appena vedessero circolare una carovana, riferendosi ai rom.

In un recente rapporto, il Centro europeo per i diritti dei Rom ha documentato 20 casi di quella che ha definito forza sproporzionata da parte della polizia contro i Rom negli ultimi cinque paesi, rilevando che era un numero insolitamente alto.

Juraj Jando, che lavora anche per l’ufficio del difensore dei diritti, ha affermato che nonostante questa dimostrazione di forza, il governo non è riuscito ad aiutare le comunità a combattere in modo significativo il virus. Ad esempio, le persone che sono entrate in contatto con qualcuno che era stato infettato e volevano rimanere in una struttura di isolamento gestita dal governo, dovevano pagare 13 euro al giorno per coprire le loro spese. Le autorità spesso sono state anche veloci nell’ isolare interi quartieri rom anche quando il numero di casi era al di sotto della soglia che avevano fissato.

Intanto, Petar Lazarov, portavoce del ministero dell’Interno slovacco, ha affermato che tutte le azioni intraprese sono conformi alle leggi sulla salute pubblica del paese.

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