Nato: Mascherina, proteggersi da cosa? quale sarà il prossimo virus?

Nato: Mascherina, proteggersi da cosa? quale sarà il prossimo virus?

K metro 0 – Roma – Alcuni analisti hanno recentemente espresso la loro preoccupazione che per un insieme di errori di calcolo, opportunità e crescente pressione su Mosca, potessero crearsi le condizioni per un’altra guerra, in un’Europa paralizzata dal coronavirus (vedasi agosto 2008 in Georgia). Nulla avviene, per il momento, ma bisognerebbe iniziare o continuare

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K metro 0 – Roma – Alcuni analisti hanno recentemente espresso la loro preoccupazione che per un insieme di errori di calcolo, opportunità e crescente pressione su Mosca, potessero crearsi le condizioni per un’altra guerra, in un’Europa paralizzata dal coronavirus (vedasi agosto 2008 in Georgia). Nulla avviene, per il momento, ma bisognerebbe iniziare o continuare a riflettere su tre argomenti: difesa europea, futuro in Afghanistan ed espansionismo della Cina.

La difesa europea

La preoccupazione è data dalla decisione del Presidente Trump di ritirare circa 12.000 soldati Usa dalla Germania. Una scelta che ha fatto giungere un chiaro messaggio sia agli amici sia ai potenziali nemici. Il Segretario americano alla Difesa Mark Esper, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno semplicemente “seguendo il nostro confine est, dove sono i nuovi alleati”.

Al momento, la Polonia ha accettato di finanziare il quartier generale del V Corpo dell’esercito americano, le infrastrutture e la logistica necessarie per una base di 4.500 soldati e di ulteriori 1.000 truppe rotazionali. Esper ha dichiarato che l’accordo Usa-Polonia “aumenterà la nostra deterrenza contro la Russia, rafforzerà la NATO, rassicurerà i nostri alleati e la nostra presenza proiettata in Polonia sul nostro fianco orientale, migliorerà la nostra flessibilità strategica e operativa”. Non è chiaro se l’obiettivo sia davvero rafforzare la deterrenza verso Mosca, spostando la gravitazione. In altre parole, ci si chiede se Trump stia strumentalizzando la questione, come leva di negoziazione con la Cancelliera Merkel. Il “messaggio” di Washington alla Germania è evidente: se quest’ultima e altri europei non riescono a spendere abbastanza per la propria difesa, perché la difesa dell’Europa dovrebbe essere a spese degli americani? La “mascherina di protezione” americana per l’Europa costa almeno il 2% del PIL nella Difesa dei singoli paesi. In tempo di restrizioni economiche, sarà difficile far accettare questo all’opinione pubblica europea. Ma non si deve far passare inascoltato il: “Portiamo i nostri ragazzi a casa”, frase ripetuta da Trump, che piace al suo elettorato repubblicano anche in chiave afghana.

Afghanistan

Molti correttamente sostengono che le basi per una “NATO globale” e meno legata al suo elemento di “Alleanza Difensiva” siano state stabilite da tempo: da più di un decennio, l’alleanza opera in Afghanistan, dove guida la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF).

In tale contesto, ha enorme rilevanza l’imminente avvio dei colloqui di pace tra il governo afghano e talebani, dopo che gli insorti hanno dichiarato di essere pronti a sedersi intorno ad un tavolo, a condizione della promessa liberazione di un gruppo di combattenti. Il destino di circa 400 prigionieri talebani, che è stato un ostacolo cruciale ai colloqui tra le parti, ora è definito e il problema risolto. Shaheen ha fatto sapere che il primo round di colloqui si terrà a Doha, in Qatar, dove l’anno scorso è avvenuto un accordo tra Stati Uniti e talebani. Lo scambio di prigionieri è stato una parte fondamentale dell’accordo firmato dai talebani e dagli Stati Uniti a febbraio, quando Washington ha accettato di iniziare a ritirare le sue truppe dall’Afghanistan in cambio dell’impegno degli insorti di tenere colloqui di pace con il governo a Kabul. Se i colloqui avranno buon esito e porranno fine al conflitto ultradecennale, costato decine di migliaia di vite, anche i più scettici ammetteranno la possibilità di un giustificato ritiro delle unità NATO impegnate nella missione ISAF. Un ritiro, già in parte iniziato, che sarà sicuramente “targato Trump” e utilizzato a novembre prossimo nella campagna elettorale presidenziale. La “mascherina modello ISAF” contro i terroristi talebani forse non si dovrà più indossare!

La Cina

L’atteggiamento di tipo espansionistico di Pechino e il conseguente stimolo a maggiore attenzione dell’amministrazione Trump, stanno generando un cambiamento nel pensiero militare globale. La Nato si sta lentamente avvicinando a considerare la Cina come il vero concorrente militare. La spinta dell’amministrazione Trump fa in modo che la NATO ricalibri le sue priorità. Ci stiamo gradualmente muovendo verso una NATO più globale con interessi che si estendono oltre la sua area di responsabilità (AoR) classica – l’Europa, che ora vede la crisi sulla sua capacità di difesa – nella regione indo-pacifica.
Le forze navali della NATO sono state tra le prime a combattere i pirati attraverso l’operazione OCEAN SHIELD lungo la costa dell’Africa orientale nel 2008. Con il passare degli anni non sono venute meno le missioni di addestramento militare e le attività accademiche che sono state un elemento comune del coinvolgimento della NATO in Medio Oriente. L’Alleanza continua, nonostante le diverse vedute interne e la posizione non chiara della Turchia su questo specifico aspetto, unita a rispondere anche al terrorismo, alle minacce informatiche e alla disinformazione. Inoltre, gode di partnership speciali (di natura consultiva) con Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Giappone e Mongolia.

Tuttavia, l’ascesa militare ed economica della Cina comunista, con il suo progetto della Belt and Road Initiative (BRI) e il crescente appetito negli oceani Indiano e Pacifico evidenziati dagli attentati alle democrazie di Hong Kong, adesso, e Taiwan, minacciata in un futuro purtroppo prossimo, hanno portato Pechino in netta opposizione con Washington.

In particolare, con Taiwan la Cina sta provando a trasformare la democrazia presente in un’altra Hong Kong. Questo è l’allarme del ministro degli Esteri di Taipei Joseph Wu, lanciato nell’incontro avuto con il segretario alla Salute americano Alex Azar.

Di queste ore la notizia che proprio in concomitanza con la visita di Azar, dei cacciabombardieri cinesi hanno varcato la linea meridiana dello Stretto di Taiwan per rimarcare il monito di Pechino contro la visita.

L’arroganza di Pechino potrebbe far si che la NATO debba giocare un ruolo più importante negli affari eurasiatici, il che significa prendere una posizione più dura nei confronti della Cina attraverso lo sviluppo di una nuova visione per il suo vecchio modello euro-atlantico-centrico. Questa evoluzione nel pensiero si riflette nella dichiarazione congiunta dei leader della NATO: “Abbiamo riconosciuto che la crescente influenza della Cina così come il suo coinvolgimento nelle politiche internazionali presentano sia opportunità, sia sfide che dobbiamo affrontare insieme come Alleanza”.

Le ragioni di questo cambiamento trovano fondamento nel costatare che il budget ufficiale cinese per la difesa di 260 miliardi di dollari potrebbe mascherare un potere d’acquisto molto maggiore, raggiungendo potenzialmente fino al 70% del budget della difesa Usa. La cooperazione militare della Cina insieme alla Russia continua a crescere e ora copre l’Asia centrale, il Mediterraneo, il Golfo Persico e persino il Mar Baltico. Inoltre, le crescenti capacità di forniture di armi nucleari da parte di Pechino può ora anche raggiungere l’Europa. Recentemente, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha annunciato l’acquisto di sei droni cinesi da combattimento CH-92A (UCAV). Ciò renderà l’esercito serbo il primo ad utilizzare mezzi cinesi. Anche economicamente, l’ascesa cinese in Europa è visibile nella sua cooperazione legata alla BRI con il nostro paese, nell’acquisto di porti in Grecia, nelle relazioni con una Turchia ormai fuori controllo e nell’istituzione del meccanismo 17 + 1, che coinvolge l’Europa centro-orientale. Si può sostenere che è stata la Cina a entrare nell’AoR della NATO e non il contrario. La Cina potrebbe, infatti, ora essere il motore per la coesione all’interno dell’Alleanza, che negli ultimi anni ha visto conflitti tra i suoi stati membri. La NATO è stata creata per contrastare l’Unione Sovietica, ma ora deve confrontare la nuova “realtà cinese”. Dovrà cambiare la sua portata geografica e i metodi operativi. Sebbene questo cambiamento di pensiero stia avvenendo all’interno della NATO, alcuni stati membri dell’Alleanza rimangono attaccati alla loro visione e desiderano evitare di considerare la Cina come un nemico militare. Tale mancanza di unicità di vedute lascia aperta la possibilità di cooperazione, come attestano le dichiarazioni del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. “La NATO non vede la Cina come il nuovo nemico”, ha dichiarato Stoltenberg “Non si tratta di spostare la NATO nel Mar Cinese Meridionale” e “Si tratta di tenere conto del fatto che la Cina si sta avvicinando a noi – nell’Artico, in Africa, investendo molto nelle nostre infrastrutture in Europa, nel cyberspazio “.

Anche se la Cina non rappresenta una minaccia militare diretta, c’è un’inevitabile dimensione geopolitica in cui essa diventa più attiva nell’Artico, in Africa e nell’area indo-pacifica. Inoltre, Pechino sta negoziando un gigantesco trattato di cooperazione commerciale ed economica con Teheran che darà a Pechino la capacità di posizionarsi nel Mar Arabico, una delle principali arterie per le sue forniture di petrolio. Stoltenberg ha rilevato la necessità che l’Alleanza assuma un ruolo politico più importante aiutando le nazioni dell’Indo-Pacifico a competere con l’ascesa della Cina. Nello specifico, Stoltenberg ha dichiarato: “Mentre guardiamo al 2030, dobbiamo lavorare ancora più a stretto contatto con paesi che la pensano allo stesso modo come Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud per difendere le regole e le istituzioni globali che ci hanno tenuto al sicuro per decenni, per stabilire norme e gli standard nello spazio e nel cyberspazio, sulle nuove tecnologie e sul controllo globale degli armamenti”.

Che mascherina indossare per proteggersi?

Stiamo per assistere a un cambiamento – che durerà almeno un decennio – verso una NATO più globale.Un cambiamento nella visione della NATO significherà anche che Mosca sia considerata a un livello di minaccia inferiore. Ciò non significa necessariamente dislocare installazioni militari permanenti in tutta l’Asia, ma si dovrà prestare maggiore attenzione ad ogni attività cinese. Serve una “mascherina tecnologica, deterrente, riutilizzabile per 10 anni e fortemente condivisa”. Così e’…se vi pare!

 

Generale Giuseppe Morabito

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