Google: stop alle richieste di Hong Kong

Google: stop alle richieste di Hong Kong

K metro 0 – Hong Kong – Google ha annunciato oggi che non fornirà più dati e informazioni personali dei suoi utenti, in risposta alle richieste delle autorità di Hong Kong, a seguito dell’emanazione di una nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina. La legge in questione ha attirato le critiche dell’amministrazione del presidente

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K metro 0 – Hong Kong – Google ha annunciato oggi che non fornirà più dati e informazioni personali dei suoi utenti, in risposta alle richieste delle autorità di Hong Kong, a seguito dell’emanazione di una nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina. La legge in questione ha attirato le critiche dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha ulteriormente sollevato le tensioni tra Stati Uniti e Cina dopo la decisione di Washington di porre fine allo status speciale dell’ex colonia britannica, ai sensi della legge statunitense.

Già lo scorso luglio, Facebook Inc (FB.O), Google e Twitter Inc (TWTR.N) avevano effettuato una prima sospensione nell’elaborazione delle richieste del governo di Hong Kong, per l’ottenimento di dati dei cittadini cinesi.

“Come sempre – ha dichiarato Google, come riportato da Reuters – le autorità al di fuori degli Stati Uniti possono cercare i dati necessari per le indagini penali attraverso procedure diplomatiche”: la big tech statunitense, infatti, già si era opposta alla produzione di tali informazioni da quando, a giugno, la nuova legge cinese era entrata in vigore e – con questa dichiarazione ufficiale – ha annunciato che d’ora in avanti non risponderà più a tali istanze. L’obiettivo primario di Google resta quello della protezione della privacy dei milioni di fruitori delle sue piattaforme.

Le società tecnologiche operano da tempo liberamente a Hong Kong, un hub finanziario in cui l’accesso a Internet non è stato mai influenzato dal firewall imposto invece nella Cina continentale, che blocca attualmente Google, Twitter e Facebook.

Intanto, il magnate dell’editoria Jimmy Lai e l’attivista Agnes Chow, dopo due giorni dalla loro cattura per sospetta violazione della legge sulla sicurezza nazionale, sono stati rilasciati martedì su cauzione.

Sul fronte politico, il Parlamento cinese (comitato permanente dell’Assemblea nazionale del Popolo), ha deliberato che il Consiglio legislativo di Hong Kong, attualmente in carica e controllato dalle forze filo-governative, manterrà l’incarico per almeno un altro anno: infatti, l’Assemblea avrebbe concluso il proprio mandato quadriennale alla fine del mese di agosto e il rinvio delle elezioni – previste, come da naturale scadenza, all’inizio di settembre – aveva generato un vuoto normativo. La decisione di far slittare di un anno il voto è ufficialmente dovuta a motivazioni sanitarie, ossia il rischio di ripresa dell’epidemia a Hong Kong, ma secondo il campo democratico rappresenta una strategia del governo di Carrie Lam per eludere una disfatta alle urne.

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Daniele Sireus
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