Hong Kong: rinvio elezioni politiche, tra proteste e COVID

Hong Kong: rinvio elezioni politiche, tra proteste e COVID

K metro 0 – Hong Kong – La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha oggi annunciato oggi che le prossime elezioni politiche, pianificate inizialmente per il 6 settembre, subiranno un rinvio a causa dell’emergenza legata al Coronavirus. “La situazione della pandemia è grave”, ha dichiarato Lam in conferenza stampa, aggiungendo di avere “il sostegno

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K metro 0 – Hong Kong – La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha oggi annunciato oggi che le prossime elezioni politiche, pianificate inizialmente per il 6 settembre, subiranno un rinvio a causa dell’emergenza legata al Coronavirus. “La situazione della pandemia è grave”, ha dichiarato Lam in conferenza stampa, aggiungendo di avere “il sostegno (del governo centrale di Pechino) nell’adozione di questa difficile decisione”.

Il governo cinese – come riportato dall’Associated Press – rinvierà quindi le elezioni legislative ad Hong Kong di un anno, fino al 5 settembre 2021. La città, che conta circa 7,5 milioni di abitanti, ha registrato un significativo aumento delle infezioni da coronavirus dall’inizio di luglio: circa 3.270 contagiati nelle ultime 24 ore, oltre il doppio della media giornaliera di inizio luglio. A fronte di questi nuovi picchi, le autorità hanno inasprito le restrizioni sul distanziamento sociale, limitando le riunioni pubbliche a due persone e vietando i pasti nei ristoranti dopo le 18:00.

“Vogliamo garantire l’equità, la sicurezza e la salute pubblica e dobbiamo assicurarci che le elezioni si svolgano in modo aperto, equo e imparziale. Questa decisione è quindi essenziale”, ha concluso Lam nella conferenza stampa odierna.

Intanto, l’opposizione pro-democrazia accusa il governo di strumentalizzare l’epidemia al fine di ritardare l’imminente voto: “I legislatori storici a favore della democrazia, che rappresentano il 60% dell’opinione pubblica – secondo quanto riportato in una dichiarazione congiunta da 22 legislatori dell’opposizione – si oppongono collettivamente al rinvio del voto e sottolineano la responsabilità del governo locale di Hong Kong (RAS, ossia Regione Amministrativa Speciale) di compiere ogni sforzo per organizzare adeguate misure anti-epidemiche per tenere le elezioni a settembre come previsto”.

La nuova legge sulla sicurezza nazionale – entrata in vigore alla fine di giugno e che impediva ai candidati che avessero violato le leggi statali di correre alle elezioni – era stata vista dalla popolazione di Hong Kong come l’ennesimo tentativo di Pechino di reprimere i dissidenti, dopo mesi di proteste democratiche e antigovernative. Nelle ultime ore, ben 12 candidati a favore della democrazia, tra cui l’importante attivista per la democrazia Joshua Wong, sono stati squalificati dalla gara elettorale per non aver dichiarato fedeltà al governo locale e nazionale.

Le proteste, che proseguono ormai incessantemente da oltre un anno, hanno innescato a Hong Kong una crisi politica senza eguali: gli scontri tra manifestanti e polizia hanno portato ad oltre 8.000 arresti in 12 mesi.

Anche il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha rilasciato dichiarazioni avverse allo slittamento delle votazioni di Hong Kong: “Il popolo di Hong Kong merita che la sua voce sia rappresentata dai funzionari eletti che scelgono in quelle elezioni […] Se lo distruggono, se lo eliminano, sarà un altro indicatore che dimostrerà semplicemente che il Partito Comunista Cinese ora ha reso Hong Kong solo un’altra città a gestione comunista”. Il ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha immediatamente replicato, puntualizzando che le elezioni legislative di Hong Kong sono un “affare interno” e che “è responsabilità del governo della RAS di Hong Kong assicurarsi che le elezioni per il 7° consiglio legislativo si svolgano in un ambiente sicuro, ordinato e giusto”.

Intanto, l’emittente statale cinese CCTV ha oggi annunciato che l’attivista pro-democrazia di Hong Kong Nathan Law, l’ex dipendente del consolato britannico Simon Cheng e altri quattro attivisti, sono ricercati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale, con l’accusa di incitamento alla secessione e alla collusione con forze dell’ordine straniere. I sei sono attualmente all’estero – secondo quanto riportato dalla CCTV – e il fatto rappresenterebbe il primo caso in cui la polizia di Hong Kong utilizza il proprio potere extraterritoriale al fine di perseguire attivisti oltre il suo territorio.

Solo di pochi giorni fa, la condanna della Cina alle misure adottate formalmente dall’Unione europea in reazione alla nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta alla città-stato: i 27 stati membri hanno infatti deciso di limitare le esportazioni di ogni tipo di equipaggiamento utile alla sorveglianza e alla repressione del dissenso a Hong Kong; inoltre, l’Ue ha stabilito di agevolare i viaggi in Europa dei cittadini dell’ex colonia britannica attraverso una semplificazione nella concessione di visti, borse di studio e accordi di scambio universitari. “Le misure dell’Ue violano le norme fondamentali del diritto internazionale”, ha dichiarato il portavoce della diplomazia cinese, Wang Wenbin, concludendo che “la Cina si oppone fermamente e protesta contro l’Ue”.

Dal canto suo, l’Ue si ritiene “particolarmente preoccupata per la forte erosione dei diritti e delle libertà che avrebbero dovuto essere protette almeno fino al 2047”, si legge nel testo adottato dall’Unione europea il 28 luglio scorso, e considera “essenziali” le elezioni legislative del prossimo 6 settembre a Hong Kong.

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