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Fed: con seconda ondata di virus, piccole imprese a rischio defaut

Fed: con seconda ondata di virus, piccole imprese a rischio defaut

K metro 0 – Washington – La Fed esprime crescenti preoccupazioni, relativamente ad una eventuale seconda ondata della pandemia di Coronavirus in autunno, per gli impatti che questa potrebbe causare sul sistema economico americano. In particolare, a destare allarme sono le piccole imprese: un recente sondaggio – secondo i dati riportati oggi da Reuters –

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K metro 0 – Washington – La Fed esprime crescenti preoccupazioni, relativamente ad una eventuale seconda ondata della pandemia di Coronavirus in autunno, per gli impatti che questa potrebbe causare sul sistema economico americano.

In particolare, a destare allarme sono le piccole imprese: un recente sondaggio – secondo i dati riportati oggi da Reuters – che ha riguardato oltre 13.000 membri della Alignable (gruppo di reti di piccole imprese) ha fatto registrare che tra le aziende con almeno un dipendente circa l’1,6% circa ha chiuso definitivamente. Ciò si tradurrebbe a livello nazionale in circa 96.000 delle circa 6 milioni di imprese con tra 1 e 500 lavoratori. Il dato è coerente con uno studio precedente coordinato dalla Harvard Business School, dal quale emerse che circa 100.000 piccole imprese risultavano a rischio nelle prime settimane della pandemia.

La situazione degli ultimi giorni desta però preoccupazione: una curva di contagio in rapida ascesa, con circa 70.000 nuovi casi al giorno, rispetto ai 20.000 contagi medi giornalieri della prima decade di giugno. Sulla base di ciò, in vista dell’incontro che Banca Centrale statunitense effettuerà il prossimo 28 luglio, si dovranno ricalibrare le stime economiche intorno ad un realistico scenario di una seconda nuova ondata di infezioni. Ipotesi che i politici e la stessa Fed avevano inizialmente escluso dalla loro visione di giugno.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, aveva già messo in guardia il Congresso americano in un suo discorso del 30 giugno, affermando che l’economia statunitense fosse entrata “in una nuova fase” ma che “le prospettive restano molto incerte”. Secondo il numero uno della Fed, “una piena ripresa” è improbabile finché non ci sarà certezza di aver sconfitto il coronavirus.

Recenti sondaggi – riportati da Reuters – indicano che i programmi di sussidio lanciati a marzo, relativi soprattutto ai prestiti commerciali del “programma di protezione degli stipendi”, hanno impedito il realizzarsi di un tracollo economico nella prima fase della pandemia.

Dopo una ripresa del livello di ottimismo e di fiducia a giugno, un sondaggio mensile della Federazione nazionale delle imprese indipendenti ha fatto emergere che il 23% degli intervistati, all’inizio di luglio, ha dichiarato di essere fuori dal mercato entro sei mesi “alle condizioni economiche attuali”.

“Il settore delle piccole imprese si è bloccato a fine giugno e, con i finanziamenti pubblici in secca, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane”, ha dichiarato l’analista di Oxford Economics Gregory Daco, “La Fed dovrà adeguare il proprio discorso alla realtà”.

I tassi di fallimento delle piccole imprese appaiono direttamente proporzionali alle misure assunte dagli Stati per combattere il COVID19: infatti – secondo i sondaggi di Alignable – i paesi statunitensi che hanno avuto più successo nel controllo del virus, come New York, hanno anche percentuali più elevate di chiusure aziendali.

Nel frattempo, dopo l’Unione europea ha approvato un Recovery Fund da oltre 850 miliardi di euro per aiutare i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, la Federal Reserve sta strutturando un pacchetto d’incentivi compreso fra i 1.000 e i 2.000 miliardi di dollari.

In vista di questo nuovo intervento, il sentiment degli investitori americani sembra gradualmente risalire: la scorsa notte il prezzo di Bitcoin (BTC) è improvvisamente aumentato, superando quota 9.500$.  Negli Stati Uniti, l’Office of the Comptroller of the Currency (OCC) ha concesso infatti alle banche di fornire ai propri clienti servizi legati al settore delle cripto valute: si tratta di uno sviluppo significativo per il settore, in quanto semplifica il processo di acquisizione e deposito di valuta digitale. Gli investitori potranno detenere cripto-asset nella stessa banca in cui possiedono i classici conti correnti e libretti di risparmio.

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