Belgio: parlamento si oppone al piano di annessione israeliano

Belgio: parlamento si oppone al piano di annessione israeliano

K metro 0 – Bruxelles – Il parlamento belga ha adottato venerdì con larga maggioranza una risoluzione che chiede al Paese di svolgere un ruolo guida a livello europeo, al fine di contrastare l’annessione del territorio palestinese da parte israeliana. Intanto la decisione arriva a meno di dieci giorni dal 1° di luglio, data stabilita

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K metro 0 – Bruxelles – Il parlamento belga ha adottato venerdì con larga maggioranza una risoluzione che chiede al Paese di svolgere un ruolo guida a livello europeo, al fine di contrastare l’annessione del territorio palestinese da parte israeliana. Intanto la decisione arriva a meno di dieci giorni dal 1° di luglio, data stabilita dal Governo di Israele per presentare alla Knesset la proposta di ampliamento di alcuni territori della Cisgiordania.

Infatti oggi solo l’Unione europea sembra in grado di frenare il programma del nuovo governo israeliano Netanyahu-Gantz, mentre gli Stati membri rimangono divisi sulla questione, visto il recente Consiglio degli Affari esteri del 15 maggio scorso. I 27 hanno concordato solo sulla necessità di aumentare i loro sforzi diplomatici e le loro pressioni sul piano Netanyahu. L’Onu e la Lega araba si sono unite anche nell’appello a Israele perché abbandoni i suoi programmi per annettere parti della Cisgiordania occupata.

All’inizio di giugno, la Corte Suprema israeliana ha considerato come “incostituzionale” la legge del 2017 affermando che, “viola i diritti di proprietà e di eguaglianza dei palestinesi, mentre privilegia gli interessi dei coloni israeliani sui residenti palestinesi”. Bruxelles ha messo in guardia Tel Aviv sulla vicenda: “l’Ue ed i suoi Stati membri non riconosceranno alcuna modifica delle frontiere del 1967 se non concordata da israeliani e palestinesi”. In risposta, Israele ha espresso molta delusione perché “ancora una volta” la dichiarazione dell’Ue ignora le “minacce che il Paese affronta”. Tanto che il ministero degli esteri israeliano è arrivato a definire quella di Bruxelles “una diplomazia del megafono “.

Quindi il Piano del nuovo governo israeliano prevede di annettere gran parte del territorio palestinese dal 1° luglio prossimo, il che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e la fine di ogni possibilità di sviluppo palestinese. A livello internazionale, solo l’Ue sembra in grado di poter frenare i progetti israeliani. Non è la prima volta che tra Ue e Israele si arriva al confronto pubblico infatti l’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, si è espresso più volte contro l’annessione ed a favore di una risposta comune dell’Unione europea.

Insieme a Francia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Irlanda, Svezia, Danimarca, Polonia e Lussemburgo, il Belgio è uno degli Stati membri che spingono per una risposta ferma contro l’annessione. Durante il suo intervento alla commissione per le Relazioni esterne del 26 maggio scorso, il ministro degli Affari esteri Philippe Goffin ha ripetuto la formula di Josep Borell: “I passi verso l’annessione, se attuati, non possono quindi rimanere senza conseguenze”. Detta formula conferma che il Belgio non resterà spettatore passivo, se Israele tenterà di contrastare l’attenzione internazionale applicando l’annessione del territorio palestinese un pezzo dopo l’altro.

La stessa formula di Josep Borrell è ripresa anche in una lettera firmata da 1080 parlamentari di tutta Europa, tra cui 83 belgi, che chiedono ai Paesi membri di prendere l’iniziativa di “riunire gli attori internazionali per prevenire l’annessione e per preservare le prospettive per una soluzione a due stati e una giusta risoluzione del conflitto”.

In tale contesto europeo, la risoluzione votata lo scorso venerdì 26 giugno alla Camera belga con larga maggioranza (101 voti a favore, 39 astensioni) è molto importante. Il testo chiede al governo federale “di svolgere un ruolo guida a livello europeo e multilaterale allo scopo di elaborare un elenco di contromisure efficaci destinate a rispondere a qualsiasi annessione israeliana del territorio palestinese”. La risoluzione richiede ugualmente al Belgio “di svolgere un ruolo attivo nella creazione di una coalizione tra Stati membri che condividano le stesse idee, che elabori possibili reazioni in modo da fornire una risposta adeguata”, la presente risoluzione invia quindi un chiaro segnale agli altri Stati membri dell’Unione.

Il governo belga, ampiamente sostenuto dal Parlamento, agirà e cercherà di attivare l’Ue sulla questione; Indica inoltre che, in caso di impasse a livello del Consiglio, il Belgio è pronto a spingersi oltre, con gli Stati membri che lo desiderino.

Sempre più voci si levano oggi per sottolineare che, se applicata, l’annessione metterà fine alla soluzione dei due stati e porterà a una realtà di un solo stato in cui prevarrà un regime di apartheid ovvero “un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e di dominio di un gruppo etnico su un altro”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha sollecitato il “governo israeliano ad abbandonare i suoi piani di annessione” – invitando le parti cioè – “i leader israeliani e palestinesi a impegnarsi in un dialogo con il sostegno della comunità internazionale”. “L’annessione di parti della Cisgiordania occupata – ha affermato Guterres su Twitter – costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale, danneggerebbe seriamente la prospettiva di una soluzione a due Stati e minerebbe le possibilità di ripresa dei negoziati”.

Il conto alla rovescia è iniziato, pochi giorni, e poi Israele compirà un passo che potrebbe rivelarsi irreversibile, i cui effetti devastanti si ripercuoteranno ben oltre la martoriata terra di Palestina, estendendosi a macchia d’olio sull’intera polveriera del Medio Oriente. Il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, ha ribadito “noi siamo pronti a partecipare ad una conferenza internazionale e a lavorare attraverso un meccanismo multinazionale, per procedere a negoziati basati sul diritto internazionale” .Ma i dialoghi si fanno in due, ed Israele dovrebbe isolare le frange più estreme al suo interno, per fare dell’intera area un esempio a livello mondiale di coesistenza pacifica, vieppiù  tra popoli uniti da una lunga storia comune, che affonda le sue radici nell’evo antico.

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