Regno Unito: l’economia tra crisi, stimoli e sondaggi

Regno Unito: l’economia tra crisi, stimoli e sondaggi

K metro 0 – Londra – Secondo un sondaggio condotto da Reuters l’economia britannica segue una battuta d’arresto rispetto al suo andamento positivo registrato nel corso dei secoli. La causa è sicuramente l’emergenza sanitaria scaturita dall’epidemia del Covid-19, ma fa notare sempre il sondaggio che è probabile una ripresa nel prossimo trimestre quando riapriranno molte

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K metro 0 – Londra – Secondo un sondaggio condotto da Reuters l’economia britannica segue una battuta d’arresto rispetto al suo andamento positivo registrato nel corso dei secoli. La causa è sicuramente l’emergenza sanitaria scaturita dall’epidemia del Covid-19, ma fa notare sempre il sondaggio che è probabile una ripresa nel prossimo trimestre quando riapriranno molte più aziende.  I dati del sondaggio realizzato tra il 19 e il 24 giungo mostrano come la Banca d’Inghilterra abbia utilizzato una quantità di stimoli senza precedenti e, sebbene abbia rallentato il ritmo degli acquisti, è probabile che aumenti di nuovo la spesa totale. A rendere incerta l’economia britannica è anche il timore di una possibile seconda ondata di contagi da Coronavirus.  Nel peggiore dei casi comunque, secondo le previsioni l’economia si ridurrà del 19,0% in questo trimestre.

Per sostenere l’economia, la Banca d’Inghilterra ha ridotto il tasso di interesse chiave a un minimo storico dello 0,10% e ha riavviato gli acquisti di attività o l’allentamento quantitativo (QE). La scorsa settimana, ha rafforzato la sua potenza di ulteriori 100 miliardi di sterline. La Banca inoltre, ha sorpreso i mercati finanziari affermando che si aspettava un aumento degli ultimi acquisti fino alla fine dell’anno.

Intanto, il periodo di transizione della Gran Bretagna dopo aver lasciato l’Unione Europea dovrebbe scadere alla fine di dicembre e, nonostante il caos causato dalla pandemia di coronavirus, il paese britannico ha ripetutamente affermato che non avrebbe chiesto una proroga. Secondo il parere dei partecipanti al sondaggio, ben 26 su 34, pensano sia meglio una proroga.

Martin Weder di ZKB afferma sulla questione: “Senza una proroga del periodo di transizione, il Regno Unito rischia di uscire dall’UE con al massimo un accordo solo sulle ossa. La profonda recessione e la cattiva reputazione del governo nella gestione della pandemia, tracciano una prospettiva economica molto desolante”.

Nel frattempo arrivano buone notizie per il traffico aereo: la compagnia aerea EasyJet riprenderà i voli sulle rotte internazionali per Parigi, Milano e Barcellona dalla Gran Bretagna il primo luglio, puntando a ripristinare una certa attività per l’estate, dopo che i voli sono stati bloccati a causa della diffusione di COVID-19.

Al momento la compagnia aerea ha iniziato a operare un numero limitato di voli prevalentemente nazionali e punta a riprendere i viaggi su tre quarti delle sue rotte entro agosto, con frequenze più basse del solito e con misure di sicurezza aggiuntive.

Ryanair invece ha intenzione di impugnare l’approvazione del salvataggio di Lufthansa da parte della Commissione europea. A riferirlo è Juliusz Gomorek, Chief Legal Officer dell’azienda. Ryanair ha già presentato ricorso presso la Corte lussemburghese contro gli aiuti concessi da Francia, Danimarca e Svezia alle compagnie aeree e autorizzati dall’Antitrust Ue.

Brutte notizie arrivano dalla Royal Mail, una delle più antiche compagnie postali del mondo, che ha elaborato un piano che prevede 2.000 tagli di posti di lavoro. Dato che ha registrato un calo degli utili del 31%, la società ha dichiarato che prevede di risparmiare 130 milioni di sterline nei costi del personale il prossimo anno e di tagliare 300 milioni di sterline nelle spese in conto capitale.

Il presidente esecutivo Keith Williams ha dichiarato a Reuters che la crisi del Coronavirus ha inciso molto sulla necessità di investire il prima possibile sulla logistica e sulla consegna dei pacchi. Ha anche affermato che la maggior parte dei licenziamenti previsti erano per il personale di back-office, ma includevano anche alcuni lavoratori in prima linea.

Rico Back, che ha fondato e gestito l’operazione di logistica internazionale della Royal Mail, General Logistics Systems (GLS) prima di diventare CEO, si è dimesso il mese scorso dopo un anno di resistenza sindacale al suo piano di ristrutturazione. Le proposte di Back non menzionavano esplicitamente tagli di posti di lavoro, ma prevedevano un maggiore utilizzo di macchine per pacchi.

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