Russia, Germania: il commercio dell’uranio e le scorie radioattive

Russia, Germania: il commercio dell’uranio e le scorie radioattive

K metro 0 – Berlino – Una partita da circa 600 tonnellate di uranio impoverito – secondo quanto riferito da un gruppo ambientalista russo – ha lasciato il 22 giugno un impianto di combustibile nucleare in Germania per essere diretto verso la Russia, ed in particolare verso un impianto situato negli Urali. Secondo quanto dichiarato,

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K metro 0 – Berlino – Una partita da circa 600 tonnellate di uranio impoverito – secondo quanto riferito da un gruppo ambientalista russo – ha lasciato il 22 giugno un impianto di combustibile nucleare in Germania per essere diretto verso la Russia, ed in particolare verso un impianto situato negli Urali.

Secondo quanto dichiarato, i rifiuti saranno trasportati via mare e rete ferroviaria partendo dallo stabilimento di Urenco, nella città di Gronau e molto vicino al confine olandese.

Dal canto suo la stessa Urenco ha tenuto a puntualizzare alla BBC che l’uranio – oggetto della denuncia ambientalista – verrebbe sottoposto ad un processo di “arricchimento” in territorio russo, secondo processi approvati e standard rigorosi e a tutela dell’ambiente. La posizione degli attivisti ambientali russi alimenta il sospetto che ben presto la Russia possa rappresentare uno dei principali depositi per i rifiuti radioattivi del continente europeo.

Ma la problematica non è nuova: già al termine del 2019, i media russi avevano evidenziato che dei container di uranio impoverito – naturalmente un composto tossico e radioattivo – appartenenti alla compagnia tedesca Urenco, venivano trasportati dalla Germania in Russia. Tutto ciò con l’avallo della Tekhsnabexport (Tenex), una sussidiaria di Rosatom, ossia la società nucleare statale russa.

Facendo un passo indietro, e già a partire dal 1985, lo stabilimento tedesco di Urenco con una partnership con compagnie energetiche tedesche, britanniche e olandesi avrebbe gestito un impianto di arricchimento dell’uranio.

La Russia – su pressione delle associazioni ambientalistiche che denunciavano lo stoccaggio all’aperto fuori standard di sicurezza – aveva sospeso nel 2009 le importazioni del prodotto. Ma dal 23 ottobre scorso, Greenpeace e l’associazione ambientalista russa Ecodefense hanno denunciato la ripresa del trasporto di uranio, addirittura dal maggio 2019.

Una delle principali, e più gravi, accuse avanzate dagli ambientalisti russi è che dopo il processo di arricchimento, in Germania venga restituita solo una piccola quantità di uranio, il resto rimane in Russia sotto forma di scorie radioattive.

Dopo queste denunce e la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica tedesca e russa, un ufficio pubblico di San Pietroburgo ha espresso ufficialmente la sua posizione «sull’importazione di questi materiali pericolosi, che sembrano rifiuti radioattivi». Ala luce di ciò, ambientalisti russo-norvegesi dettagliano quanto segue in un comunicato congiunto:

1 – “Un accordo di questo tipo dovrebbe essere reso pubblico. I cittadini della Federazione Russa hanno il diritto di sapere perché l’uranio impoverito debba essere importato in Germania, dato che la Russia detiene già considerevoli riserve del proprio uranio impoverito”.

2 – “Il contratto dovrebbe essere pubblicato e reso di pubblico dominio, compresa qualsiasi informazione che riveli eventuali segreti commerciali redatti di conseguenza”.

3 – “Dobbiamo ricordare che nel 2006 era stato promesso che i contratti per l’importazione di uranio impoverito non sarebbero più stati conclusi. Dopo un’attiva campagna pubblica nel 2009, il trasporto di uranio impoverito venne interrotto. Tutto ciò fino allo scorso ottobre. La questione resta al momento aperta e soggetta a nuovi approfondimenti.

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Daniele Sireus
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