“Alberto racconta Sordi”. Gli unici amori la famiglia e il cinema

“Alberto racconta Sordi”. Gli unici amori la famiglia e il cinema

K metro 0 – Roma – Faceva colazione con una spremuta d’arancia, che gli portava al risveglio la cuoca Pierina, insieme alla pizza bianca spalmata di ricotta e beveva il caffè con al posto dello zucchero la Nutella, soprattutto quando era in viaggio, perché- diceva- il caffè negli alberghi è imbevibile. Alberto Sordi, di cui

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K metro 0 – Roma – Faceva colazione con una spremuta d’arancia, che gli portava al risveglio la cuoca Pierina, insieme alla pizza bianca spalmata di ricotta e beveva il caffè con al posto dello zucchero la Nutella, soprattutto quando era in viaggio, perché- diceva- il caffè negli alberghi è imbevibile. Alberto Sordi, di cui il 15 giugno sono ricorsi i cent’anni dalla nascita- contrariamente alla nomea che si era fatto, anche grazie alle critiche di molti intellettuali che non accettavano il suo rappresentare l’uomo della strada, ovvero l’italiano medio- amava le cose semplici, era oculato ma non avaro, al contrario, aiutava tanta gente, e faceva molta beneficenza. In silenzio, senza dichiararlo ai quattro venti “perché la pubblicità si fa e non si racconta”, diceva Sordi, un attore, ma soprattutto un uomo con molti valori, e due unici grandi amori- la famiglia e il cinema-che ha inseguito fin dai primi anni dell’adolescenza e che è stato il filo conduttore di tutta una vita, la grande passione che lo ha accompagnato fino all’ultimo.

E che ha sempre cercato di portare avanti, anche quando gli ostacoli sembravano insormontabili e le porte sbattute in faccia avrebbero fatto desistere chiunque. Lui era anche molto superstizioso -ma spesso gli uomini di spettacolo lo sono- e non avrebbe mai scritto una biografia, terrorizzato dal sigillo definitivo che a simili operazioni sembra anche simbolicamente venire attribuito. Ma di fronte alla richiesta di una giornalista, Maria Antonietta Schiavina, di fare una lunga chiacchierata sui temi più importanti della vita non seppe dire di no. E quasi senza avvedersene, durante decine di incontri con colei che poi ha trasformato i loro dialoghi in una specie di “ Sordipensiero”- chiacchierate amichevoli durate più di un anno, nell’ufficio di Sordi, in via Emilia 47 a Roma ( dove ora c’è la sede della Fondazione Museo, voluta dopo la morte dell’attore dalla sorella Aurelia). Alberto, con l’abilità dell’istrione calato nel ruolo, rivelava molto di se stesso e molto lasciava intuire, come se invece che di fronte a una giornalista si trovasse davanti a un altro se stesso, colui che facendo riferimento al suo segno zodiacale definiva “il gemello”, che quando il primo Alberto stava per seguire il suo istinto, lasciandosi andare a un gesto azzardato, lo riportava alla ragione dicendogli: “Stai calmo, ragiona, prendi tempo,ripensaci!”.

“Chiacchieravamo di tutto- spiega Schiavina- io lanciavo un tema e Sordi lo sviluppava, spesso andando anche fuori tema; a volte ribaltando i ruoli e diventando lui l’intervistatore”. “Ne è nato un lungo dialogo denso di aneddoti, risate, commozioni, emozioni. Fra un te alla pesca , uno spuntino a base formaggio, sotto lo sguardo della segreteria archivista, Annunziata, sempre vigile e  un po’ sospettosa. “Ci incontrammo- spiega giornalista- l’ultima volta sul set di “Incontri proibiti”, lui gentilissimo come sempre, e Valeria Marini che invece mi tenne quasi un’ora fuori dalla sua roulotte sotto la pioggia. E i nostri incontri si interruppero con la malattia di Alberto, anche se, nel frattempo, era uscito un librino” Storia di un commediante” edito da Baldini & Castoldi, che conteneva solo alcuni temi trattati nei nostri dialoghi”. “Mi restò molto materiale che non usai per rispetto”, continua Schiavina. “Dopo la morte dell’attore successe di tutto e io cercavo a mio modo di preservarne la memoria, non entrando in diatribe su eredità e altre storie, ma semplicemente ricordandolo nel cuore. Poi, in occasione del suo centenario, Mondadori, con l’avallo della Fondazione Museo, mi chiese di ricordarlo con le sue parole. E così ho riportato sulla carta stampata tutti i nostri dialoghi, dando vita ad “Alberto racconta Sordi”. Non il mio ma il “suo” libro.

Duecento pagine di un uomo che per tutta la vita ha preservato la privacy dai pettegolezzi e si è rivelato solo al cinema. “Alberto racconta Sordi” a cui si è ispirata anche la fiction “Permette Alberto Sordi” (con un impareggiabile Edoardo Pesce, regia di Luca Manfredi, andata in onda su Raiuno durante il lockdown e replicata il 20 giugno su Raitre) è in pratica l’unico libro che “parla” con la voce dell’Albertone nazionale. Una voce che chi vuole ascoltare dopo aver letto il libro, può trovare sui canali social come Audibile di Amazon & C in un audio libro che riporta integralmente i dialoghi avvenuti fra l’attore e la giornalista, durante un anno per quest’ultima “indimenticabile!”.

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Andrea Lazzeri
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