Libia, nuova tappa dell’internazionalizzazione del conflitto

Libia, nuova tappa dell’internazionalizzazione del conflitto

K metro 0 – Tripoli – Le forze del regime di Damasco e i ribelli siriani stanno combattendo anche in Libia. I primi si sono uniti alle fila del maresciallo Haftar, mentre i secondi sostengono il governo nazionale dell’Accordo Nazionale di Fayez el-Sarraj. Un conflitto in costante escalation rischia di allontanare il Paese da ogni

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K metro 0 – Tripoli – Le forze del regime di Damasco e i ribelli siriani stanno combattendo anche in Libia. I primi si sono uniti alle fila del maresciallo Haftar, mentre i secondi sostengono il governo nazionale dell’Accordo Nazionale di Fayez el-Sarraj. Un conflitto in costante escalation rischia di allontanare il Paese da ogni prospettiva di pace.

In questa nuova tappa dell’internazionalizzazione del conflitto, Libia e Siria, infatti, ora sono più interconnessi. Già all’inizio di marzo, le autorità della Cirenaica hanno riaperto l’ambasciata libica a Damasco, dopo otto anni di interruzione dei rapporti diplomatici tra i due Stati. Da un lato, c’è il campo del maresciallo Khalifa Haftar, sostenuto dalla Russia e che ha stretto legami con il regime di Bashar al-Assad. I voli collegano ora Damasco alla sua roccaforte di Bengasi con combattenti siriani filo-regime a bordo, secondo quanto indicato in un rapporto confidenziale delle Nazioni Unite. Ma anche nel rapporto al Consiglio di Sicurezza risalente al 5 maggio, il Segretario Generale Antonio Guterres denuncia le continue informazioni sulle implicazioni dei mercenari stranieri, a beneficio dello schieramento di Haftar, in aperta violazione dell’embargo sulle armi, decretato dallo stesso Consiglio di Sicurezza nel 2011.

Dall’altro lato, la Turchia e i suoi ribelli siriani, anche loro trasformati in mercenari sul libro paga di Ankara. Alcuni hanno combattuto per diversi mesi al fianco delle truppe turche schierate in Libia. Insomma, una guerra per procura. Secondo gli attivisti dell’opposizione siriana contattati dalla RFI, in cambio di un passaporto turco e di 2.000 dollari al mese, questi ribelli sono volati in Libia con l’obiettivo di sostenere l’alleato turco: il governo nazionale di Fayez el-Sarraj.

Nel frattempo, lunedì i presidenti Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin hanno espresso seria preoccupazione per l’escalation di violenza in Libia, confermando la “necessità di riprendere la tregua permanente e condurre un dialogo tra i libici sulla base delle decisioni della Conferenza internazionale di Berlino del 19 gennaio 2020, approvata con la risoluzione 2510 del Consiglio di sicurezza dell’ONU “, afferma la dichiarazione del Cremlino.

La chiamata tra i due leader è arrivata dopo che le forze, allineate con il governo di accordo nazionale (GNA) e riconosciuto a livello internazionale, hanno preso il controllo di una base aerea a sud-ovest di Tripoli sequestrando anche un sistema di difesa aerea di fabbricazione russa Pantsir, riportano i media.

Dal canto suo, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha avuto un vertice telefonico con il Presidente del consiglio presidenziale del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, per discutere degli ultimi sviluppi della situazione in Libia. Nello specifico, secondo quanto rivelato da un comunicato ufficiale rilasciato dal servizio esterno dell’UE, nel corso del vertice avvenuto lunedi, Borrell ha espresso la sua preoccupazione per l’escalation del conflitto oltre, l’aumento dei bombardamenti in aree residenziali, dove sono morti numerosi civili.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed il presidente francese Emmanuel Macron hanno espresso “preoccupazione per il peggioramento delle interferenze straniere e concordando sull’urgente necessità di una de-escalation”. Lo ha riferito in una nota una portavoce della Casa Bianca, Judd Deere.

Infine, è partita la missione dell’Unione Europea “Irini”, a guida italiana, per l’attuazione dell’embargo Onu sulle armi verso la Libia, varata “senza il coordinamento” con il Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli. “Ogni operazione internazionale senza il coordinamento con il governo libico è considerata illegale”, ha detto Taher al Sunni l’ambasciatore libico (Gna) alle Nazioni Unite. Pertanto “Respingiamo l’operazione Ue nella sua forma corrente perché siamo stati informati solo a cose fatte, invece di essere consultati”, e sottolinea – La missione “Irini, a detta del diplomatico, non è sufficiente per attuare le risoluzioni Onu sull’embargo, perché non comprende le frontiere di terra e lo spazio aereo nella Libia orientale”. Le parole del diplomatico libico sono rilevanti in vista della data del 10 giugno, quando il Consiglio di Sicurezza dovrà decidere se rinnovare il mandato alla missione europea.

La situazione attuale rischia di allontanare ogni prospettiva di pace e allargare lo scontro armato, con i due contendenti arroccati sulle loro posizioni politiche e militari. In Libia, il conflitto finora ha provocato più di 1700 morti, 17mila feriti e oltre 200mila sfollati. Le coste restano fuori controllo, appannaggio delle organizzazioni di trafficanti di uomini. E da metà gennaio tutti gli impianti petroliferi del paese sono paralizzati: le tribù fedeli ad Haftar, chiedendo una equa ripartizione dei profitti, continuano a bloccare la principale risorsa economica libica, con danni che finora ammontano a 4,3 miliardi di dollari.

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