Banca Inghilterra: misure governo aggravano la crisi economica

Banca Inghilterra: misure governo aggravano la crisi economica

K metro 0 – Londra – La Banca di Inghilterra è preoccupata, avverte che gran parte dell’economia ferma per le misure restrittive anti-Convid-19 intraprese dal governo potrebbero portare il Regno Unito a vivere la più grave crisi economica registrata in oltre 300 anni. I previsori del bilancio del paese hanno avvertito che il tasso di

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K metro 0 – Londra – La Banca di Inghilterra è preoccupata, avverte che gran parte dell’economia ferma per le misure restrittive anti-Convid-19 intraprese dal governo potrebbero portare il Regno Unito a vivere la più grave crisi economica registrata in oltre 300 anni. I previsori del bilancio del paese hanno avvertito che il tasso di disoccupazione potrebbe raggiungere il 10% nel periodo aprile-giugno.

Nelle ultime settimane si è riacceso il dibattito sui tassi negativi. I banchieri nella zona euro e in Giappone stanno sperimentando nuove strade. Con la pandemia di coronavirus che sta devastando l’economia globale, la Banca centrale europea e la Banca del Giappone hanno iniziato a pagare le banche per avere denaro in prestito, sperando di mantenere in vita il credito per le famiglie e per le imprese a corto di liquidità. Sia la BCE che la BOJ hanno alleggerito i requisiti di garanzia per le banche che attingono ai loro programmi di prestito. Nel suo ruolo di autorità di vigilanza bancaria della zona euro, la BCE ha anche permesso alle banche di soddisfare i propri requisiti di capitale e liquidità per affrontare l’attuale crisi e le ha invitate a mantenere i risparmi sufficientemente bassi per evitare ulteriori danni economici.

Regno Unito-Turchia. Secondo quanto riportato dal sito web “Haberturk”, le autorità turche stanno lavorando per un accordo con le Banche centrali di Regno Unito e Giappone per un trasferimento di valuta swap per un totale di 20 miliardi di dollari. Il premier giapponese Shinzo Abe dovrebbe annunciare l’accordo il prossimo 21 maggio in occasione dell’inaugurazione in videoconferenza dell’ospedale della città di Basaksehir. Ankara avrebbe avviato in questi mesi trattative con un totale di quattro nazioni per accordi di scambio di valuta, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa “Anadolu”, tra cui la Federal Reserve statunitense.

La scorsa settimana il governatore della BOJ Haruhiko Kuroda ha sottolineato di non aver più bisogno di approfondire i tassi di interesse negativi e ha affermato durante un seminario organizzato dal Financial Times: “In questo momento, non pensiamo che sia necessario, la cosa più importante ora è fornire i finanziamenti necessari alle imprese attraverso il sistema bancario e rendere stabili i mercati finanziari”.

Il rischio per l’euro creato dall’impatto economico della pandemia è pari a zero? “Sì, e ricordo che l’euro è irreversibile, è iscritto nei trattati”. Lo dice la presidente della banca centrale europea (Bce) Christine Lagarde. In un’intervista al Corriere della Sera, El Mundo, Les Echos e Handelsblatt Lagarde guarda anche al dopo-coronavirus. “Credo che i termini del Patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi”.

A suo avviso l’attuale emergenza è “una buona occasione di modernizzare le modalità del Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso. In passato sono state fatte delle proposte innovative, in particolare da parte dell’Fmi, che sarebbe utile riesaminare. Ne va misurata la pertinenza e l’efficacia”.

Intanto,  arriva dall’Ecofin l’ok definitivo allo strumento Sure contro la disoccupazione causata dal Covid: 100 miliardi concessi dall’Ue agli Stati membri. E si registra anche qualche progresso sulle misure aggiuntive a disposizione della Bei, la Banca europea per gli investimenti, 200 miliardi di euro di prestiti. L’annuncio è del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, al termine del vertice dei 27 ministri finanziari dell’Ue. Ma l’attenzione è sul Recovery fund, il piano per la ripresa post coronavirus. Dombrovskis spiega che “la nostra ambizione non è quella di aumentare la capacità di finanziamento nel range di centinaia di miliardi, ma piuttosto di una cifra che supera mille miliardi”. Con una precisazione: “Naturalmente in questo caso stiamo parlando sia di prestiti sia di sovvenzioni. Questo è il livello di ambizione di cui stiamo discutendo nel contesto della nostra proposta di recovery fund”. E “non si tratta solo di investimenti in più per la crescita ma anche di riforme per fare sì che le risorse siano utilizzate nel modo più efficace”.  I mille miliardi cui si riferisce Dombrovskis parlando della proposta della Commissione europea sono quindi di più di quanto prevede quella franco-tedesca da 500 miliardi, soldi da raccogliere direttamente sul mercato e da impiegare per sovvenzioni agli Stati più colpiti, fra cui l’Italia.

L’Ecofin si è quindi poi soffermato sulla proposta della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron, che non vede tutti concordi. Resta infatti la diffidenza da parte dei Paesi ‘frugali’ del Nord Europa. Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca non sembrano volere rinunciare alla richiesta di aiutare gli Stati in difficoltà attraverso prestiti.

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