Musulmani in Italia. Moschee chiuse fino a fine Ramadan

Musulmani in Italia. Moschee chiuse fino a fine Ramadan

K metro 0 – Adnkronos – Roma – “Rimaniamo chiusi fino a dopo la festa che chiude il Ramadan, Eid El Fitr. Questa è la scelta delle nostre comunità aderenti che, in una riunione telematica eccezionale tenutasi ieri, hanno espresso responsabilmente la loro posizione ritenendo la vita delle persone più sacra delle moschee stesse”. Lo afferma il

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K metro 0 – Adnkronos – Roma – “Rimaniamo chiusi fino a dopo la festa che chiude il Ramadan, Eid El Fitr. Questa è la scelta delle nostre comunità aderenti che, in una riunione telematica eccezionale tenutasi ieri, hanno espresso responsabilmente la loro posizione ritenendo la vita delle persone più sacra delle moschee stesse”. Lo afferma il Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia Yassine Lafram. “Al di là di un eventuale annuncio da parte del Ministero dell’Interno, come Ucoii vorremmo esortare le comunità islamiche di tutta Italia ad adottare la scelta consapevole e dettata dalla prudenza di mantenere le sale di preghiera chiuse fino a quando sarà terminato il Ramadan e la festa di Eid el Fitr” aggiunge.

“Sebbene stiamo individuando delle linee guida insieme al Ministero dell’Interno per poter riaprire in sicurezza, riteniamo che sia improbabile organizzare il grande flusso di devoti che durante il Ramadan frequentano i luoghi di culto e che soprattutto durante la festa di fine Ramadan, Eid El Fitr, popolano i locali di preghiera musulmani – sottolinea – La consultazione del 10 maggio, avvenuta con i responsabili delle comunità aderenti connessi da tutto il territorio nazionale su Zoom dalle 21,30 e protratta fino a tarda notte, si è conclusa con una decisione quasi unanime di una riapertura graduale a partire dal giorno seguente all’attesa festa prevista per il 24 maggio”.

“I dirigenti delle comunità hanno inoltre espresso il dovere morale, etico e ancor prima religioso della tutela della vita umana, come principio cardine della fede islamica. Per questo la decisione nasce per non mettere a rischio i tanti sacrifici compiuti fino ad oggi, sia dal Governo che dalle singole comunità – afferma Lafram – La comunità islamica non gode di grandi tutele da parte dello Stato, non avendo questo ancora stipulato con i musulmani l’Intesa. Questo rende le varie comunità sul territorio ancor più vulnerabili, che non godendo dell’8×1000, né di leggi chiare in merito ai luoghi di culto, non sono messe nelle giuste condizioni per fronteggiare in maniera adeguata la difficile situazione. Per questo, la decisione di non attendere alcuna direttiva governativa in merito alle presunte aperture previste per il giorno 18 maggio ma di continuare, per scelta responsabile, di mantenere la linea già adottata dall’inizio della massima prudenza”.

“La riapertura graduale sarà accompagnata da un nuovo decalogo che servirà come strumento base alle varie comunità per poter riaprire in sicurezza. Il documento comprenderà quindi le regole già emanate dal Ministero dell’Interno a riguardo, come la messa a disposizione dei dispositivi di sicurezza, la sanificazione dei locali prima e dopo ogni funzione, il mantenimento delle distanze di sicurezza durante le celebrazioni, evitare strette di mano e abbracci, non toccare libri, regolare gli accessi e le uscite dai locali, portarsi da casa un tappetino per la preghiera, non usare i bagni dei locali, non consumare cibo dentro i luoghi di culto e altre regole di prevenzione. In questo periodo di attesa – si legge in una nota – l’Ucoii invita tutte le comunità islamiche a rifornirsi del materiale necessario e a prepararsi sensibilizzando sin da ora i propri fedeli alle regole restrittive a cui saremo chiamati ad abituarci in questa fase”.

L’Unione Comunità Islamiche d’Italia invita quindi tutte le comunità islamiche aderenti sul territorio nazionale: a sospendere tutte le preghiere e lezioni in moschea fino dopo Eid El Fitr e salvo nuove comunicazioni; a non celebrare la preghiera di Eid El Fitr per evitare grandi flussi anche se eseguite all’aperto; a prepararsi alla fase successiva dotandosi di tutto il necessario per la prevenzione e la sanificazione; a sensibilizzare le proprie comunità sulle nuove regole che verranno adottate. “Il nostro dolore nel non poter ancora frequentare le case di Dio deve essere alleviato dalla convinzione che questo nostro gesto di astinenza è esso stesso un’adorazione, perché rinunciare per Dio spesso è più grande che prendere”, aggiunge Lafram, Presidente dell’Ucoii.

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