Savona, J’accuse. Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta

Savona, J’accuse. Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta

K metro 0 – Roma – Torna di drammatica attualità- in piena emergenza Coronavirus- un libro passato quasi sotto silenzia: l‘agile pocketbook di Paolo Savona, Professore emerito di Politica economica ed ex Ministro dell’Industria, dal titolo J’accuse. Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta (Rubettino ed.), raccolta di scritti sui problemi politico- economici dell’Italia, con

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K metro 0 – Roma – Torna di drammatica attualità- in piena emergenza Coronavirus- un libro passato quasi sotto silenzia: l‘agile pocketbook di Paolo Savona, Professore emerito di Politica economica ed ex Ministro dell’Industria, dal titolo J’accuse. Il dramma italiano di un’ennesima occasione perduta (Rubettino ed.), raccolta di scritti sui problemi politico- economici dell’Italia, con particolare riferimento ai Governi Monti, Letta e Renzi.

Sin dal governo Monti venne attuata una politica di rigore fiscale che approfondì la crisi economica che attanagliava l’Italia, in ossequio a dei parametri europei che depressero l’obiettivo della crescita dell’occupazione. “L’errore più grave commesso da chi ha propiziato e firmato il trattato di Maastricht– scriveva l’A.- è di aver creduto che l’Euro fosse il viatico per l’unificazione politica del Vecchio Continente e che questo avrebbe migliorato la convivenza civile intraeuropea. Solo menti ottuse possono affermare oggi che l’evento si è determinato”. 

Con la vis polemica e la freschezza espressiva di un giovane, il Savona, forte dell’esperienza maturata ai più alti livelli dalla Banca D’Italia, alla Cattedra Universitaria, alla responsabilità ministeriale, proseguiva nella sua incalzante analisi, osservando che un rimedio utile avrebbe potuto essere quello di sottrarre la cabina di regia del mercato globale alla Finanza internazionale, affidandola ad organi eletti democraticamente. Viceversa, con l’appassimento dell’economia europea, aumentò il divario sociale tra ricchi e poveri, come tra Nord e Sud.

L’autoreferenzialità- proseguiva l’A. – è diventata la caratteristica dei gruppi di potere italiani ed europei, con la conseguenza di uno svilimento e di un esautoramento del potere decisionale del Popolo, ritenuto inidoneo a valutare circa il proprio bene.

L’accusa più incisiva che l’illustre economista lanciava ai governanti era di “avere tenuto acceso il motore delle esportazioni e spento quello dell’edilizia; [..]di aver accettato la spaccatura dell’unità d’ Italia tra il Nord e il Sud, senza intenzione di porvi rimedio; di aver imposto maggiori tasse per fare maggiori spese, invece di sanare il deficit di bilancio pubblico e ristrutturare il debito in essere, approfittando delle eccezionali condizioni monetarie internazionali”

Il Savona volle rappresentare le sue motivate riserve, con altrettante proposte, a Juncker, Draghi, Visco, Padoan, senza peraltro averne avuto gli auspicati riscontri.

Altre “piaghe “che emergevano dall’analisi dello Studioso, sono quella della perdita della guida scientifica e morale della Banca d’Italia “vero dramma del Paese”; l’automatismo dell’aumento dell’IVA ogni qualvolta le spese sforino i parametri europei, con la conseguente crescita della deflazione e della disoccupazione; la proposta del c.d. “reddito di cittadinanza”, utile solo ad aumentare demagogicamente l’assistenzialismo e le connivenze tra burocrazia e Governo, ma non certo a rilanciare la crescita o a rendere dignità a chi chiede lavoro e non assistenza.

Ricordiamo al riguardo che S. Paolo, riferendosi a chi non voleva lavorare, scriveva nella celeberrima nella lettera ai Tessalonicesi” Chi non lavora, neppure mangi

Torniamo al Savona, che in merito al sistema pensionistico, sostiene la doverosità del calcolo contributivo, da affiancare con un sistema di risparmi entro un massimo prefissato ed esente fiscalmente, i cui redditi fungano da fondo integrativo pensionistico. In realtà fino ad oggi- avverte lo Studioso- lo Stato ha gravato sia il risparmio liquido che quello immobiliare, con aliquote progressivamente crescenti, scoraggiando in tal modo una auspicabile auto-previdenza integrativa per la vecchiaia.

Una volta tassato il reddito prodotto, è iniquo tassare anche quello accantonato per il futuro! Ci viene personalmente in mente la fiaba della cicala canterina e della formica laboriosa e previdente: oggi il cittadino operoso che accantoni parte dei guadagni per la terza età o per la malattia, invece di sperperarli futilmente, si troverà alla fine punito.  La cicala vincerà la formica.

Il prof. Savona,” ever green “in barba all’anagrafe, perennemente giovane come il nostro in dimenticato presidente Pertini (che amava ripetere l’esser la giovinezza una condizione dello spirito e non dell’età), oggi ricopre la prestigiosa e delicata carica di Presidente della Consob, nella qual veste due settimane fa ha affermato: “Uno dei pilastri del nostro sistema è il risparmio, ha un volume che può affrontare crisi. Non lo fa per colpa della sfiducia, e gettare sfiducia non è corretto. Il sistema non è a rischio“.

Ha tenuto a sottolinearlo in occasione della recente audizione davanti alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttiva.

 “Ho fiducia– ha affermato con competente e documentato ottimismo:” [che] l’export si riprenderà non appena le imprese torneranno ad operare, sempre nel rispetto della sicurezza sanitaria“.

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