Conte: ok a Recovery Fund. Tappa importante nella storia europea

Conte: ok a Recovery Fund. Tappa importante nella storia europea

K metro 0 – Jobnews – Bruxelles – I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno appoggiato le proposte dell’Eurogruppo sulle misure da lanciare nell’immediato in riposta all’emergenza Coronavirus e hanno anche raggiunto un accordo sulla necessità di creare un fondo in grado di sostenere e finanziare la ripresa delle economie superata la fase

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K metro 0 – Jobnews – Bruxelles – I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno appoggiato le proposte dell’Eurogruppo sulle misure da lanciare nell’immediato in riposta all’emergenza Coronavirus e hanno anche raggiunto un accordo sulla necessità di creare un fondo in grado di sostenere e finanziare la ripresa delle economie superata la fase di crisi. Dovrà essere un fondo “di dimensione sufficiente a intervenire sui settori e le regioni più colpite”, ha riferito il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel durante la conferenza stampa al termine del vertice. Ma diversi aspetti cruciali di questo strumento restano da definire e da “negoziare”, ha puntualizzato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Già sulla mole del fondo di rilancio (Recovery Fund), le posizioni sono tali che si è deciso di assegnare un mandato alla Commissione della stessa Von der Leyen “per analizzare l’esatto fabbisogno che serve al fondo – ha spiegato Michel – e fare una proposta”. Un altro nodo è rappresentato dalle modalità con cui questo fondo effettuerà i suoi interventi a favore di Paesi o settori, se con prestiti a tassi molto bassi (ma che incidono sul debito) o con finanziamenti a fondo perduto.

Ci sarà un sano equilibrio tra finanziamenti a fondo perduto (grants) e prestiti (loans)”, ha detto Von Der Leyen, sottolineando che su questo aspetto esistono visioni e posizioni diverse tra Paesi. “Dovrà essere negoziato”, ha aggiunto. Infine, la Commissione valuterà la richiesta avanzata dall’Italia e alcuni altri Stati di elaborare un sistema che consenta di effettuare dei finanziamenti ponte già da quest’anno, rispetto al fondo europeo di rilancio, che si baserà in ampia parte sul bilancio pluriennale dell’Ue che però inizia solo nel 2021. “La soluzione ponte è chiesta da pochi Stati e la Commissione guarderà a questo aspetto, ci sono alcune idee che potrebbero andare bene. Per noi – ha aggiunto Von Der Leyen – è importante ricordare che ad aggi, se si guarda a tutto quello che è stato mobilitato dai Paesi membri e dalle istituzioni Ue si arriva a 3.300 miliardi di euro sulle economie europee, così c’è tempo per lavorare intensamente a un nuovo bilancio Ue per finanziare i programmi di rilancio, ma ovviamente guaderemo alle soluzioni ponte”. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, vorrebbe ora un bilancio comunitario molto ambizioso, con risorse proprie che potrebbero arrivare da imposte comunitarie come la web tax o la tassa sulla plastica. Con l’Italia “se c’erano tensioni non ci sono più. Lavoriamo come dovremmo fare in Europa: facciamo del nostro meglio per i nostri paesi e per l’Ue nel suo insieme” ha detto il primo ministro olandese, Mark Rutte, in una conferenza stampa dopo il Consiglio europeo in teleconferenza. Rutte ha sottolineato che una riunione lunedì con Giuseppe Conte, Pedro Sanchez, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Charles Michel e Ursula von der Leyen ha permesso di fare passi avanti. “Le relazioni personali, in particolare dopo chiamata comune di lunedì, sono eccellenti”, ha detto Rutte. “Se c’era un problema, di cui non sono sicuro, non c’è più”.

Il sì al fondo salva-Stati da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dunque c’è stato. Ora, per il capo del governo, resta la partita più difficile: convincere il partito di maggioranza relativa, il M5S, che il “Mes” configurato oggi a Bruxelles sia a zero condizioni o perlomeno accettabile. Non sarà una partita facile e al premier servirà del tempo per permettere al Movimento di vagliare le eventuali trappole della linea di credito destinata a coprire spese sanitarie dirette e indirette. Ma, proprio per questo, Conte tenterà un piano B in zona Cesarini: arrivare all’attivazione del Recovery Fund nel giro di una manciata di mesi. E’ questa l’ultima strada per evitare il rischio di una frattura della maggioranza. A Consiglio Ue in corso, infatti, nel M5S serpeggiava comunque un certo scetticismo nei confronti del Mes. “Noi ci fidiamo di quello che ha detto Conte. E comunque, prima di un’eventuale sì dovremo vagliare bene l’accordo”, spiegava nel pomeriggio un pentastellato vicino ai dossier economici. E’ il Recovery Fund, nella strategia del premier, il “cavallo di Troia” per uniformare il M5S sull’intero pacchetto di aiuti dell’Ue. Un pacchetto che comprende Sure, Bei e Mes. E che – è questa la novità incassata dal premier – definisce il Recovery Fund “necessario e urgente”. E su questa partita, spiegano fonti vicino al dossier, al Consiglio Ue si è formato innanzitutto un “asse latino” composto da Italia, Francia, Portogallo e Spagna, con un lavoro in condivisione in particolare tra Conte e Emmanuel Macron. Ma nell’ok alla richiesta di Conte ha contato, e non poco, anche la sponda di Angela Merkel. Ma quanto sarà urgente il “bazooka” della commissione europea? Il fattore tempo è dirimente.

Questo Consiglio Ue ha segnato una tappa importante nella storia europea, tutti e 27 i Paesi hanno accettato di introdurre per reagire a questa crisi sanitaria, economica e sociale uno strumento innovativo, il recovery fund, un fondo per la ripresa con titoli comuni europei che andrà a finanziare tutti i Paesi più colpiti tra cui l’Italia ma non solo l’Italia” ha detto Giuseppe Conte in un videomessaggio dopo il Consiglio europeo. “È passato anche il principio che il recovery fund è uno strumento urgente e assolutamente necessario – aggiunge il premier – l’Italia è in prima fila per chiederlo e la nostra iniziativa con la lettera firmata dagli altri 8 Paesi è stata molto importante, perché uno strumento del genere era assolutamente impensabile sino ad adesso, è un nuovo strumento che si aggiungerà a quelli già varati e renderà la risposta europea molto più solida, molto più ordinata e molto più efficace”.

di Beppe Pisa

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