America Latina: cresce l’allarme, 7.600 contagi e 123 morti

America Latina: cresce l’allarme, 7.600 contagi e 123 morti

K metro 0 – Santiago – Anche in America latina e ai Caraibi cambia lo scenario sul Covid-19. Aumenta l’allarme per molti paesi: al momento si contano in totale 7.647 contagi e 123 decessi secondo i dati pubblicati nella giornata di ieri. Il Brasile e l’Ecuador restano i due paesi più colpiti, seguiti da Cile,

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K metro 0 – Santiago – Anche in America latina e ai Caraibi cambia lo scenario sul Covid-19. Aumenta l’allarme per molti paesi: al momento si contano in totale 7.647 contagi e 123 decessi secondo i dati pubblicati nella giornata di ieri. Il Brasile e l’Ecuador restano i due paesi più colpiti, seguiti da Cile, Perù, Panama, Messico, Argentina, Colombia, Repubblica Dominicana. I primi casi sono presenti anche ad Haiti. Ciascun paese vive situazioni diverse e adotta provvedimenti e strategie nazionali differenti.

Il Brasile registra 57 morti e 2.433 contagiati: si tratta ovviamente di numeri da valutare con estrema attenzione, vista l’estensione geografica del paese. La gente è chiusa in casa, anche se il presidente Jair Bolsonaro continua a esprimere pareri controtendenza sulla diffusione del Covid 19. Martedì sera, in un discorso alla nazione, ha chiesto che il Paese torni alla normalità. Ha contestato la chiusura delle scuole e degli esercizi commerciali. Nel mirino anche i governatori degli Stati e i sindaci delle città che hanno deciso di attuare singole ordinanze, come dal resto in tutto il mondo, per rallentare la diffusione dei contagi. Infatti, ieri il presidente in videoconferenza con i leader locali si è scontrato con alcuni in particolare con João Doria, governatore di San Paolo, Stato che sta pagando il prezzo più alto in termini di contagiati e decessi.

Intanto, in Ecuador si contano 27 morti, 1.082 contagiati, 1.311 casi sospetti. Il sindaco di Quito, Jorge Yunda, in una conferenza stampa ha chiesto a che coloro che sono in grado di donare cibo, che lo facciano, per rifornire la comunità in situazioni di vulnerabilità nei vari municipi della città. Inoltre, sono state rafforzate le misure di contenimento ed è stato decretato un coprifuoco dalle ore 14:00 alle 05:00 a partire da mercoledì 25 marzo. La situazione è davvero drammatica, il governo e le comunità religiose distribuiscono kit alimentari poiché la gente non può uscire di casa. Le parrocchie stanno cercando di mantenere i contatti con le persone a loro vicine per fare fronte alle necessità più urgenti distribuendo sia cibo che denaro in contante.

In Cile oggi il governo di Sebastian Pinera ha decretato la quarantena totale per sette giorni in sette municipi della regione metropolitana, provincia tra l’atro che comprende la capitale Santiago ed il suo hinterland, nel tentativo di contrastare la pandemia. Sempre in relazione all’emergenza Covid-19, il parlamento cileno ha approvato la legge che sposta al 25 ottobre la data del referendum sulla nuova costituzione.

Nella vicina Argentina si sono registrati 158 casi, il paese ha preso le misure necessarie per evitare la diffusione del Covid-19 con una quarantena nazionale che, al momento, si protrarrà fino al 31 marzo.

Il Messico sembra invece lontano dalla realtà, sembra che il Coronavirus sia solo un miraggio. Il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha invitato i cittadini a uscire e a non adottare misure esagerate di fronte all’emergenza del Covid-19. Lui stesso afferma: “Se potete farlo ed avete la possibilità economica, continuate a portare la famiglia a mangiare, nei ristoranti, nelle aziende agricole, fatelo perché significa rafforzare l’economia familiare e l’economia popolare”. Parole assurde se pensiamo a tutto quello che sta succedendo nel mondo e al numero delle vittime a livello globale.

Il Venezuela ha ricevuto dalla Russia i kit dei test per la determinazione del coronavirus, ha affermato il ministro degli Esteri del Paese latino-americano Jorge Arreaza. Intanto, il governo venezuelano ha bollato l’incriminazione di Nicolas Maduro per narco-terrorismo da parte degli Usa: “Una nuova forma di colpo di Stato”: così Il presidente Donald Trump “attacca ancora una volta il popolo venezuelano e le sue istituzioni democratiche ricorrendo a una nuova forma di colpo di stato sulla base di accuse miserabili, volgari e infondate”, ha detto in tv il ministro degli Esteri Jorge Arreaza. Il numero di casi di coronavirus nel Paese comprende attualmente 106 persone.

Spostandoci verso il Caraibi, sull’isola di Cuba le autorità hanno varato nuove misure per combattere il virus: chiusure delle scuole e università per un mese, stop al trasporto pubblico e privato tra le province del Paese. L’isola registra al momento 48 casi confermati e una vittima, un cittadino italiano di 61 anni. I turisti al momento restano chiusi negli hotel. Ieri la Conferenza dei vescovi cattolici cubani (Cocc) ha annunciato che la celebrazione delle messe avverrà senza la presenza dei fedeli. Le chiese rimarranno aperte per la preghiera personale, mentre vengono chiuse biblioteche e sospese attività pastorali e di catechesi.

Nella Repubblica Domenicana il presidente, Danilo Medina, ha annunciato nuove misure per limitare gli impatti economici della pandemia del coronavirus. Al momento sono precisamente 112 i contagiati, 52 sono in quarantena in ospedale e gli altri 57 in isolamento nel proprio domicilio. Chiusi quindi scuole, bar, ristoranti, discoteche. Anche l’aeroporti restano chiusi per chi arriva dall’Europa fino al 30 aprile.

Invece, Il governo di El Salvador ha chiesto di prorogare per altri 15 giorni per lo stato di emergenza, in vigore dallo scorso 15 marzo e in scadenza domenica prossima. Il segretario della presidenza, Ernesto Castro ha affermato: “La proroga è importante perché questa settimana e quella successiva saranno i giorni più critici della pandemia”.

Ed infine, la Bolivia segue la scia dell’El Salvador, dichiarando lo stato di emergenza sanitaria fino al prossimo 15 aprile per far rispettare la quarantena che era in vigore già da domenica scorsa. Le nuove misure prevedono un maggior coinvolgimento dell’esercito e della polizia nei controlli e la chiusura dei confini.

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