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Rassegna internazionale. Covid-19: Un Rapporto fa tremare Londra

Rassegna internazionale. Covid-19: Un Rapporto fa tremare Londra

Rassegna internazionale. Il Covid-19: Un Rapporto fa tremare Londra. Negli Usa, Gallinari racconta, mentre Sanders e Biden se le suonano in tv K metro 0 – Parigi – Il Covid-19 galoppa ormai libero nel mondo. Gli Stati hanno probabilmente preso coscienza dell’entità dell’emergenza, ma l’impressione è che in queste ore si cerchi di chiudere la

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Rassegna internazionale. Il Covid-19: Un Rapporto fa tremare Londra. Negli Usa, Gallinari racconta, mentre Sanders e Biden se le suonano in tv

K metro 0 – Parigi – Il Covid-19 galoppa ormai libero nel mondo. Gli Stati hanno probabilmente preso coscienza dell’entità dell’emergenza, ma l’impressione è che in queste ore si cerchi di chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti. O, più precisamente, quando il virus è entrato. Perché è questo che appare sempre più evidente di ora in ora, con il progredire costante delle diagnosi di positività in Europa come oltreoceano: che i giorni passati dalla quasi totalità dei governi nell’indecisione sul da farsi, ovvero sull’applicazione di misure drastiche di limitazione dei contatti sociali, verranno duramente pagati in termini sia di contagi che di durata dell’epidemia. Valga per tutti lo studio del Public Health England divulgato dal Guardian secondo il quale il Regno Unito potrebbe avere a che fare con l’agente patogeno fino al 2021 con l’80 per cento della propria popolazione infettata.

Il Rapporto. L’epidemia del nuovo coronavirus nel Regno Unito durerà fino alla primavera del 2021 e potrebbe portare al ricovero negli ospedali del paese di quasi 8 milioni di pazienti, scrive il quotidiano “The Guardian”, che oggi rivela il contenuto di un rapporto dell’Ente di salute pubblica dell’Inghilterra (PhE), riservato ai soli massimi dirigenti del Servizio sanitario nazionale del Regno Unito (Nhs). In questo documento, sottolinea il “Guardian”, si ammette per la prima volta che il coronavirus circolerà nel paese per almeno altri 12 mesi e che porterà all’estremo la sfida per un Nhs già in gravi difficoltà. Il rapporto del PhE suggerisce anche che sarà infettato l’80 per cento della popolazione del Regno Unito. Inoltre, “fino al 15 per cento (7,9 milioni di persone) potrebbe necessitare di ospedalizzazione”. Il rapporto del PhE, spiega il “Guardian”, è stato redatto negli scorsi giorni per accertare lo stato di preparazione dell’apparato di sanità pubblica e di protezione civile britannico e le conseguenze che il contagio potrebbe avere sul funzionamento di servizi essenziali come la polizia, i vigili del fuoco, i trasporti e le comunicazioni. I risultati sono stati approvati dalla dottoressa Susan Hopkins, direttrice dell’Unità di crisi del PhE.

Il racconto di Danilo Gallinari, stella del basket mondiale. “La situazione è seria: in Italia i cittadini devono comportarsi nella maniera giusta e seguire le regole del governo. Non è solo una questione politica o di ospedali: dobbiamo comportarci come una squadra”. Danilo Gallinari non dimenticherà facilmente la scena di mercoledì sera alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City, quando le squadre di Oklahoma Thunder e di Utah Jazz sono state fatte rientrare precipitosamente negli spogliatoi. La partita di Nba è stata improvvisamente annullata dopo l’ufficialità che Rudy Gobert, centro di Utah, era risultato positivo al coronavirus. “Non riuscivamo a capire cosa stesse succedendo – ha raccontato il giocatore al New York Times – Eravamo tutti sotto shock. Forse io lo ero un po’ di meno degli altri, sapendo quello che sta succedendo nel mio paese”. Gallinari è originario di un paese del lodigiano, nella zona colpita per prima dal Covid-19. “La mia famiglia è in quarantena ormai da qualche settimana – sottolinea Gallinari – Noi come cittadini italiani, e mi ci metto dentro anche io perché sono italiano anche se vivo negli Stati Uniti, abbiamo commesso un errore. Non l’abbiamo presa abbastanza sul serio e ora siamo il secondo o il terzo paese più colpito al mondo dal virus. Spero che non si commetta lo stesso errore negli Stati Uniti”.

L’ex vicepresidente Usa Joe Biden e il senatore socialista Bernie Sanders, protagonisti delle primarie del Partito democratico statunitense in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2020, si sono fronteggiati in un dibattito nazionale. Il dibattito, scrive la CNN, si è svolto in assenza di pubblico, in un clima reso surreale dall’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus che ha investito anche gli Stati Uniti. Nel loro primo faccia a faccia dall’inizio delle primarie, i due candidati hanno duellato in merito ai contenuti dei rispettivi programmi politici, concentrandosi in particolare sulla sanità. È divenuta oggetto di proclama anche l’emergenza sanitaria in atto: Biden ha dichiarato che se fosse presidente, varerebbe un “programma multi-multi-miliardario” per il contenimento del virus e il sostegno economico e che mobiliterebbe le Forze armate; secondo l’ex vicepresidente, l’emergenza sanitaria è “come una guerra”. Sanders, che promuove l’adozione di un sistema di sanità pubblica aperto anche agli immigrati irregolari, ha affermato che l’emergenza attesta l’urgenza di rivedere radicalmente il sistema sanitario statunitense. Biden ha faticato a fronteggiare le critiche di Sanders in merito alle sue passate posizioni politiche su questioni sensibili per l’elettorato progressista, come i diritti delle donne. A questo proposito, l’ex vicepresidente ha promesso di scegliere una donna come candidata alla vicepresidenza Usa. Sanders, infine, ha ribadito che in caso di sconfitta alle primarie garantirà l’unità del Partito democratico in vista dello scontro elettorale con il presidente Donald Trump.

Il primo turno delle elezioni municipali che si sono tenute ieri in tutta la Francia è stato caratterizzato da un tasso di astensionismo del 56 per cento, provocato soprattutto dalla paura del nuovo coronavirus. Come riferisce la stampa d’oltralpe, una simile situazione potrebbe convincere il governo ad annullare il ballottaggio, previsto per il 22 marzo. In alcuni comuni la partecipazione ha registrato un vero e proprio crollo. Ad Aix-en-Provence è scesa al 35,6 per cento. Il ministro della Salute, Olivier Veran, ha fatto sapere che il 17 marzo consulterà esperti e analisti per decidere sulla tenuta del voto. Molti partiti di opposizione chiedono l’annullamento. Tra questi ci sono i Verdi, i Repubblicani e il Rassemblement National di Marine Le Pen. Il primo ministro, Edouard Philippe, ha fatto sapere che ogni decisione verrà presa nella “trasparenza totale, prendendo in considerazione le misure necessarie”. Un’astensione così elevata testimonia “la preoccupazione crescente dei nostri concittadini dinnanzi all’epidemia che ci colpisce”, ha detto Philippe, sottolineando che “il voto si è svolto perfettamente”. Le autorità avevano diffuso una guida agli scrutatori che imponeva alcune accortezze come il mantenimento della distanza tra gli elettori e la presenza di gel disinfettante nei seggi.

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