K metro 0 – Londra – Per una vera e propria rivoluzione climatica servono più alberi. A quanto pare piantare gli stessi sembra una soluzione per salvare il pianeta: da Greta Thunberg a Donald Trump, alle compagnie aeree e petrolifere, tutti stanno improvvisamente impazzendo per gli alberi. Al momento il governo britannico si è impegnato
K metro 0 – Londra – Per una vera e propria rivoluzione climatica servono più alberi. A quanto pare piantare gli stessi sembra una soluzione per salvare il pianeta: da Greta Thunberg a Donald Trump, alle compagnie aeree e petrolifere, tutti stanno improvvisamente impazzendo per gli alberi. Al momento il governo britannico si è impegnato a piantare milioni di alberi all’anno, mentre altri paesi hanno in programma di farlo.
Nel Regno Unito prosegue l’impegno dei conservatori di piantare 30 milioni di alberi all’anno. Se si raggiungesse il nuovo tasso di impianto, il 17% del territorio del Regno Unito diventerebbe boscoso, contro il 13% attuale.
Prima di capire come fare a piantare nuovi alberi, scopriamo quanti sono sulla Terra. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature nel 2015 ha tentato di stabilire una stima il più possibile accurata del numero di alberi: circa 3.000 miliardi. Oltre al numero complessivo un altro dato importante riguarda il fatto che in Europa più di 4 alberi su 10 sono a rischio estinzione. A dare l’allarme è stata l’Unione internazionale per la conservazione della natura (International Union for Conservation of Nature, IUCN), che recentemente ha pubblicato la Lista Rossa di alberi europei a rischio.
Lo studio ha preso in esame ben 454 specie di alberi autoctoni presenti sul suolo europeo e ha verificato che di queste, ben 168 (il 42%) sono a rischio estinzione a livello regionale. Tra gli alberi endemici del vecchio continente addirittura il 58% è stato definito “minacciato” e il 15% (pari a 66 specie) valutato come in “serio pericolo” o a un passo dall’estinzione. Gli alberi rappresentano una risorsa, perché assorbono l’anidride carbonica, il gas principale che riscalda il nostro pianeta, quindi piantarne di più è visto da molti come una soluzione per il cambiamento climatico. Bisogna quindi impegnarsi dal peggiore dei rischi, l’estinzione e pensare davvero a un nuovo ciclo di vita degli stessi.
Ma quali problemi potrebbero esserci?
Gli alberi crescono molto lentamente, quindi non basta piantarli e poi andare via. Nei primi anni, gli alberelli sono estremamente vulnerabili a una lunga lista di minacce: siccità, tempeste, parassiti e malattie. Quindi è possibile che circa un quarto di una foresta appena piantata muore giovane. Solo quando i sopravvissuti raggiungono un’età di 20-30 anni, traggono quantità significative di anidride carbonica. A questo punto, la foresta prospererà solo se alcuni alberi vengono rimossi per consentire agli altri di svilupparsi. Se gli alberi vengono lasciati incustoditi e finiscono per morire tutto il carbonio che era stato immagazzinato sarà rilasciato.
Non bisogna dimenticare che gli alberi usano l’anidride carbonica come parte del processo di fotosintesi, con il carbonio che finisce nei rami, nel tronco e nelle radici.
Sulla questione si è espresso il prof Rob MacKenzie, dell’Università di Birmingham, che afferma: “Ci sono molte cose che non sappiamo sul processo preciso del carbonio. Abbiamo effettuato delle indagini in un laboratorio all’aperto hi-tech che gestisce una foresta nello Staffordshire. Gli strumenti sono montati su tronchi d’albero e a terra per misurare ogni aspetto del funzionamento degli alberi. La ricerca finora ha dimostrato che ogni metro quadrato attira circa 1.700g di CO2 ogni anno, rilasciando allo stesso tempo fino a 1.200g. Con l’invecchiare di una foresta, è probabile che questi flussi diventino più equilibrati”.
Le soluzioni potrebbero essere tante, in parte, si tratta di scegliere gli alberi giusti e in parte si tratta di fare in modo che la gente del posto tragga benefici.
Secondo il parere di Nathalie Seddon, professoressa di biodiversità all’Università di Oxford, è fondamentale che i programmi forestali, in particolare nei paesi in via di sviluppo, non siano imposti alle persone, ma li coinvolgano. Al contrario, come è successo per un sistema forestale nel nord-ovest della Cina, il progetto ha protetto con successo le persone che vivono lì da tempeste di polvere, ma la crescita degli alberi ha poi portato alla carenza di acqua nei villaggi a valle. Conclude affermando: “C’è un’idea che si possa comprare terra e piantare alberi, ma è troppo semplicistico, c’è il rischio di fare più male che bene”.