Dopo 30 ore, il Consiglio europeo naufraga sul quadro finanziario pluriennale

Dopo 30 ore, il Consiglio europeo naufraga sul quadro finanziario pluriennale

K metro 0 – Bruxelles – Ancora nulla da fare. Il bilancio europeo 2021-27 può attendere. Le giornate di giovedì e venerdì sono state un susseguirsi di incontri e negoziati, ma sarà necessario più tempo per arrivare ad una soluzione. Lo stesso premier Giuseppe Conte ammette che si è ancora lontani dal compromesso, ribadendo che

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K metro 0 – Bruxelles – Ancora nulla da fare. Il bilancio europeo 2021-27 può attendere. Le giornate di giovedì e venerdì sono state un susseguirsi di incontri e negoziati, ma sarà necessario più tempo per arrivare ad una soluzione.

Lo stesso premier Giuseppe Conte ammette che si è ancora lontani dal compromesso, ribadendo che Roma e altre capitali vorrebbero più risorse, un futuro meno “frugale” e un’Europa “ambiziosa”. “Al termine di questo incontro una volta constatato, a dispetto della nottata impiegata, che non c’è possibilità di convergere – spiega – l’Italia ha ricevuto mandato, insieme alla Romania e al Portogallo, per elaborare una contro proposta che sia invece in linea con il nostro disegno”. Con ogni probabilità, a marzo verrà convocato un nuovo Consiglio europeo straordinario.

Durante la giornata di venerdì, Conte partecipa alla riunione dei Paesi “amici della coesione”. E’ una compagine variegata e numerosa: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Ma è particolarmente determinato anche il fronte opposto, composto appunto da quattro “frugali”: Svezia, Danimarca, Olanda, e Austria, tutti contributori netti, vogliono restare su una soglia di spesa attorno all’1% del Pil. La cancelliera tedesca Angela Merkel, pur chiedendo una spesa contenuta, non si iscrive appieno al fronte rigorista. Non a caso, nella pausa pranzo, Merkel si siede a tavola assieme al premier Conte, al presidente francese Emmanuel Macron, e ai colleghi di Portogallo, Lussemburgo e Belgio. Conte dà poi risalto al bilaterale con il premier spagnolo Pedro Sanchez, sottolineando che “per le grandi sfide che ci attendono come occupazione, crescita, Green Deal e immigrazione, non accettiamo compromessi al ribasso o risposte insoddisfacenti”.

I leader del rigore, rifiutando riunioni bilaterali, si presentano uniti dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Lo svedese Stefan Lofven, l’austriaco Sebastian Kurz, l’olandese Mark Rutte e la danese Mette Frederiksen, confermano la loro volontà: diminuire le risorse per capitoli come agricoltura e coesione, mantenendo allo stesso tempo i cosiddetti “rebates”. Questi, fortemente avversati da Italia e dai suoi alleati, prevedono rimborsi proprio per i frugali. Anche Merkel ribadisce la volontà di avere un rimborso. Michel, nel tardo pomeriggio di venerdì, tenta l’ultima carta: abbassa ulteriormente la soglia della spesa all’1,069% del Pil, facendo infuriare diversi tra chi la chiede più ambiziosa. Nell’ultima bozza vengono assicurati i rebates ai frugali, mantenendo anche i privilegi sui dazi doganali per l’Olanda. Ma sembra più un tentativo per capire l’effetto che fa, in attesa dei prossimi negoziati.

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