Eurostat. Germania a crescita zero e anche l’Europa rallenta. La Cina spaventa l’Europa

Eurostat. Germania a crescita zero e anche l’Europa rallenta. La Cina spaventa l’Europa

K metro 0 – Bruxelles – Sul fronte del Pil si susseguono notizie sempre più allarmanti con lo sfondo di un virus cinese che spaventa in maniera crescente. La frenata di Pechino potrebbe infatti raggiungere anche il 5% negli scenari peggiori, come pronostica uno studio di Intesa SanPaolo. Anche l’Italia naturalmente non è immune. E

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K metro 0 – Bruxelles – Sul fronte del Pil si susseguono notizie sempre più allarmanti con lo sfondo di un virus cinese che spaventa in maniera crescente. La frenata di Pechino potrebbe infatti raggiungere anche il 5% negli scenari peggiori, come pronostica uno studio di Intesa SanPaolo. Anche l’Italia naturalmente non è immune. E nella sua periodica congiuntura flash il centro studi di Confindustria parla di un’Italia senza crescita anche nel primo scorcio del 2020 con export in difficoltà, occupati stabili, segnali contrastanti sui consumi, mentre manca il credito alle imprese e ci sono dubbi sulla crescita degli investimenti. E queste condizioni sono decisamente influenzate anche dai rischi crescenti in arrivo dalla Cina in emergenza sanitaria. A preoccupare è poi la frenata della locomotiva tedesca con Berlino ormai in stagnazione. Il Pil della Germania ha infatti mostrato nel quarto trimestre del 2019 una variazione nulla rispetto al trimestre precedente, deludendo le attesedegli analisti che si aspettavano una crescita dello 0,1%. Il dato evidenzia poi un rallentamento rispetto al +0,5% del primo trimestre 2019, alla contrazione dello 0,2% nel secondo trimestre e una risalita dello 0,2% nel terzo trimestre del 2019. Sull’insieme dell’anno il Pil della Germania è salito dello 0,6%. Dati inferiori alle attese e commentati con cautela dai principali analisti.

Il prodotto interno lordo dell’area euro è salito dello 0,1%, dato destagionalizzato, nel quarto trimestre del 2019 rispetto al terzo, segnando una crescita dello 0,9% rispetto al quarto trimestre del 2018, comunica Eurostat. L’aumento congiunturale è in linea con il consensus, la media delle attese degli analisti, mentre quello congiunturale è leggermente peggiore delle previsioni. Nell’intero 2019 il Pil dell’Eurozona è aumentato dell’1,2%. Nell’Ue a 27 il Pil è salito dello 0,1% congiunturale nel quarto trimestre e dell’1,2% tendenziale; la crescita nell’intero anno è stimata all’1,4%. Negli Usa il Pil è salito dello 0,5% congiunturale e del 2,3% tendenziale nel quarto trimestre, rispettivamente cinque volte tanto e oltre il doppio rispetto all’Eurozona. Migliora la bilancia commerciale dell’area euro. Nel dicembre 2019 l’Eurozona, sempre secondo Eurostat, ha esportato beni nel resto del mondo per 186,1 miliardi di euro, in aumento tendenziale del 4,8%, importando merci per 163 miliardi, in crescita dell’1,1%, registrando un avanzo di 23,1 miliardi, rispetto ai 16,3 miliardi del dicembre 2018. Il commercio all’interno dell’area euro è salito a 145,5 miliardi in dicembre, +1% rispetto ad un anno prima. Il numero degli occupati è aumentato dello 0,3% nell’area dell’euro e dello 0,2% nell’UE a 27 nel quarto trimestre del 2019, rispetto al trimestre precedente.

Nel terzo trimestre del 2019, l’occupazione è cresciuta dello 0,1% in entrambe le zone, rileva Eurostat. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’occupazione è aumentata dell’1,0% nell’area dell’euro e dello 0,9% nella UE27 nel quarto trimestre del 2019, dopo rispettivamente + 1,0% e + 0,8% nel terzo trimestre 2019. Secondo una stima della crescita annuale per il 2019, sulla base di dati trimestrali, l’occupazione è cresciuta dell’1,1% nell’area dell’euro e dell’1,0% nell’UE27.

“L’economia tedesca rimane bloccata tra un solido consumo privato e un settore manifatturiero paralizzato in particolare dalle guerre commerciali”, commenta Carsten Brzeski, capo economista di Ing per la Germania.  “L’economia tedesca è di fatto in stagnazione dall’estate del 2018”, aggiunge, spiegando che “l’impatto del coronavirus sull’economia cinese potrebbe ritardare qualsiasi rimbalzo nel settore manifatturiero tedesco”. E la frenata cinese potrebbe essere più ampia del previsto. Il Pil nel 2020, potrebbe fermarsi sotto il 5%, al 4,9%, se il numero dei contagiati dal coronavirus continuasse a salire e le misure di prevenzione si prolungassero anche nel secondo trimestre prevede la Direzione Studi di Intesa Sanpaolo che effettua una preliminare revisione al ribasso delle previsioni di crescita del Pil della Cina da un precedente 5,8% a 5,4% per il 2020 nello scenario di base. A pesare in particolare una frenata temporanea dei consumi privati e degli investimenti dal lato della domanda, e dell’attività manifatturiera e dei servizi dal lato dell’offerta. E secondo gli analisti di Intesa San Paolo i rischi nello scenario di base sono al ribasso sia per la Cina sia per il resto del mondo, considerato il grado di integrazione economica e finanziaria tra i paesi: e le prospettive sono peggiori rispetto a quelle registrati nel 2003, al tempo dell’epidemia di Sars.

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