Ue. Ok a 32 progetti sul gas, che fine farà il Green Deal?

Ue. Ok a 32 progetti sul gas, che fine farà il Green Deal?

K metro 0 – Bruxelles – L’Unione europea ha conferito ufficialmente il proprio sostegno a favore di 32 progetti riguardanti infrastrutture per il gas. Una mossa che gli esperti credono possa legare l’Europa ai combustibili fossili ancora per diverse generazioni. I parlamentari hanno votato a favore della proposta della Commissione europea – con 443 voti,

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K metro 0 – Bruxelles – L’Unione europea ha conferito ufficialmente il proprio sostegno a favore di 32 progetti riguardanti infrastrutture per il gas. Una mossa che gli esperti credono possa legare l’Europa ai combustibili fossili ancora per diverse generazioni.

I parlamentari hanno votato a favore della proposta della Commissione europea – con 443 voti, 169 contrari e 36 astenuti – mercoledì, alimentando le lamentele delle organizzazioni ambientaliste per l’ipocrisia di Bruxelles sull’emergenza climatica. Il costo totale dell’infrastruttura ammonterà circa a 29 miliardi, il 50% di ogni progetto verrà coperto dai contribuenti. L’agenzia di consulting Artleys in un resoconto ha svelato come la maggior parte delle iniziative, che spaziano dall’Irlanda alla Croazia, non siano “necessarie”. I gruppi in difesa dell’ambiente hanno sottolineato come le compagnie del gas stiano raccogliendo i frutti delle pressioni esercitati e della posizione di vantaggio del settore all’interno delle istituzioni. Colin Roche, coordinatore per la giustizia climatica di Friends of the Earth Europe, ha detto: “Questa ipocrisia climatica deve finire. Seguiranno disastri come quello avvenuto in Australia, la storia non avrà un occhio di riguardo per i sostenitori dei combustibili fossili”. Molti credono che il ‘Green Deal’ non possa mai essere attuato se si continuerà a usufruire dei combustibili fossili. Il commissario per l’Energia europeo, Kadri Simson, ha chiesto al parlamento di supportare la proposta visto che 151 dei progetti erano legati all’elettricità piuttosto che al gas.

In vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio, la Presidente von der Leyen ha tenuto un discorso al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria sulle ambizioni della Commissione in merito all’adozione del prossimo bilancio europeo 2021-2017.

Presidente ha dichiarato: “Abbiamo obiettivi politici comuni molto chiari: dobbiamo essere il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, vogliamo essere pronti per l’era digitale e assicurarci che i cittadini e le regioni traggano il massimo vantaggio da queste grandi trasformazioni tramite investimenti nell’istruzione e nella formazione, per prepararli alle professioni del futuro. Ma il tempo stringe e lo ripeto, se non si giunge a una decisione in tempi rapidi sul prossimo bilancio, l’anno prossimo non potremo iniziare a investire in queste priorità. Lo sappiamo tutti che questi negoziati non saranno facili, ma sappiamo anche che i cittadini non capiranno se i decisori non riusciranno ad accordarsi sui finanziamenti necessari per realizzare queste priorità. Abbiamo la responsabilità condivisa, con il Consiglio e il Parlamento europeo, di far progredire i negoziati per l’Europa”.

Nel frattempo, almeno apparentemente, la Francia sta cercando di fare il proprio in questo senso. Il governo francese ha annunciato un piano ieri che andrà a ridurre le emissioni nocive. All’interno dello stesso anche la proposta di una nuova auto blindata ibrida per il presidente francese, Emmanuel Macron. Tra le altre iniziative ci sarebbe un bonus di 200 euro per i dipendenti pubblici che utilizzeranno il car-sharing o delle bici per recarsi al lavoro. Il ministro dell’Ambiente, Elisabeth Borne, ha dichiarato che le misure entreranno in funzione a luglio. Lo stato, inoltre, smetterà di acquistare plastica usa e getta e incomincerà a utilizzare ingredienti organici al 20% nelle mense. Gli scienziati hanno più volte ribadito come le emissioni di anidride carbonica e di altri gas nocivi debbano diminuire il prima possibile. L’obiettivo è quello dell’accordo di Parigi, ovvero di mantenere il surriscaldamento globale sotto i due gradi centigradi – idealmente un grado e mezzo – entro la fine del secolo.

Anche le compagnie energetiche si stanno in parte adeguando, come la British Petroleum. Mercoledì ha infatti annunciato di voler eliminare, o comunque diminuire, le emissioni nocive prodotte nelle proprie operazioni entro il 2050. Una mete ambiziosa, nata dall’esigenza di combattere le pressioni riguardanti i cambiamenti climatici e, magari, per diversificare le entrate. L’intenzione è sia quella di ottenere zero emissioni nella propria produzione di energia ma anche di ridurre l’anidride carbonica creata dai propri clienti. Per ottenere ciò, non solo si dovrà passare a fonti pulite di energia ma si dovranno anche trovare nuove tecnologie per far diminuire le emissioni o per estrarre la stessa anidride dall’atmosfera. Nel comunicato di BP, tuttavia, non si è entrati così nel dettaglio. Si è trattato piuttosto di una dichiarazione di intenti di una compagnia che vuole rimanere viva all’interno dell’industria energetica. “Le scorte di carbone del mondo sono limitate e si stanno esaurendo in fretta; c’è bisogno di una transizione rapida”, ha dichiarato l’amministratore delegato, Bernard Looney che poi ha aggiunto: “Vogliamo un’energia che sia affidabile e abbordabile ma non è abbastanza. Dovrà essere pulita”.

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