Rassegna europea. Svizzera sì alla legge contro l’omofobia. Francia, riforma delle pensioni. Caos Cdu in Germania

Rassegna europea. Svizzera sì alla legge contro l’omofobia. Francia, riforma delle pensioni. Caos Cdu in Germania

K metro 0 – Parigi – Al di là delle notizie che giungono dalla Cina sulla diffusione del Coronavirus, ormai giunta a quasi mille decessi e quarantamila colpiti, numeri che si aggiornano di ora in ora, in Europa sono accaduti eventi importanti in questi giorni. Ve ne raccontiamo tre. La Svizzera approva con referendum la

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K metro 0 – Parigi – Al di là delle notizie che giungono dalla Cina sulla diffusione del Coronavirus, ormai giunta a quasi mille decessi e quarantamila colpiti, numeri che si aggiornano di ora in ora, in Europa sono accaduti eventi importanti in questi giorni. Ve ne raccontiamo tre. La Svizzera approva con referendum la legge che vieta atti di natura omofobica. In Francia, centinaia di intellettuali firmano una petizione per chiedere al presidente Macron un referendum sulla riforma delle pensioni, che tanti conflitti ha suscitato. In Germania, dopo lo choc in Turingia, dove il governatore liberale è stato eletto coi voti dell’Afd, formazione di estrema destra, ed è stato costretto a dimettersi, sono seguite le dimissioni della delfina di Angela Merkel alla guida della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer.

Con più del 62% dei voti, l’iniziativa sulla legge che vieta atti di odio nei confronti degli omosessuali ha riscontrato il favore degli elettori della Confederazione Elvetica. Ne dà notizia il quotidiano francese Liberation. Ogni discriminazione che faccia appello all’odio in ragione dell’orientamento sessuale sarà punito con una multa o con il carcere. Vent’anni dopo la Francia, il Belgio e la Svezia, la Svizzera trasforma in reato penale l’omofobia, un gran passo avanti nella civiltà dei rapporti umani. Tuttavia, scrive Liberation, i sondaggi all’inizio della campagna referendaria avevano previsto il risultato favorevole al “Sì” in uno degli ultimi Paesi europei senza protezione giuridica per le persone Lgbt.

La nuova legge, che sanziona l’omofobia con pene analoghe a quelle previste per atti di razzismo e di antisemitismo – fino a tre anni di carcere – era stata adottata nel novembre del 2018 dall’Assemblea nazionale federale. Colmando una lacuna della legislazione svizzero, il deputato socialista, Mathias Reynar ha giustificato questa riforma del Codice penale sul fatto che “il diritto deve corrispondere alla realtà di una società. La norma antirazzismo è stata creata nel 1995 per rispondere all’emergenza di un problema. Oggi, ci troviamo dinanzi a violenze e discriminazioni che costringono gli omosessuali talvolta al suicidio. È dunque necessario adattare il diritto per evitare sofferenze”. Inoltre, prosegue Liberation, per fare ostruzionismo verso l’entrata in vigore della legge, le formazioni della destra populista e della destra estrema cristiana avevano richiesto un referendum sulla questione. Al contrario dei socialisti, dei versi, dei liberali, dei cristiano-democratici e della stessa Chiesa riformata di Zurigo, essi vedevano nella legge una nuova forma di “censura”. Ma non hanno convinto gli elettori, se no quelli dei cantoni di lingua tedesca di Uri, Appenzell Rhodes e Schwytz. O meglio, scrive infine Liberation, il Sì alla legge rende un reato penale l’omofobia è un buon indicatore dell’accoglienza favorevole riservata ai diritti Lgbt in Svizzera, proprio nel momento in cui si discute del matrimonio per tutti – ma non per le lesbiche – dopo l’avallo del governo svizzero in gennaio.

Il quotidiano Le Monde dedica un lungo editoriale alle tante personalità che hanno firmato un appello a Macron per sottoporre a referendum la rifora del sistema previdenziale in Francia. “Signor presidente”, si legge nell’appello, “sottoponga a referendum la sua riforma delle pensioni”. L’appello ha raccolto fin dalla prima ora 140 firme di responsabili di associazioni, politici di sinistra, sindacalisti, sociologi, avvocati, ma anche di personalità del mondo dello spettacolo. “Il livello di sfiducia nei confronti di questa riforma”, scrive l’appello riportato da Le Monde, “con più di due mesi di mobilitazione e una maggioranza di francesi che ne chiedono sempre il ritiro pone un problema democratico enorme”. Tra le firme di rilievo, continua Le Monde, spiccano quelle del leader di La France insoumise (LFI) Jean-Luc Mélenchon, del segretario nazionale di Europe Ecologie-les Verts (EELV), Julien Bayou,  e del primo segretario del Partito socialista, Olivier Faure. “A questo punto, solo una consultazione popolare permette di decidere”, aggiungono il regista Bertrand Tavernier, l’attrice e regista Jeanne Balibar, e lo storico e demografo Emmanuel Todd. “Un referendum sul ritiro del progetto governativo sulle pensioni deve essere organizzato perché il popolo deve avere l’ultima parola” sostengono. I firmatari dell’appello deplorano che all’Assemblea nazionale, dove attualmente è in discussione la riforma in commissione, “tutto è organizzato per contenere il dibattito, zittirlo dinanzi all’opinione pubblica, e incitare i parlamentari a votarla a scatola chiusa”. La commissione speciale sulle pensioni all’Assemblea nazionale è stata per una settimana teatro di un braccio di ferro permanente tra i deputati “insoumis” e la maggioranza, col rischio di arrestare il dibattito e di portarlo in aula senza aver discusso dell’intero progetto di legge. Tra gli altri firmatari della petizione figurano il segretario nazionale del Partito comunista francese Fabien Roussel e Aurélie Trouvé, portavoce di Attac (Association pour la taxation des transactions financières et pour l’action citoyenne).

La svolta della Cdu in Germania. Il quotidiano britannico The Guardian concede molto spazio alla rivoluzione nella Cdu dopo il caos provocato in Turingia dalla elezione del governatore liberale coi voti dell’Afd, governatore dimessosi subito dopo. Annegret Kramp-Karrenbauer, successore di Merkel alla guida della Cdu ha dunque annunciato che non correrà per il posto di cancelliere alle prossime elezioni federali e medita di lasciare il posto da leader nella Cdu. Annegret Kramp-Karrenbauer, 57 anni, aveva vinto la competizione per succedere ad Angela Merkel nel dicembre del 2018 ed era considerate la candidate più credibile per dare continuità alla corsa centrist a posto di cancelliere. Ma AKK, scrive il Guardan, ha lottato parecchio per costruirsi un’immagine all’ombra della Merkel, anche quando ha accettato di diventare ministro della Difesa lo scorso luglio. Interrogativi sulle sue capacità di controllo su una Cdu sempre più divisa erano stati resi pubblici la scorsa settimana, quando alcuni parlamentari della Turingia avevano votato con l’Afd per battere il premier uscente Bodo Ramelow, della Linke, il partito di sinistra. L’inconsueta decisione di Merkel di intervenire nella questione, annunciando come fosse “imperdonabile” per i partiti democratici vincere maggioranze con l’aiuto dell’Afd, ha accentuato la perdita di autorità della Kramp-Karrenbauery. Lunedì mattina, il settimanale Der Spiegel riportava che Kramp-Karrenbauer aveva citato proprio le posizioni equivoche di certi parlamentari del suo partito verso l’Afd e Die Linke come ragioni per le sue dimissioni, ed aveva ribadito che ella era contraria alla cooperazione con entrambi i partiti.

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