La Germania in forte affanno e tira giu’ l’economia europea

La Germania in forte affanno e tira giu’ l’economia europea

K metro 0 – Berlino – L’industria tedesca è in forte affanno. Va male la produzione, soprattutto quella dell’auto – tradizionale locomotiva del Paese – e l’intera Europa rischia di rallentare, coinvolta in un complesso effetto di contraccolpi che vedono agire contemporaneamente le tensioni globali dovute al virus-Cina, agli Usa di Trump e alla Brexit.

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K metro 0 – Berlino – L’industria tedesca è in forte affanno. Va male la produzione, soprattutto quella dell’auto – tradizionale locomotiva del Paese – e l’intera Europa rischia di rallentare, coinvolta in un complesso effetto di contraccolpi che vedono agire contemporaneamente le tensioni globali dovute al virus-Cina, agli Usa di Trump e alla Brexit.

Nel 2019 il Pil tedesco è cresciuto solo dello 0,6%, l’incremento più lieve degli ultimi 6 anni , come calcola Destatis, l’istituto federale di statistica. Il buco nero è rappresentato dal settore manifatturiero dove la flessione è del 3,6%.

Il bollettino Eurostat del maggio scorso segnalava come le economie europee fossero strettamente interconnesse e trovassero il loro fulcro proprio negli scambi con la Germania. Per tutti i Paesi Ue il principale partner per le esportazioni di beni era un altro Stato dell’Unione. Fanno eccezione la Germania, l’Irlanda e il Regno Unito (che privilegiano come destinatari dei loro prodotti gli Stati Uniti), Cipro (che guarda alle Isole Cayman) e la Lituania (che esporta principalmente in Russia).

Per ben 17 Paesi europei la destinazione preminente dell’export è la Germania, che si rivela pertanto un grande importatore di beni prodotti all’interno del Vecchio continente. Quest’ultima soddisfa il 32% delle esportazioni della Repubblica Ceca, il 30% di quelle dell’Austria, il 28% di quelle provenienti dalla Polonia e il 27% per Ungheria e Lussemburgo. Gli Stati Uniti, invece, rappresentano il 28% dell’export dell’Irlanda mentre la Spagna accoglie un quarto delle esportartazioni portoghesi. L’Italia ha come principale destinazione del proprio export la Germania (12,5%), seguita dalla Francia (10,5%) e dagli Stati Uniti (9,2%).

Ecco perché le oscillazioni del Pil tedesco e la debolezza politica di Berlino non possono essere sottovalutate.

Il barometro non segna bel tempo. A dicembre la Francia a registra un calo del 2,8% del Pil rispetto al mese precedente, mentre su base annua la produzione industriale è scesa del 3% contro un +1% stimato. Certo, bisogna considerare gli effetti degli scioperi che scuotono Parigi in questi mesi, ma la situazione è tutt’altro che rosea.

Il Paese che, a cascata, rischia maggiori ripercussioni dalla frenata industriale europea è l’Italia. Le novità dello scenario economico globale possono cancellare nel 2020 il timido percorso di crescita degli ultimi tempi, del resto invertitosi già nell’ultimo trimestre del 2019.

Qualche mese fa il Fondo monetario internazionale aveva dimezzato le previsioni di crescita globale portando al 3,5% quelle relative al 2020. In parallelo ha fatto circolare un report che indica cinque economie nazionali a rischio. Eccole: Italia definita “in stagnazione”; Regno Unito per effetto della combinazione Pil in calo e caos Brexit; Germania, le cui esportazioni sono in forte calo; il Messico dove investimenti e servizi sono in crisi; il Brasile , stretto tra bassa produzione e alta disoccupazione.

Anche l’Economist, tradizionalmente poco propenso al pessimismo, non dà buone notizie e disegna uno scenario preoccupante: “Prevede non solo che Donald Trump alzerà i termini dello scontro — chiunque sia il suo sfidante — dividendo ulteriormente il Paese, ma che mentre gli effetti della guerra commerciale con la Cina si faranno sentire ugualmente. E prevede che l’Europa, con la Brexit e una Germania indebolita dalla sua dipendenza dalle esportazioni e dal declino del governo Merkel, non riuscirà a dare una risposta politica forte alla crisi economica”.

Come scrivono ormai tutti gli analisti, “Se la Germania starnutisce, l’Europa ha il raffreddore”.

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Andrea Lazzeri
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