Ue. L’Alto rappresentante Borrell in Iran: incontrerà Zarif

Ue. L’Alto rappresentante Borrell in Iran: incontrerà Zarif

K metro 0 – Teheran – Joseph Borrell, Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell’Unione europea, sarà in Iran per incontrare i leader del Paese. Lo hanno riportato le principali testate giornalistiche nazionali domenica, in un momento particolarmente difficile per quanto riguarda le tensioni regionali. La visita è vista come una

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K metro 0 – Teheran – Joseph Borrell, Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell’Unione europea, sarà in Iran per incontrare i leader del Paese. Lo hanno riportato le principali testate giornalistiche nazionali domenica, in un momento particolarmente difficile per quanto riguarda le tensioni regionali.

La visita è vista come una mossa in extremis dell’Ue di salvare l’accordo sul nucleare del 2015 stretto tra Teheran e le altre potenze mondiali. Le scintille tra l’Iran e gli Stati Uniti sono aumentate esponenzialmente sin da quando il presidente Usa, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’intesa, imponendo nuove sanzioni nei confronti di Teheran nel 2018. Quest’ultima ha risposto con una graduale contravvenzione alle regole del patto. Borrel incontrerà il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, e altri funzionari oggi, secondo quanto riportato dall’IRNA. Si tratta della sua prima visita dal suo insediamento, nonostante abbia già incontrato Zarif a gennaio a Bruxelles. In quell’occasione i ministri degli Esteri europei avevano organizzato un meeting per discutere la crisi tuttora in essere. Dopo il raid aereo statunitense che ha ucciso il generale iraniano Qassim Soleimani, l’Iran ha annunciato che non rispetterà i limiti sulle centrifughe da utilizzare per arricchire l’uranio. A circa un mese, poi, dall’attacco alle forze Usa in Iraq, una calma insolita si è posata su tutto il Medio Oriente. I caccia continuano a decollare dalla portaerei USS Harry S. Truman e almeno apparentemente, sembra che l’Iran abbia deciso di cambiare atteggiamento. Questo quanto fatto evincere dal generale della marina degli Stati Uniti, Frank McKenzie nel suo discorso ai 5mila membri a bordo della nave. “Siete qui perché non vogliamo una guerra con l’Iran. E un nemico pensa due volte prima di iniziare un conflitto in presenza di una portaerei”, ha dichiarato e poi ha aggiunto: “Abbiamo un deterrente che può portare Teheran a non far scoppiare una guerra”.

L’Iran avrebbe convinto i partner europei dell’accordo sul nucleare – Francia, Germania e Gran Bretagna – a non avviare “per il momento” il meccanismo di risoluzione delle dispute sull’intesa, a seguito del quale Teheran aveva minacciato di uscirne definitivamente. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mousavi.

Se avviato, il meccanismo potrebbe portare in ultima istanza al ripristino delle sanzioni Onu alla Repubblica islamica. Di fronte a questa eventualità, Teheran aveva minacciato di ritirarsi anche dal Trattato di non proliferazione nucleare.

“I ragionamenti e gli argomenti dell’Iran e la lettera di 14 pagine sulla questione inviata dal ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif”, all’Alto rappresentante Ue, Josep Borell, “li hanno convinti a bloccare per il momento il meccanismo”, ha detto Mousavi, citato dall’Irna.

Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, intanto, ha visitato il Kazakistan, prima di arrivare in Uzbekistan. Inizialmente ha incontrato alcune persone i cui parenti sono scomparsi o sono stati detenuti dalla Cina nell’iniziativa di repressione dei musulmani e altre minoranze etniche e religiose nella regione occidentale di Xinjian. Successivamente, si è complimentato per il rimpatrio di diversi combattenti dello Stato Islamico dall’Iraq e dalla Siria, un’operazione che ha coinvolto complessivamente circa 600 persone. Agli organi di stampa, domenica, ha ricordato quanto sia imponente la presenza della Cina in termini di investimenti e di influenza. Tra le altre cose ha ribadito la volontà di metter fine alla repressione delle minoranze. Il messaggio è simile a quello recapitato ad altri Paesi, ovvero che l’attrattiva degli investimenti cinesi ha un costo per la sovranità e può danneggiare, invece che aiutare, lo sviluppo a lungo termine di una nazione. “Sosteniamo la libertà del Kazakistan di scegliere con chi stringere affari ma sono sicuro che i migliori esiti arrivino con i partner americani”, ha dichiarato per poi continuare così: “Gli accordi sono equi. Vengono creati nuovi posti di lavoro. I contratti sono trasparenti. Le aziende sono attente all’ambiente e alla qualità del lavoro”. Pochi istanti dopo il suo arrivo in Uzbekistan, nella serata di ieri, ha partecipato a un meeting con alcuni leader religiosi per discutere la libertà religiosa. Oggi incontrerà altri funzionari e si intratterrà per un faccia a faccia con i ministri degli esteri delle cinque nazioni centro-asiatiche.

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