Il mondo arabo rifiuta il piano di Trump. Amnesty lo giudica “vergognoso”

Il mondo arabo rifiuta il piano di Trump. Amnesty lo giudica “vergognoso”

K metro 0 – Roma – L’Autorità nazionale palestinese (Anp) considera il piano per la pace in Medio Oriente annunciato il 28 gennaio dal presidente statunitense, Donald Trump, come l’annullamento di fatto degli accordi di Oslo. Lo sostiene l’Anp in una dichiarazione firmata dal presidente Mahmoud Abbas e consegnata a esponenti del governo dello Stato

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K metro 0 – Roma – L’Autorità nazionale palestinese (Anp) considera il piano per la pace in Medio Oriente annunciato il 28 gennaio dal presidente statunitense, Donald Trump, come l’annullamento di fatto degli accordi di Oslo.

Lo sostiene l’Anp in una dichiarazione firmata dal presidente Mahmoud Abbas e consegnata a esponenti del governo dello Stato ebraico da una delegazione di Ramallah. Secondo quanto riferisce l’emittente israeliana “Channel 12”, i delegati palestinesi, guidati dal ministro degli Affari civili Hussein al Sheikh hanno incontrato il ministro delle Finanze israeliano, Moshe Kahlon, con lo scopo di far sapere a Israele che l’Anp considera il piano presentato martedì a Washington come l’annullamento degli accordi di pace di Oslo. Questo implica che i palestinesi non si sentono più vincolati agli impegni sinora assunti con Israele, compresa la cooperazione in materia di sicurezza. “Il piano rappresenta il rifiuto americano e israeliano degli accordi di Oslo – si legge nella missiva in arabo firmata da Abbas – pertanto l’Anp si considera libera di ignorare gli accordi con Israele, inclusa la cooperazione in materia di sicurezza”. Al Sheikh avrebbe anche riferito a Kahlon alcuni dettagli sul modo in cui i vertici dell’Anp hanno vissuto la divulgazione del cosiddetto “accordo del secolo” per la pace tra israeliani e palestinesi. Il presidente Abbas avrebbe rifiutato sia una lettera scritta che una telefonata da parte di Trump, che tentava di comunicare con l’Anp prima di rendere noto il piano di pace a Washington. Kahlon ha suggerito ai palestinesi di non fare alcun passo avventato, invitandoli ad evitare eventuali atti di violenza. Il ministro israeliano ha inoltre suggerito ai palestinesi di moderare la propria reazione alla divulgazione del piano statunitense almeno fino a dopo le elezioni in Israele, previste per il 2 marzo prossimo.

Le fibrillazioni nel mondo arabo. Il ministro degli Esteri dell’Iraq, Mohammed Ali al Hakim, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo della Giordania, Ayman al Safadi, a proposito del piano di pace per il conflitto israelo-palestinese proposto il 28 gennaio scorso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si legge in un comunicato della diplomazia di Baghdad. “Le due parti hanno discusso degli ultimi sviluppi della situazione, dei contenuti del cosiddetto ‘Accordo del secolo’ annunciato dagli Stati Uniti e dei suoi effetti sulla stabilità della regione, in particolar modo per i palestinesi e i giordani”, riporta il documento. I due ministri hanno anche avuto un confronto “sull’importanza di ridurre le tensioni nella regione e di proteggerne la sicurezza”.  L’ente egiziano delle fatwa “Dar al Iftaa” ha ribadito l’identità araba di Gerusalemme e della moschea di Al Aqsa, un giorno dopo l’annuncio del piano di pace statunitense in Medio Oriente. “La storia testimonia che Gerusalemme e la moschea di Al Aqsa sono identità arabe e rimarranno arabe fino al Giorno del Giudizio”. Il ministero degli Esteri egiziano ha rilasciato una dichiarazione in cui invita palestinesi e israeliani a studiare la “visione” statunitense della pace e ad aprire canali di dialogo per riprendere i negoziati sotto gli auspici Usa. Il presidente del parlamento algerino, Slimane Chenine, ha dichiarato oggi, a margine della 15ma Conferenza dell’Unione delle assemblee dei paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci) a Ouagadougou, in Burkina Faso, che “il cosiddetto ‘Accordo del secolo’ sul Medio Oriente è una versione rivista delle tesi dell’entità sionista”, sottolineando che “l’Algeria sarà sempre al fianco del popolo palestinese con parole e fatti”. Chenine ha spiegato che “la diplomazia parlamentare è uno strumento efficace per promuovere l’interazione tra le istituzioni legislative e nel quadro dei sindacati parlamentari regionali e internazionali, al fine di difendere le cause legittime, la più importante delle quali è la questione palestinese”.

Cautela negli Stati Uniti. Ma giunge il feroce commento di Amnesty International contro il piano Trump. Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump e suo consigliere per il Medio Oriente, ha espresso la speranza che Israele attenda fino a dopo le elezioni del 2 marzo per attuare l’annessione delle colonie in Cisgiordania e della Valle del Giordano. Parole che suonano come una doccia fredda per la destra israeliana, convinta di aver ricevuto dalla Casa Bianca lunedì luce verdi ai suoi progetti di espansione, in occasione della presentazione del contestato piano di pace Usa per la regione. Allora, l’ambasciatore Usa in Israele David Friedman aveva sostenuto che lo Stato ebraico “non deve attendere affatto” per agire. Ma per Kushner, “la speranza è che aspetteranno fino a dopo le elezioni”. “Inizieremo a lavorare ora sulle questioni tecniche – ha proseguito in un’intervista – ma penso che avremo bisogno di un governo israeliano in carica per andare avanti”.

“Il vergognoso pacchetto di proposte dell’Amministrazione Trump per violare il diritto internazionale e privare ancor di più i palestinesi dei loro diritti, è un manuale di istruzioni per ulteriore sofferenza e abusi in Israele e nei Territori palestinesi occupati”. Così Amnesty International ha commentato il cosiddetto ‘Accordo del secolo’, il piano per il Medio Oriente annunciato da Donald Trump. L’organizzazione ha sollecitato la comunità internazionale a “respingere le misure contrarie al diritto internazionale previste” dal piano annunciato da Trump, come “l’estensione formale della sovranità di Israele sulla Valle del Giordano e sulla maggior parte degli insediamenti illegali nel resto della Cisgiordania occupata in cambio di terre che si trovano attualmente all’interno di Israele”. L’amministrazione Trump “ha posto l’enfasi sullo scambio di terre, ma in realtà la proposta significa annettere ulteriore territorio palestinese da parte di Israele, cosa che costituirebbe un’evidente violazione del diritto internazionale umanitario – ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International – Nel corso di oltre mezzo secolo di occupazione, Israele ha imposto un sistema di discriminazione istituzionale nei confronti dei palestinesi, negando i loro diritti fondamentali e l’accesso a rimedi giudiziari efficaci contro le violazioni. La proposta di accordo equivale a un’accettazione di queste politiche brutali e illegali”.

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