Economia. Il coronavirus stende i mercati: ora la prova Brexit

Economia. Il coronavirus stende i mercati: ora la prova Brexit

K metro 0 – Londra – I mercati azionari globali sono apparsi in seria difficoltà, con relativo crollo del prezzo del petrolio, lunedì dopo che la Cina ha annunciato un pericoloso aumento delle infezioni da coronavirus. Pechino ha dichiarato di voler prolungare le festività nazionali (di una settimana) di altri tre giorni, come precauzione contro

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K metro 0 – Londra – I mercati azionari globali sono apparsi in seria difficoltà, con relativo crollo del prezzo del petrolio, lunedì dopo che la Cina ha annunciato un pericoloso aumento delle infezioni da coronavirus. Pechino ha dichiarato di voler prolungare le festività nazionali (di una settimana) di altri tre giorni, come precauzione contro la diffusione dello stesso.

Secondo la National Health Commission, 80 persone sono morte su 2.744 casi di contrazione del virus. Svariati governi hanno annunciato di voler evacuare le persone presenti a Whuan, la città cinese al centro dell’epidemia. L’esecutivo ha interrotto diversi tour e lo stesso trasporto pubblico anche nelle città vicine, obbligando decine di milioni di persone a rimanere dove sono durante il periodo di alta stagione. Oltre all’impatto diretto sul turismo e sugli spostamenti “qualsiasi shock economico che affliggerà l’industria cinese si diffonderà rapidamente in altri Paesi, visti i legami commerciali e finanziari portati dalla globalizzazione”, ha dichiarato ad Ap Stephen Innes di AxiCorp in merito alla vicenda.

Anche le azioni statunitensi sono crollate lunedì pomeriggio, dopo gli aggiornamenti sulla questione. Il virus potrebbe ostacolare una crescita economica globale già in difficoltà. Washington, intanto, ha già iniziato a dialogare con il Regno Unito per capire quali potranno essere i nuovi legami commerciali tra i due Paesi dopo la Brexit. Le possibili conseguenze dell’uscita dall’Unione europea ormai imminente continuano a destare preoccupazione. E’ proprio di questi giorni la notizia secondo cui le esportazioni della Germania verso la Gran Bretagna sono diminuite del 4% nei primi 11 mesi dello scorso anno, come svelato lunedì dall’Associazione delle Camere di commercio tedesche. Un volume d’affari di 73,6 miliardi di euro fino a novembre, 3 miliardi in meno rispetto al 2018. E’ un declino ormai costante dal 2015, l’anno in cui i cittadini britannici hanno votato per l’uscita dall’Ue nel celebre referendum. Il processo dovrebbe concludersi il prossimo 31 gennaio, mettendo in moto un periodo di transizione durante il quale le parti sperano di raggiungere un accordo sul libero mercato entro la fine del 2020.

Nel frattempo, sull’agenda del primo ministro Boris Johnson campeggia l’obiettivo 5G. Lunedì il premier ha dichiarato di voler prendere una decisione sul ruolo dell’azienda cinese Huawei nella costruzione della rete britannica. Lo scopo è garantire la nuova tecnologia ai cittadini senza compromettere la sicurezza nazionale. Johnson dovrebbe incontrare alcuni ministri di governo oggi per decidere se bandire o limitare l’utilizzo di dispositivi prodotti dal colosso cinese. Le pressioni maggiori provengono da Washington e da alcuni membri del suo partito – quello Conservatore – che chiedono di escludere Huawei dal progetto. Questo soprattutto per questioni di sicurezza, nonostante la stessa azienda abbia più volte negato di essere un veicolo per l’intelligence cinese. La volontà di Downing Street è quella di permettere alla popolazione l’accesso alla nuova tecnologia, non andando a ledere le relazioni con l’alleanza Five Eyes – guidata dagli Stati Uniti. “Non c’è nessun motivo per il quale non dovremmo accettare il progresso tecnologico. Sarebbe un passo avanti magnifico per i consumatori e per le imprese. E ovviamente andranno protetti i nostri interessi sulla sicurezza e conservate le nostre partnership più importanti”, ha dichiarato il primo ministro agli organi di stampa durante una visita a un’università di Londra. Il 5G è visto come una delle più grandi innovazioni dalla nascita di internet, avvenuta una generazione fa, visto che offrirà velocità di trasferimento dei dati molto più alte.

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