Il virus cinese tra emergenza sanitaria e scontro politico

Il virus cinese tra emergenza sanitaria e scontro politico

K metro 0 – Pechino – Ballano le cifre, impazzano le ipotesi. L’unica certezza del nuovo virus globale è che la malattia si sta diffondendo. I numeri, appena aggiornati, già diventano vecchi. Dalla Cina la macabra contabilità segna oltre 50 morti, migliaia di contagiati, 64 milioni di cittadini in quarantena, città blindate per impedire partenze e

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K metro 0 – Pechino – Ballano le cifre, impazzano le ipotesi. L’unica certezza del nuovo virus globale è che la malattia si sta diffondendo. I numeri, appena aggiornati, già diventano vecchi. Dalla Cina la macabra contabilità segna oltre 50 morti, migliaia di contagiati, 64 milioni di cittadini in quarantena, città blindate per impedire partenze e arrivi. Segnalati due casi in Europa, nella zona di Bordeaux ma le autorità sanitarie si affrettano a dire che l’infezione non finirà qui. Prime segnalazioni anche in Nord America, Messico, Giappone, Thailandia, Vietnam , Corea del Sud, Australia, Hong Kong e altri paesi ancora. Il presidente Trump ordine il rimpatrio degli americani da Wuhan, i francesi trasferiscono il personale di aziende e consolati. Probabile che l’ordine della Casa Bianca sia presto imitato da altri Paesi.

Misure di controllo straordinarie sono operative in tutti i grandi aeroporti internazionali con particolare riguardo verso chi sbarca da aerei decollati dalla Cina. Mascherine sul viso per filtrare l’aria dei polmoni, mentre scanner termici controllano l’insorgere di qualche linea febbre. Basta una leggera alterazione della temperatura corporea per attivare le verifiche. Come è accaduto a un cantante italiano (risultato negativo) di ritorno da una tournée a Pechino e dintorni. E’ un coronavirus subdolo, inizialmente simile in tutto a un brutto raffreddore o a una bronchite violenta. Invece è mortale.

Come ogni evento che ha ripercussioni planetarie, si legge e si ascolta molto sul tema. Non sempre con la necessaria chiarezza anche perché gli interessi a sfruttare l’accaduto nello scacchiere dei poteri globali, sono enormi.

Cerchiamo, quindi di fare il punto e fornire una bussola per orientarsi.

IL CORONAVIRUS. L’infezione attuale si chiama “Coronavirus 2019-nCoV. I coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Siamo di fronte a un virus mai identificato nell’uomo e, pertanto non sappiamo come curarlo. Indagini dettagliate hanno scoperto che in Cina, nel 2002, SARS-CoV è stato trasmesso dagli zibetti agli uomini e, in Arabia Saudita nel 2012, MERS-CoV dai dromedari agli uomini. Numerosi coronavirus noti circolano in animali che non hanno ancora infettato esseri umani. Man mano che la sorveglianza migliora in tutto il mondo, è probabile che vengano identificati più coronavirus. Il ceppo di cui si parla oggi, si trasmette da uomo a uomo ma solo se si è stati a stretto contatto con un malato.

I CONTROLLI. A differenza che nel passato, il governo di Pechino sembra abbia deciso una sorta di “glasnost” cinese, sollecitando i medici a mettere a disposizione in rete (e quindi a tutti gli scienziati del mondo) le informazioni sulla mappatura genetica del virus e poco dopo sono iniziati i contatti con l’Organizzazione mondiale della sanità. Ci sono diversi team internazionali al lavoro per cercare di produrre un vaccino. Nel frattempo ogni Paese ha attivato dei protocolli che forniscono a tutti gli operatori sanitari – dal medico di base al primario di virologia – come come individuare i casi sospetti e cosa fare immediatamente per fermare il contagio.

GLI EFFETTI POLITICI. A nessuno può sfuggire che il virus 2019-nCoV avrà enormi ripercussioni politiche. In prima linea c’è il premier cinese Xi Jinping, l’uomo dell’apertura ai mercati mondiali, paladino della grande trattativa per il libero commercio, il presidente che guida con pugno di ferro tutta la struttura del partito e, quindi, la macchina burocratica di questo immenso stato. L’epidemia mette a dura prova la sua capacità di governo sul fronte interno. La sfortuna ha voluto che l’emergenza avvenisse durante le feste del capodanno lunare che, per tradizione, vedono riunirsi milioni di famiglie oggi imprigionate nelle città in quarantena e con la rete di trasporti paralizzata. Qualche osservatore si è meravigliato che Xi Jinping ne parlasse esplicitamente nel messaggio al popolo: non poteva fare altrimenti visto tutti sono stati coinvolti nelle misure di prevenzione. Ora verrà giudicato dalla sua gente e dall’apparato del partito per come risolverà questa sfida. In questa partita gioca la propria sopravvivenza al potere.

GLI EFFETTI ECONOMICI. Nelle teorie economiche c’è un’espressione, “Cigno Nero” , per indicare l’evento inatteso e imprevedibile che cambia le carte in gioco. Il virus cinese sembra proprio rientrare in questa categoria. Wall Street ha già dato segnali di fibrillazione, la borsa di Hong Kong va in rosso e poi risale debolmente, anche Tokyo è sulle montagne russe. Gli investitori Ue danno credito alle rassicurazioni che arrivano dall’Oms e si mantengono in terreno positivo. Ma gli scenari stanno per mutare in paralelo con il crescere esponenziale dei malati. Molto dipenderà anche dalle scelte politiche dell’Occidente, di quanto verrà fatto pesare l’effetto virus nei molteplici capitoli della trattativa in corso tra Trump e Xi Jinping e, al contempo, tra quest’ultimo e l’Europa. La Cina si preparava a un rallentamento della crescita interna già prima della crisi sanitaria; si calcola un +6% nel 2020, percentuale considerata bassa per sostenere il benessere della popolazione e aumentare i consumi delle famiglie.

IL FUTURO. Troppo presto per fare previsioni. Le prossime settimane saranno decisive per capire l’effettivo impatto del misterioso virus e anche l’effetto psicologico che il contagio può innescare. Sintomatica, in questo senso, la fuga dei clienti dai ristoranti cinesi che si verifica in Italia. Il ministero della salute ha spiegato – inutilmente – che si tratta di una paura immotivata.

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Andrea Lazzeri
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