Iran. L’obiettivo dell’Ue è preservare l’accordo sul nucleare

Iran. L’obiettivo dell’Ue è preservare l’accordo sul nucleare

K metro 0 – Bruxelles – La Gran Bretagna, la Francia e la Germania martedì hanno aumentato la pressione sull’Iran per mettere fine alle violazioni dell’accordo sul nucleare. Si tratta di un tentativo in extremis di risolvere le differenze tra le parti attraverso il dialogo,  evitando il processo che potrebbe portare all’imposizione di nuove sanzioni

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K metro 0 – Bruxelles – La Gran Bretagna, la Francia e la Germania martedì hanno aumentato la pressione sull’Iran per mettere fine alle violazioni dell’accordo sul nucleare. Si tratta di un tentativo in extremis di risolvere le differenze tra le parti attraverso il dialogo,  evitando il processo che potrebbe portare all’imposizione di nuove sanzioni nei confronti di Teheran.

Le tre nazioni dell’Unione europea sono state messe alle strette da una parte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha chiesto di abbandonare l’accordo come ha fatto egli stesso nel 2018 e dall’altra dall’Iran, che ha richiesto incentivi economici per ritirare le violazioni messe in atto. I leader europei hanno forzato il meccanismo di disputa dell’intesa per obbligare l’Iran a prendere parte alle negoziazioni, il che potrebbe portare a un ripristino delle sanzioni dell’Onu e dell’Unione europea nei suoi confronti. Tuttavia, i tre Paesi hanno evitato di parlare di azioni del genere, enfatizzando invece la necessità di una soluzione diplomatica. L’annuncio è stato fatto solamente dopo la parziale de-escalation delle tensioni tra Usa e Iran, causate dall’uccisione in un raid aereo statunitense del generale iraniano Qassem Solimani, così che le intenzioni dello stesso non potessero essere fraintese. “Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo preservare l’accordo e arrivare a una soluzione diplomatica all’interno del patto”, ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas che poi ha aggiunto: “Affronteremo questa situazione insieme a tutti gli altri membri dell’intesa. Chiediamo all’Iran di partecipare in maniera costruttiva alle trattative”. La sua controparte iraniana ha invece parlato di una “risposta seria e forte” alla mossa europea, anche se il portavoce del ministero, Abbas Mousavi, ha annunciato che l’Iran “è pronto a rispondere a qualsiasi iniziativa positiva e costruttiva” che possa preservare l’accordo sul nucleare. Le loro parole sono state riportate dall’IRNA. Il patto, che Teheran ha firmato insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Cina e Russia nel 2015, è andato sfaldandosi sin dall’uscita di Washington nel 2018 che ha portato al ripristino delle sanzioni tese a ostacolare la Repubblica Islamica, nella campagna statunitense di “pressione massima”. L’Europa si è sentita in dovere di agire, nonostante le obiezioni di Russia e Cina, visto che ogni violazione dell’accordo riduce il tempo che l’Iran necessita per produrre una bomba atomica, come spiegato dal ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, al Parlamento europeo. “Ognuna di queste azioni è grave. Se messe insieme, ora, alimentano le preoccupazioni sulle ambizioni nucleari dell’Iran”, ha dichiarato Raab.

Sempre nella giornata di martedì, Teheran ha svelato che le autorità hanno compiuto alcuni arresti per l’abbattimento dell’aereo di linea ucraino. Nell’incidente sono morte tutte e 176 le persone a bordo, scatenando proteste in tutto il Paese. I manifestanti chiedono ai funzionari di governo di prendersi le proprie responsabilità, dopo aver nascosto le cause dello schianto. Il portavoce giudiziario dell’Iran, Gholamhossein Esmaili, ha raccontato che “alcuni individui” sono stati arrestati dopo “dettagliate indagini” ma non è stato reso noto quanti siano e né i loro nomi. Per quanto riguarda il raid che ha ucciso Soleimani, invece, il governo Trump continua a insistere sull’esistenza di una minaccia “imminente” per gli Stati Uniti. Alcuni funzionari, però, ai microfoni di Ap hanno spiegato che l’attacco sarebbe stato un tentativo di tenere a bada l’Iran. Il segretario di Stato, Mike Pompeo, e il procuratore generale, William Barr, hanno sostenuto la voce della deterrenza, componente fondamentale che ha motivato l’iniziativa.

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