Spagna. Catalogna tema caldo: Puidgemont è eurodeputato

Spagna. Catalogna tema caldo: Puidgemont è eurodeputato

K metro 0 – Strasburgo – Il leader catalano, Carles Puigdemont, è arrivato per la prima volta ieri al Parlamento europeo, dove sarà eurodeputato, nonostante vi sia un mandato d’arresto nei suoi confronti in Spagna. L’ex presidente catalano e nuovo parlamentare europeo ha intenzione di utilizzare la sua posizione per continuare la propria battaglia politica

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K metro 0 – Strasburgo – Il leader catalano, Carles Puigdemont, è arrivato per la prima volta ieri al Parlamento europeo, dove sarà eurodeputato, nonostante vi sia un mandato d’arresto nei suoi confronti in Spagna.

L’ex presidente catalano e nuovo parlamentare europeo ha intenzione di utilizzare la sua posizione per continuare la propria battaglia politica per una Catalogna indipendente. Il suo incarico parlamentare, tra l’altro, gli conferisce anche un’immunità. Proprio per questo Puigdemont ha sfruttato l’apertura della plenaria di ieri per chiedere il rilascio immediato dalla prigione di un altro leader catalano che è stato anch’egli eletto parlamentare europeo, ovvero l’ex vice presidente della Catalogna, Oriol Junqueras.

La vicenda, comunque, rimane il problema più impellente per il nuovo governo spagnolo, servirà soprattutto unità d’intenti. Il primo governo di coalizione nei 40 anni dalla restaurazione della democrazia ha preso forma lunedì, quando i 22 ministri del Gabinetto hanno assunto i propri incarichi. Gli interrogativi riguardano soprattutto la solidità del nuovo esecutivo – formato da due partiti di sinistra – che potrebbe non sopravvivere ai quattro anni di mandato. Ciò che preoccupa è la posizione di minoranza e le tensioni che potrebbero innescarsi all’interno della coalizione su svariati temi. Sul tavolo del primo ministro socialista, Pedro Sánchez, oltre alla questione dei secessionisti catalani, c’è l’obiettivo di far ripartire la quarta economia dell’eurozona, mantenendo intatto il sostegno del partner di governo, Pablo Iglesias, il leader del movimento anti-austerity Podemos. Il premier è riuscito a formare il governo la scorsa settimana per una differenza di due soli voti, ovvero la più sottile maggioranza dei tempi recenti. Ci è riuscito anche grazie all’astensione dei 13 membri dell’ERC, il partito indipendentista catalano, cui è stato promesso un dialogo teso a trovare una soluzione per risolvere una delle questioni interne più spinose da quando è stata restaurata la democrazia nel 1978. ERC, che ha la maggior parte dei leader incarcerati per il tentativo illegale di secessione nel 2017, insiste sull’auto-determinazione della Catalogna, cosa che la costituzione spagnola e lo stesso Sánchez escludono categoricamente. Quest’ultimo ha inoltre rafforzato i ruoli di due parlamentari: quello di Nadia Calviño, ministra dell’Economia che diventerà anche vice premier, e quello di María Jesús Montero, ministra del Bilancio, che agirà da portavoce del primo ministro. Le due stanno affrontando delle difficili negoziazioni sia internamente che all’estero, in un momento di relativa tranquillità per l’economia della nazione. Il governo infatti dovrà riconciliare gli impegni sulla spesa con le richieste di Bruxelles per limitare il deficit strutturale e a contempo far passare la legge di bilancio, impresa ardua vista la mancanza di una maggioranza in parlamento della coalizione.

Sempre per quanto riguarda l’economia e la politica estera, non è ancora chiaro come il periodo che seguirà la transizione causata dalla Brexit influenzerà il Paese. I dubbi rimangono soprattutto sulle restrizioni riguardo il soggiorno dei cittadini britannici nelle nazioni Ue – questione particolarmente delicata per chi possiede una seconda casa in Spagna – , sul processo di concessione della residenza, sulle restrizioni riguardo i trasferimenti in Spagna e sulla normativa per i controlli sugli animali da compagnia. La maggior parte di queste tematiche dovrebbero essere discusse e risolte durante il sopracitato periodo di transizione, che, a meno di clamorose decisioni, dovrebbe durare 11 mesi. In questo lasso di tempo, l’Unione europea e il Regno Unito dovranno anche negoziare un accordo commerciale. Il carico di lavoro sarà quindi immenso.

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