Putin in Siria mentre la Germania ritira le truppe dall’Iraq

Putin in Siria mentre la Germania ritira le truppe dall’Iraq

K metro 0 – Damasco, Siria – Il presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato a Damasco il presidente siriano Bashar Assad, una speciale visita in un momento di tensione tra Iran e Stati Uniti a seguito dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. Nelle dichiarazioni rilasciate, comunque, non è stata fatta menzione di quanto accaduto la

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K metro 0 – Damasco, Siria – Il presidente russo, Vladimir Putin, ha incontrato a Damasco il presidente siriano Bashar Assad, una speciale visita in un momento di tensione tra Iran e Stati Uniti a seguito dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani.

Nelle dichiarazioni rilasciate, comunque, non è stata fatta menzione di quanto accaduto la scorsa settimana in Iraq. Il raid aereo ordinato dagli Usa che ha colpito Soleimani ha scatenato l’ira di Teheran che ha promesso ritorsioni e ha costretto Washington a riposizionare le proprie truppe sul territorio, dopo la richiesta del parlamento iracheno di ritiro delle stesse. Nella sua conversazione con Assad, Putin ha riconosciuto che molto è stato fatto per restaurare l’integrità territoriale in Siria: “La situazione non è solamente cambiata – stiamo infatti osservando che la Siria è tornata ad essere uno stato”, le sue parole riportate dall’agenzia stampa siriana SANA. Al contempo, però, il presidente russo ha sottolineato come la situazione in Medio Oriente stia subendo “sfortunatamente” un’escalation. La Russia ha preso parte al conflitto che imperversa nel Paese dal 2015, quando l’esercito siriano sembrava sull’orlo del collasso. Da allora, soprattutto grazie al sostegno aereo di Mosca, il governo ha praticamente vinto la guerra civile che va avanti da 9 anni, riuscendo a riconquistare gran parte della nazione strappandola dalle mani dei ribelli.

Il presidente siriano lo scorso anno ha fatto visita a Teheran e ad accoglierlo era stato proprio Soleimani, comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, assieme al leader iraniano e al presidente. Il ministro degli Esteri non era presente e si dimise proprio per essere stato escluso dall’incontro con uno degli alleati più importanti. E’ un episodio fondamentale per capire come venga gestita la politica sull’Iran in Siria. Soleimani è intervenuto personalmente per salvare il regime di Assad quando le armate dei ribelli si stavano dirigendo verso la capitale di Damasco. In quell’occasione mise insieme milizie sciite provenienti da tutta la regione per sostenere l’esercito siriano, giocando un ruolo prezioso nella riconquista dei territori. La sua uccisione nel raid statunitense in Iraq scuoterà migliaia di combattenti sostenuti dall’Iran in Siria. La rete di milizie definita da lui stesso rimane in piedi e la Siria potrebbe diventare lo scenario delle schermaglie con le truppe Usa che vi stazionano.

Un altro incontro importante e strategico, tra i presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, a Istanbul a margine della cerimonia inaugurale del gasdotto strategico TurkStream, che porterà il gas di Mosca attraverso il mar Nero.

Il nuovo faccia a faccia tra i due leader giunge in un momento cruciale per gli equilibri regionali. È atteso un confronto in particolare sulle crisi in Siria, Libia e Iraq. Putin è giunto ieri sera in Turchia proprio dalla Siria, dove si è recato per un incontro a sorpresa con Bashar al Assad e ha fatto tappa per la prima volta dall’inizio della guerra anche a Damasco. Previsto anche un confronto sull’Iraq per cercare di fermare l’escalation tra Iran e Usa dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani e la risposta chiara di Teheran contro le basi Usa in Iraq.

Nel frattempo, la Germania ieri ha deciso di ricollocare in Giordania e in Kuwait 35 militari operativi in Iraq. Anche la NATO ha annunciato di voler trasferire parte delle proprie truppe altrove a causa delle tensioni sempre più tangibili a seguito dell’uccisione di Soleimani. Quanto avvenuto, infatti, ha portato a un’escalation della crisi tra Washington e Teheran. Il ministro della Difesa tedesco, Annegret Kramp-Karrenbauer, e quello degli Esteri, Heiko Maas, hanno scritto ai parlamentari per comunicare che le truppe delle basi irachene a Bagdad e Taji verranno “temporaneamente ridotte in numero”, come riportato da AP. I due hanno sottolineato che il dialogo con il governo iracheno circa un prolungamento delle operazioni di addestramento delle truppe va avanti. La Germania possiede un modesto contingente di 120 militari, tuttavia la maggior parte non stazionano a Taji e a Bagdad ma in altre parti della nazione. Per quanto riguarda la NATO, ha deciso di rispondere alla richiesta del parlamento iracheno di ritiro delle truppe dal Paese, l’alleanza militare spera di potervi ritornare una volta che la situazione si sarà stabilizzata.

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