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Corrado Cagli: un artista del Novecento, che parla ai contemporanei

Corrado Cagli: un artista del Novecento, che parla ai contemporanei

In mostra fino al 6 gennaio a Roma, Palazzo Cipolla, via del Corso K metro 0 – Roma – Affrettatevi. Fino al 6 gennaio le sale di Palazzo Cipolla in via del Corso restituiscono l’onore troppe volte negato a Corrado Cagli, artista tra i meno divulgati ma tra i più segretamente ascoltati dagli uomini dell’arte

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In mostra fino al 6 gennaio a Roma, Palazzo Cipolla, via del Corso

K metro 0 – Roma – Affrettatevi. Fino al 6 gennaio le sale di Palazzo Cipolla in via del Corso restituiscono l’onore troppe volte negato a Corrado Cagli, artista tra i meno divulgati ma tra i più segretamente ascoltati dagli uomini dell’arte italiana del passato Novecento. Un percorso sorprendente, una catena di esplosioni emotive, cucite insieme dalla sapiente selezione di Bruno Corà.

Dopo un ventennio, Roma offre una retrospettiva alle geniali metamorfosi di uno dei pochissimi italiani che, per talento creativo e per tempeste belliche, ha potuto parlare alla pari in patria, a Parigi come a New York. Fascista, ebreo, gay, perseguitato dall’editto razziale, esiliato a Losanna, esule a Parigi, profugo a New York, volontario dell’esercito americano nel D-Day in Normandia, liberatore e testimone di Buchenwald. E, infine, quando le armi tacciono, il ritorno a casa, dove, però, l’accoglienza non è tra le più calorose. In epoca fascista i cani da guardia della purezza italica lo avevano osteggiato con crescente durezza, ora, nell’Italia liberata, la critica mainstream non lo accetta. Perché Corrado Cagli ha un imperdonabile asimmetria rispetto al potere, non può essere incasellato.

Anche sua madre si stupisce del perché lascia New York e glielo chiede: “Un uomo è come un albero, soffre ad essere trapiantato”, è la sua risposta poetica e melanconica. D’altra parte, nel soggiorno americano, Cagli dipinge un autoritratto e, sul retro della tela, scrive: “Autoritratto dei tempi difficili”. La sua mente non può star ferma. È come i corpi protesi dalla fatica e dalla paura sulla barca di Ulisse (una delle opere esposte) e, allo stesso modo, nel gioco astratto del Labirinto della Psiche. Studio, scoperta, sperimentazione. È uno spirito libero che sa di essere uno spirito-guida. Fin da quando cominciò a muovere i primi passi, negli anni Trenta, rivendicando i muri delle città come spazio da offrire all’arte. Una street-art ante litteram che ha negli occhi Piero della Francesca e Pompei. Dipinge l’epica di Romolo e Remo ma si invaghisce di Erasmo da Rotterdam, studia matematica e filosofia, pratica i tarocchi e s’interroga sulle dinamiche della psicologia.

Non ci sono confini di forme, colori e materiali in questo pirotecnico percorso allestito in Palazzo Cipolla che è stato possibile solo alla tenace mission dell’Archivio Cagli, al convinto impegno della Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale, all’organizzazione di Poema spa con il supporto di Comediarting.

Duecento opere che accompagnano il visitatore in una storia che sembra scritta oggi. Azzeccatissimo il titolo scelto dal curatore: “Folgorazioni e mutazioni”. Proprio così. Cagli è un artista che non improvvisa: ogni sua scelta è frutto di uno studio meditato, di una discussione profonda con testi di filosofia, di teatro, di estetica che ogni volta producono come una nuova “Iniziazione” (formidabili le opere ispirate a questo concetto).

Sono dinamiche ben illustrate nel rigoroso e ricco catalogo che – sotto il coordinamento tecnico scientifico di Giuseppe Briguglio – accompagna la mostra romana. Scrive: “L’attenta rilettura delle folgorazioni e mutazioni linguistiche ha l’obiettivo di evitare che incomprensioni, pregiudizi e distrazioni ricorsivamente epocali perpetrino forme di oblio del suo lavoro”. Briguglio per formazioni scientifica è oggi un solido esperto d’arte del travagliato Secolo Breve, e le vicende famigliari lo hanno legato indissolubilmente al Maestro: suo padre è stato per una vita uomo di bottega e persona di fiducia di Corrado Cagli. La memoria di questo indomito spirito del Novecento appare in buone mani.

di Andrea Lazzeri

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