La mattina dopo di Mario Calabresi. Intervista di Maria A. Schiavina

La mattina dopo di Mario Calabresi. Intervista di Maria A. Schiavina

 l’Ex direttore di Repubblica racconta in un libro le storie di chi dopo una Caduta riesce a rialzarsi e a ricominciare da capo Intervista di Maria Antonietta Schiavina K metro 0 – Roma – “Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante

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 l’Ex direttore di Repubblica racconta in un libro le storie di chi dopo una Caduta riesce a rialzarsi e a ricominciare da capo

Intervista di Maria Antonietta Schiavina

K metro 0 – Roma – “Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore.” Quando si perde un genitore, un compagno, un figlio, un lavoro, una sfida decisiva, quando si commette un errore, quando si va in pensione o ci si trasferisce, c’è sempre una mattina dopo. Un senso di vuoto, una vertigine. Che ci prende se ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno che avevamo da anni, e pensavamo avremmo avuto per sempre, improvvisamente non c’è più. Perché dopo una perdita o un cambiamento arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, sì, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Una cesura dal passato, un da oggi in poi”. A questo momento, delicato e cruciale, Mario Calabresi ( ex direttore di Repubblica, nonché figlio del commissario Luigi Calabresi, addetto alla squadra politica della Questura di Milano, ucciso davanti alla sua abitazione il 17 maggio 1972), dedica l’ultimo libro “ La mattina dopo” Mondadori, partendo dal proprio vissuto, per poi aprirsi alle esperienze altrui.

Raccontando prospettive e vite diverse, che hanno in comune la lotta per ricominciare. Per Daniela è dopo l’incidente in cui ha perso l’uso delle gambe, per Damiano è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto, per Gemma è dopo la perdita del marito. Ma è anche un viaggio nel passato familiare, con la storia di Carlo e del suo rifiuto di prendere la tessera del fascismo, che gli costò il posto di lavoro, aprendogli però una nuova vita felice. Storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento, storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell’oggi, per ricostruirsi un domani. “Perché, spiega Mario Calabresi, “il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da ciò che avevi immaginato”.

“Era da tanto tempo che volevo scrivere un libro per raccontare storie di perdenti che, dopo la caduta, trovano la forza di rialzarsi. E quando ho lasciato la direzione di” Repubblica” ho trovato il momento giusto nel mio giorno dopo”.

Qual è il tema dei racconti?

“La resilienza. Ho scelto storie che hanno a che fare con dei nuovi inizi. Volevo capire se fossero unite da una soluzione comune che permettesse di guardare avanti e di non fermarsi. Perché fermandosi si rischia di perdersi”.

Rimpiangere ciò che si è perso quindi non aiuta?

“Non serve a nulla, bisogna provare a guardare oltre, concentrandosi su quello che esiste ancora e su cosa si può fare per non perderlo”.

Oggi lei si considera più giornalista o più scrittore?

“Un giornalista che scrive anche libri”.

Dopo dieci anni alla direzione de “La Stampa” e “la Repubblica”, ha nostalgia del lavoro di redazione?

“Un po’ certo, come potrei non averla? I primi giorni mi mancava l’adrenalina delle scadenze, ma poi mi sono reso conto che si può vivere anche senza. Mentre mi costa molto non avere più il momento in cui, a giornale ormai chiuso, con i colleghi ci scambiavano opinioni. Quando il gruppo è affiatato le dinamiche sociali che nascono arricchiscono chi ne fa parte e questo è stato per anni anche per me”.

Progetti futuri?

“Viaggiare e scrivere libri. E naturalmente godermi di più la famiglia. Che mi è stata di grande aiuto per ricominciare da capo la mattina dopo”.

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