Gianfranco Amendola: “Salvaguardia dell’ambiente e giurisprudenza come strumenti di tutela”

Gianfranco Amendola: “Salvaguardia dell’ambiente e giurisprudenza come strumenti di tutela”

K metro 0 – Roma – Se di tutela dei diritti umani si vuole parlare, e perciò ci si voglia riferire alla dimensione esistenziale dell’uomo, non solo quantitativa ma anche qualitativa, non si può sottrarsi dal discutere di ambiente. Ambiente inteso non solo come où topos, il non luogo greco, ma come luogo materiale e

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K metro 0 – Roma – Se di tutela dei diritti umani si vuole parlare, e perciò ci si voglia riferire alla dimensione esistenziale dell’uomo, non solo quantitativa ma anche qualitativa, non si può sottrarsi dal discutere di ambiente.

Ambiente inteso non solo come où topos, il non luogo greco, ma come luogo materiale e sensoriale nel quale ogni individuo trascorra e sviluppi la sua vita. Ebbene, in questo caso, l’ambientalismo cessa di essere una semplice posizione ideologica, per divenire tutela reale dei luoghi a noi prossimi; luoghi la cui salvaguardia, determina anche il tenore sanitario della nostra esistenza.

L’attenzione agli inquinamenti, dolosi e colposi, sono oggi un tema di massima importanza collegata alla prevenzione di molte malattie che derivano dalla contaminazione degli elementi e sostanze di nutrimento dell’uomo.

In questa ottica, illuminante è risultata questa intervista con il Dott. Gianfranco Amendola, che oltre alla carica di parlamentare europeo con il gruppo dei Verdi, e a varie Commissioni di tutela ambientale, ha ricoperto incarichi sia di Magistrato di che di Sostituto Procuratore, seguendo molte inchieste ed indagini per quanto riguarda i reati a sfondo ambientale.

Quanto e come influisce il tema dell’ambiente nei diritti umani?

Come è noto, il riconoscimento del diritto all’ambiente e della sua tutela come “diritto fondamentale” dell’uomo, pur non rientrando formalmente all’interno del dettato costituzionale italiano, è stato elaborato con chiarezza, nel corso degli anni, in via interpretativa dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Suprema Corte di Cassazione le quali ne hanno delineato l’ambito, riconoscendo la priorità della protezione dell’ambiente tra gli interessi pubblici nazionali.

In estrema sintesi, l’ambiente e la sua tutela sono stati dichiarati quale “valore trasversale” unitario, da proteggere nell’interesse nazionale ed internazionale, che racchiude in sé sia l’elemento naturalistico, sia tutti gli altri elementi che, direttamente o indirettamente, possono incidere sull’ambiente stesso e sulla salute, vita e benessere dell’uomo.

A questo proposito, ricordo che, secondo la Enciclica Laudato si del 2015, “se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone”.

Lo slogan a impatto zero. Poiché ogni attività produttiva necessita di energia, e a sua volta provoca scarti industriali, non può sembrare utopistico, alla società, parlare oggi di produzioni ad impatto zero?

Il problema non è l’impatto zero ma cambiare prospettiva, e quindi non valutare lo sviluppo e la ricchezza di un paese solo sulla base del PIL e del mercato, ma tenere conto anche di beni e valori, -quali quelli connessi con il valore ambiente- non materiali e non monetizzabili, ma altrettanto necessari per il benessere e la felicità dei cittadini; introducendo, di conseguenza, indicatori di benessere e meccanismi di “contabilità ambientale”. E su questo obiettivo costruire un tipo di sviluppo diverso sostenibile per le risorse ambientali. Vale in proposito quanto ricorda il WWF secondo cui “….lo “sviluppo sostenibile” non rappresenta infatti un limite allo sviluppo, ma una sua condizione e come tale, al pari di altre condizioni (si pensi ad esempio alla sicurezza, al rispetto della libertà e della dignità umana come limite per la libertà di iniziativa privata, di cui all’art. 41) deve caratterizzare ogni scelta sin dal suo divenire.”.

Quanto è il rischio che la corsa dell’ambientalismo venga strumentalizzata a fini economici e speculativi?

Il rischio è già oggi del tutto attuale. Anzi, per molti aspetti, non è un rischio ma quanto sta avvenendo. Anche in questo caso vale la pena di citare l’Enciclica Laudato sì ove si legge che “conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui. È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni?”

In che modo la tutela dell’ambiente può aiutare a redistribuire le ricchezze?

La tutela vera dell’ambiente può esistere solo se se si procede ad una più equa distribuzione delle ricchezze in base a nuovi valori diversi da quello, oggi dominante, della ricerca del profitto personale e dell’avere.

Tutela dell’ambiente infatti si coniuga con equilibrio in tutti i campi. E di certo non è compatibile con la legge del più forte perché è proprio questa legge che, applicata al mondo naturale, ci ha portato all’attuale situazione.

 

di Emmanuel Giuseppe Colucci Bartone

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