Francia. Politica interna ed estera: dalle pensioni alla questione del Libano

Francia. Politica interna ed estera: dalle pensioni alla questione del Libano

K metro 0 – Parigi – Il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato ieri alcuni punti del nuovo sistema pensionistico che il governo ha intenzione di implementare. L’età pensionistica sarà aumentata per i più giovani ma sono state offerte anche alcune concessioni per tamponare le proteste nazionali contro la riforma che i critici credono

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K metro 0 – Parigi – Il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha annunciato ieri alcuni punti del nuovo sistema pensionistico che il governo ha intenzione di implementare. L’età pensionistica sarà aumentata per i più giovani ma sono state offerte anche alcune concessioni per tamponare le proteste nazionali contro la riforma che i critici credono possa erodere lo ‘stile di vita’ della Francia.

L’esecutivo sta cercando in tutti i modi di rendere il sistema pensionistico più sostenibile e semplice ma le pressioni sono sempre più forti, con una settimana nera per lo sciopero dei trasporti. I principali sindacati hanno prontamente respinto le proposte del governo e hanno intenzione di continuare la propria protesta. Anche il CFDT, uno dei sindacati moderati, ha annunciato ieri sera che si unirà alla mobilitazione del 17 dicembre, cambiando radicalmente idea sulla faccenda. Laurent Berger, a capo dell’organizzazione, ha dichiarato che è stata oltrepassata “una linea rossa” con l’introduzione del fattore dell’età, come riporta Le Monde. Philippe ha esordito proprio su questo tema, nel suo discorso, e ha annunciato senza mezzi termini che “i francesi dovranno lavorare più’ a lungo”. Sono seguiti i dettagli del progetto: le persone nate dopo il 1974 dovranno lavorare fino a 64 anni per ottenere una pensione totale, finora invece fino a 62. Quelli nati prima di quell’anno non saranno coinvolti nella riforma. Philippe Martinez, a capo dell’importante sindacato CGT, ha rigettato completamente il nuovo sistema. “Il governo sta prendendo in giro tutti”, ha dichiarato e si è aggiunto al coro di molti altri sindacati che concordano sul fatto che “gli scioperi debbano continuare”. Il nuovo schema dovrebbe rimpiazzare quello precedente, rendendolo più snello, ritenuto troppo complicato visto che contiene al proprio interno dozzine di privilegi speciali per alcuni settori, come quello dei trasporti pubblici. Philippe ha evidenziato come le modifiche porteranno a un sistema “giusto e sostenibile “e intanto la popolazione continua a invecchiare, con numeri record per quanto riguarda le persone arrivate oltre i 90 anni. Per coloro i quali inizieranno a lavorare in questi anni, la riforma verrà applicata solamente a partire dal 2022, l’ultimo anno di mandato del presidente francese, Emmanuel Macron e non è ancora chiaro se quest’ultimo si ricandiderà.  Il governo ha deciso di introdurre anche l’inedita pensione minima, che sarà disponibile per coloro che hanno lavorato tutta la vita, a circa 1000 euro al mese. Una cifra abbastanza alta considerato che, ad esempio, nel Regno Unito è fissata a 858 euro.

Sempre nella giornata di ieri, a Parigi, alcuni diplomatici hanno detto che l’ex colonia del Libano non riceverà aiuti internazionali per risollevare l’economia fino a che un nuovo governo non intraprenda un percorso serio di riforme. Il gruppo internazionale, guidato da Francia e Nazioni Unite, si è riunito per discutere le soluzioni per calmare le acque nel Paese, che sta affrontando una delle peggiori crisi finanziare degli ultimi anni, con l’incertezza politica a fare da padrone e un movimento di protesta molto attivo. Le imprese libanesi e le famiglie si ritrovano, inoltre, in un momento particolarmente critico. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che il gruppo sostiene i manifestanti che sono scesi in strada dal 17 ottobre nel tentativo di mettere fine alla corruzione e spingere verso una riforma del sistema politico libanese. “I libanesi si sono mobilitati per settimane per chiedere riforme. Devono essere ascoltati”, ha dichiarato. Decine di dimostranti a Beirut e a Parigi ieri hanno chiesto ai leader di non concedere aiuti economici fino a che non verrà messo in piedi un nuovo governo. Lo scorso anno più di 50 Paesi hanno messo a disposizione 11 miliardi di dollari ma le promesse di riforma non sono state mai mantenute.

 

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