Francia. Ancora manifestazioni, Macron chiede all’Ue di rimanere unita

Francia. Ancora manifestazioni, Macron chiede all’Ue di rimanere unita

K metro 0 – Parigi – Monta la pressione nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron dopo che migliaia – i numeri sono calati decisamente – di attivisti di sindacato sono scesi in strada in molte città del Paese martedì. Gli impiegati aeroportuali e gli insegnanti hanno anch’essi partecipato per chiedere al governo un dietrofront

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K metro 0 – Parigi – Monta la pressione nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron dopo che migliaia – i numeri sono calati decisamente – di attivisti di sindacato sono scesi in strada in molte città del Paese martedì. Gli impiegati aeroportuali e gli insegnanti hanno anch’essi partecipato per chiedere al governo un dietrofront sulle modifiche al sistema pensionistico.

Ieri, nel sesto giorno consecutivo di sciopero del trasporto pubblico, pendolari e turisti hanno avuto modo di utilizzare applicazioni, bici in condivisione e tanta creatività per raggiungere posti di lavoro, scuole e musei di Parigi. Molti di questi comunque sostengono ancora la causa degli attivisti, il timore è che le loro pensioni possano essere ridotte a causa del nuovo piano di Macron. Tuttavia,  hanno anche ammesso di essersi trovati particolarmente in difficoltà in questi giorni. La pazienza, come sempre, ha un limite. Solo un quinto dei treni è entrato in funzione regolarmente ieri e molte delle linee della metropolitana della Capitale sono rimaste chiuse. Il carpooling è la migliore soluzione al momento e la più utilizzata, insieme alle bici e ai monopattini elettrici che possono essere attivati con lo smartphone, affittati e lasciati ovunque si voglia. Inoltre, molti pendolari hanno scelto di dormire nei pressi dei relativi uffici, attraverso annunci su Facebook o tramite comunità di affittacamere online. Tutto ciò sta modificando la vera essenza degli scioperi francesi, indebolendo il potere dei sindacati di paralizzare un intero Paese.

Nel frattempo, Macron ha chiesto all’Unione europea di risolvere in fretta la questione della Brexit, possibilmente subito dopo le elezioni di giovedì.  “I membri dell’Ue devono insistere con il metodo che ha funzionato fino ad ora, ovvero l’unità”, ha dichiarato a un meeting a Parigi con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel all’Eliseo. I leader europei si incontreranno giovedì e venerdì a Bruxelles e Macron ha chiesto al blocco di difendere “i propri interessi senza cedere alle pressioni”. Michel ha annunciato che verranno discusse le relazioni future con il Regno Unito e si analizzerà “ovviamente il risultato delle elezioni”. Gli elettori britannici andranno alle urne per decidere il futuro della propria nazione – la deadline per la Brexit è attualmente fissata al 31 gennaio.

Sempre a Parigi, i presidenti di Russia e Ucraina hanno avuto modo di discutere anche di un nuovo accordo per l’approvvigionamento di gas naturale, durante le trattative di pace di lunedì. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha riferito agli organi di stampa che “ancora una soluzione al problema non è stata trovata” e ha poi aggiunto che le parti hanno acconsentito a proseguire le negoziazioni. Il confronto ruota attorno al contratto in scadenza entro quest’anno ma sono stati registrati rallentamenti per la distanza di vedute sui prezzi e sul debito, alimentando il timore di un’interruzione dell’approvvigionamento in Europa attraverso l’Ucraina. Il primo ministro ucraino, Oleksiy Honcharuk, ha spiegato che Kiev è pronta a imbastire una “guerra sul gas” pur di ottenere un accordo. Il presidente Zelenskiy, inoltre, lo scorso mese ha ribadito che l’intesa è una priorità sia per l’Ucraina che per la sicurezza energetica dell’Europa. Intanto, anche le trattative sul cessate il fuoco nell’est del Paese hanno subito uno stallo. Il conflitto tra le truppe governative e i separatisti filorussi ha causato finora 14mila morti e ha devastato il cuore industriale dell’Ucraina. La proposta arrivata è quella di uno scambio di prigionieri per assicurare un’interruzione degli scontri durevole. Rimangono calde invece le questioni delle elezioni amministrative e del controllo della frontiera nella regione.

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