Cina. Ecco l’uomo che ha comandato la detenzione di 1 milione di musulmani

Cina. Ecco l’uomo che ha comandato la detenzione di 1 milione di musulmani

K metro 0 – Pechino – Dopo le sanguinose rivolte razziali che hanno scosso la Cina occidentale dieci anni fa, il Partito Comunista si è rivolto a un funzionario che parlasse fluentemente l’Uighur, la lingua di una minorità turco-musulmana della zona, per ristabilire l’ordine. I documenti rivelati nei giorni scorsi mostrano che Zhu Hailun, il

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K metro 0 – Pechino – Dopo le sanguinose rivolte razziali che hanno scosso la Cina occidentale dieci anni fa, il Partito Comunista si è rivolto a un funzionario che parlasse fluentemente l’Uighur, la lingua di una minorità turco-musulmana della zona, per ristabilire l’ordine.

I documenti rivelati nei giorni scorsi mostrano che Zhu Hailun, il funzionario in questione, avrebbe giocato un ruolo chiave nel pianificare e mettere in pratica un’operazione che ha rinchiuso circa un milione di Uighurs in campi di detenzione. Pubblicati nel 2017, I documenti sono stati firmati da Zhu, al tempo capo della commissione per gli Affari politici e legali del Partito Comunista nella regione dello Xinjiang. È stato un linguista Uighur a riconoscere la sua firma, visto che lavorò proprio in quel periodo come traduttore in Kashgar, quando Zhu ricopriva il ruolo di alto funzionario della città. Al momento, quest’ultimo ha deciso di non commentare la vicenda. Molti anni prima della repressione e nonostante la sua familiarità con la cultura locale, era più odiato che amato nella comunità. Nel 2014, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato l’inizio della “Guerra del popolo contro il terrorismo”, a seguito dell’esplosione di due bombe piazzate da militanti Uighur nella stazione ferroviaria di Urumqi, la capitale dello Xinjiang, a poche ore dalla sua visita di Stato. “Da quando sono state introdotte le nuove misure, non c’è stato più un episodio di terrorismo in tre anni”, ha dichiarato l’Ambasciata cinese nel Regno Unito. “Xinjiang è molto più sicura… I documenti pubblicati sono invenzioni”. Nel 2016, Pechino ha scelto un nuovo leader per la regione – Chen Quanguo. Quest’ultimo era conosciuto come un funzionario estremamente severo, che per primo aveva utilizzato strategie di sorveglianza digitale in Tibet. Dopo il suo insediamento, gli Uighurs hanno cominciato a scomparire di migliaia in migliaia.

I documenti pubblicati mostrano che Zhu, suo braccio destro e a capo dell’apparato della sicurezza e della giustizia, ha comandato arresti di massa e ha firmato le ordinanze indirizzate alla polizia per chiedere di ricavare informazioni – attraverso strumenti di sorveglianza digitale – su individui che avessero vistato Paesi stranieri, o che avessero utilizzato specifiche applicazioni per smartphone oppure che fossero semplicemente legate ad altre “figure sospette”. Le immagini pubblicate dalla televisione di stato immortalano Zhu durante le sue visite nei centri di detenzione, lui stesso avrebbe orchestrato il tutto nei minimi dettagli. Al raggiungimento del 60esimo anno di età – lo scorso anno -, nel quale tradizionalmente i quadri del Partito Comunista cinese vanno in pensione, ha abbandonato il proprio incarico. Il governo cinese avrebbe etichettato la detenzione di più di un milione di persone di minoranze etniche, la maggior parte musulmani, come “lavoro volontario” ma uno dei documenti, come riporta AP, rivela la vera natura dei campi. Questi sarebbero essenzialmente centri di rieducazione ideologica e comportamentale segreti. Gli arresti avverrebbero addirittura prima che gli individui compiano un crimine, lo scopo è quello di resettare i loro pensieri e anche la lingua che parlano. Le carte rese pubbliche nei giorni scorsi sono la più importante descrizione della detenzione di massa ultratecnologica condotta nel XXI secolo

Nel frattempo, i risultati parziali delle elezioni di Hong Kong mostrano che i candidati pro-democrazia avrebbero ottenuto più di un terzo dei seggi. La chiamata alle urne ha rappresentato, un test, vero e proprio per quantificare il sostegno alle proteste antigovernative che hanno messo a soqquadro il territorio cinese per più di cinque mesi. Il più grande partito politico pro-Pechino ha subito le perdite maggiori, con 100 candidati su 182 sconfitti. Tra questi anche il parlamentare Junius Ho, che era stato accoltellato durante la campagna elettorale.

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