Matrimoni precoci: un fenomeno tra il diritto e le tradizioni

Matrimoni precoci: un fenomeno tra il diritto e le tradizioni

K metro 0 – Maghreb – C’erano la torta, i fiori, i regali, i parenti riuniti per la cerimonia. La festeggiata, però, era una bambina di 13 anni che stava per sposare un connazionale ventisettenne. Le immagini della cerimonia postate su Facebook hanno suscitato indignazione. Un profondo risentimento che ha costretto la polizia a intervenire

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K metro 0 – Maghreb – C’erano la torta, i fiori, i regali, i parenti riuniti per la cerimonia. La festeggiata, però, era una bambina di 13 anni che stava per sposare un connazionale ventisettenne. Le immagini della cerimonia postate su Facebook hanno suscitato indignazione. Un profondo risentimento che ha costretto la polizia a intervenire e a fermare il matrimonio. È successo qualche tempo fa a Tetouan, poco più di 400 mila abitanti, ai piedi della catena del Rif, al nord. Ma nessuno è stato arrestato o denunciato. E il matrimonio si è poi celebrato normalmente.

Secondo le statistiche più recenti del ministero della Giustizia marocchino, riferite al 2014, il numero di spose bambine in quell’anno ha raggiunto i 33 mila casi. I dati diffusi dall’Unicef – che nel 2012 ha istituito la Giornata Mondiale delle bambine e delle ragazze, che si festeggia l’11 ottobre – parlano di 700 milioni di ragazze date in spose in età minorile in tutto il mondo. Oltre un terzo di queste, circa 250 milioni, ha contratto matrimonio prima di compiere 15 anni. I tassi più elevati di diffusione dei matrimoni precoci si registrano nell’Asia meridionale (46%) e nell’Africa subsahariana. Non a caso, fa notare l’Unicef, le stesse zone in cui sono più diffusi fenomeni come la mortalità materna e infantile, la malnutrizione e l’analfabetismo.

Di recente il Marocco aveva rifiutato di adeguarsi alle raccomandazioni del Consiglio dei diritti dell’Onu sui matrimoni precoci. Tra le 244 riforme che le Nazioni Unite hanno suggerito a Rabat, di cui solo 191 sono state accettate, c’era anche quella di porre un limite d’età per potersi sposare, ma il Marocco ha annunciato che non lo farà perché “in contrasto con i principi fondanti della nazione”. Per lo stesso motivo Rabat si è rifiutata di rendere illegittima la poligamia, di includere le donne nella successione ereditaria, di punire le violenze coniugali e di eliminare il reato di omosessualità.

Dunque, il fenomeno delle spose bambine non sembra arrestarsi e non trova soluzioni legali decisive. Un rapporto congiunto di Unicef, Consiglio nazionale dei diritti umani e alcune associazioni della società civile, afferma che sono almeno 35 mila i matrimoni tra minori registrati nel 2013, con un aumento del 91% rispetto al 2004. Secondo lo studio, queste cifre non sono rappresentative della realtà, perché molte unioni si celebrano solo con una funzione religiosa, senza la registrazione all’anagrafe come matrimonio civile. Secondo l’analisi più dell’85% dei genitori è d’accordo sul fatto che i figli vengano coinvolti in matrimoni precoci. In Marocco, secondo altre statistiche riportate dall’agenzia AnsaMed, questo fenomeno coinvolge il 16% delle donne di età compresa tra i 16 e i 24 anni e addirittura il 3% di quelle che hanno meno di 15 anni.

L’usanza è presente tanto nelle zone urbane quanto in quelle rurali. Non è quindi una scelta legata solo alla condizione economica, ma è la conseguenza di una tradizione difficile da scardinare e che vede la donna «ostaggio» delle decisioni prese dalla famiglia. Con conseguenze fortemente negative. Per sposarsi, infatti, le ragazze devono rinunciare alla scuola, condannandosi così a una condizione di marginalizzazione, e diventano madri in età giovanissima, con grandi rischi per la loro salute psico-fisica.

Per arginare questo bubbone il Marocco ha fissato con una legge un’età minima per il matrimonio: 18 anni. La stessa legge però prevede una serie di eccezioni e deroghe che, nei fatti, ne minano l’efficacia. Nonostante gli sforzi per contrastare le unioni di minori, il risultato è che adesso chi lo celebra lo fa in gran segreto e nelle campagne e nei villaggi il numero di matrimoni di minorenni è stato stimato in circa 40 mila casi nel 2016, mentre nel 2017, 30 mila. Anche negli altri Paesi del Maghreb le autorità hanno cercato di adottare misure di contrasto, fissando l’età minima a 17 anni (come in Tunisia) o a 19 anni (come in Algeria).

di Michele Focarete

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    Claudia Rigamonti
    7 Novembre 2019, 00:24

    Ho letto con attenzione l’articolo di Michele Focarete e ho riflettuto non poco. Difficile capire certe scelte che alcuni popoli compiono nel nome di tradizioni senza senso.

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    Anna Pavese
    7 Novembre 2019, 07:35

    Articolo interessante sulla violazione del diritto a scegliere della propria esistenza.. bravissimo Focarete!!

    REPLY
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    Karima Angiolina Campanelli
    7 Novembre 2019, 09:09

    Hai sempre una penna che scava e porta alla luce tasselli di vita, belli o brutti, ma che ci arricchiscono

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