Brexit. La Camera dei Comuni dice il secondo no a Johnson

Brexit. La Camera dei Comuni dice il secondo no a Johnson

K metro 0/Jobsnews – London – Nuovo smacco del parlamento britannico al premier Boris Johnson. La Camera dei Comuni ha bocciato la mozione presentata dal premier per la convocazione di elezioni anticipate. A favore della mozione, che richiedeva una maggioranza dei due terzi, hanno votato 293 Membri del Parlamento (MPs) su 650. I voti contrari sono

K metro 0/Jobsnews – London – Nuovo smacco del parlamento britannico al premier Boris Johnson. La Camera dei Comuni ha bocciato la mozione presentata dal premier per la convocazione di elezioni anticipate. A favore della mozione, che richiedeva una maggioranza dei due terzi, hanno votato 293 Membri del Parlamento (MPs) su 650. I voti contrari sono stati 46 mentre gli altri si sono astenuti in massa. “La maggioranza non soddisfa i requisiti”, è stato l’annuncio dello Speaker John Bercow. “Ancora una volta l’opposizione ritiene di capirne di più”, è stato il commento di Johnson. “Le opposizioni pensano di capire le cose meglio del popolo, credono di poter rinviare la Brexit senza chiedere al popolo britannico di dire la sua in una elezione” ha poi detto Boris Johnson dopo il no dei Comuni alle elezioni immediate. “Questo governo andrà avanti per trovare un accordo” con l’Ue malgrado “le diversioni dell’opposizione”, ha comunque ribadito il premier Tory, escludendo però “alcun rinvio” oltre il 31/10 e invitando le opposizioni a “riflettere” durante la sospensione dei lavori parlamentari da oggi al 14 ottobre.  Il leader del Labour Party britannico, Jeremy Corbyn, ha dato scacco matto, poiché si era opposto alle elezioni anticipate, come chiesto dal premier inglese Boris Johnson, fino a quando non sarà esclusa una Brexit senza accordo. La condizione perché vi sia il voto “è che il ‘no deal’ venga escluso dal tavolo” perché, ha rimarcato Corbyn, “rappresenterebbe una chiara rottura e segnerebbe l’inizio di un nuovo periodo di confusione e rinvii”.

Prima di questo voto, la Camera dei Comuni aveva già inflitto una nuova sconfitta al premier britannico, Boris Johnson, intimandogli di pubblicare i documenti relativi alle conseguenze di un no-deal e all’operazione Yellowhammer, che ha l’obiettivo di affrontarle. La mozione del deputato conservatore Dominic Grieve è stata approvata, riferisce il Guardian, con 311 voti favorevoli, e 302 contrari. La mozione, inoltre, costringe l’esecutivo e rendere note tutte le comunicazioni private che sono circolate dal 23 luglio a oggi tra esponenti di Downing Street riguardanti la sospensione delle attività parlamentari. Sono comprese mail private e conversazioni su WhatsApp, Telegram e simili. Nel mirino, non solo il premier e i ministri, ma anche il superconsulente Dominic Cummings, Lee Cain, a capo della comunicazione, Nikki Da Costa, direttore degli Affari Legislativi, e Hugh Bennett, consulente speciale del leader della Camera dei Comuni, Jacob Rees-Mogg.

Il colpo di scena, infine, è arrivato invece dallo speaker del Parlamento, John Bercow, che ha annunciato le dimissioni: in caso di sconfitta del premier, come è accaduto, resterà a presiedere l’aula fino al 31 ottobre, attualmente la data fissata per la Brexit. Ieri i conservatori avevano annunciato di non avere intenzione di ricandidare Bercow perché ritenuto a loro ostile: secondo i suoi detrattori, avrebbe agevolato i tentativi delle opposizioni di bloccare la hard Brexit.

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