Genova, commemorazione delle vittime del ponte Morandi, che unisce le varie comunità religiose

Genova, commemorazione delle vittime del ponte Morandi, che unisce le varie comunità religiose

K metro 0 – Genova – In occasione della commemorazione ufficiale dei defunti nel crollo del ponte Morandi di Genova di un anno fa, una vera tragedia nazionale che ha aperto in tutta Europa un dibattito sulla sicurezza delle tecniche costruttive delle infrastrutture, il 14 agosto Alfredo Maiolese, in qualità di Presidente della European Muslims League, Lega

K metro 0 – Genova – In occasione della commemorazione ufficiale dei defunti nel crollo del ponte Morandi di Genova di un anno fa, una vera tragedia nazionale che ha aperto in tutta Europa un dibattito sulla sicurezza delle tecniche costruttive delle infrastrutture, il 14 agosto Alfredo Maiolese, in qualità di Presidente della European Muslims League, Lega dei Musulmani Europei, ha partecipato alla cerimonia. Davanti a tutte le più alte cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri, e varie autorità civili, militari ed ecclesiastiche.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i familiari delle vittime nel capannone accanto all’area del futuro pilone 9 del nuovo viadotto. Un abbraccio che il Capo dello Stato ha voluto rinnovare dopo la cerimonia a ciascuno dei familiari. Mattarella ricorda che per il Paese “quei convulsi e angoscianti giorni dell’agosto del 2018” furono una lezione dell’Italia e ora “il nuovo ponte sarà in grado di ricucire, anzi, per usare un termine caro a Piano, di ‘rammendare’ la ferita inferta dal crollo, riconnettendo una città spezzata, non solo materialmente, in due”. Ricostruire è la parola d’ordine perché a Genova, ribadisce il capo dello Stato “così come in ogni parte del territorio colpito da calamità o da incidenti, si gioca il prestigio della Repubblica e la sua capacità di essere realmente una comunità nazionale”.

L’Arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, durante l’omelia: “Apocalisse che ci ha lasciato senza respiro”. Toccante è stato, poi, il discorso della rappresentante delle vittime.

Egle Possetti ha detto, a nome appunto dei familiari delle vittime di Ponte Morandi, “Non possiamo buttare a mare la nostra forza, ma dobbiamo avere coraggio e necessità di ritrovarla. Ma vogliamo giustizia, se manca giustizia, uno Stato democratico non ha senso”. Poi ha aggiunto: “La loro è una morte assurda. Abbiamo perso un pezzo del nostro cuore, che non ci potrà più essere restituito. Stiamo sopravvivendo da un anno e vorremmo tornare a vivere. Quanto accaduto è inaccettabile. Per la loro memoria dobbiamo accertare la verità”. “Non possiamo restare inermi, chiediamo un segnale concreto perché i cittadini devono sentirsi tutelati. La loro è stata una condanna a morte. Vogliamo giustizia perché un paese democratico non può essere senza giustizia”.

Il Premier Giuseppe Conte ha detto: “Il ponte sarà il simbolo della volontà di rinascita. La ricostruzione è cominciata. Il nuovo ponte dovrà essere percorribile nell’aprile nell’anno prossimo. Ringrazio tutti per il lavoro fatto insieme… Il ponte rappresenterà il simbolo della rinascita”.

Da notare che è durata poco tempo la presenza dei rappresentanti di Atlantia e di Autostrade per l’Italia alla commemorazione. Alcuni familiari delle vittime hanno richiesto alle istituzioni presenti che venissero allontanati. Subito dopo essere stati informati, i colletti bianchi del gruppo, Giovanni Castellucci e Giuliano Mari hanno deciso di lasciare l’incontro.

Alfredo Maiolese nel suo intervento: “Un anno è trascorso come un minuto. Ricordo ieri quando partecipammo ai funerali alla fiera del mare. Oggi siamo qui di nuovo.

Qualche giorno fa mi chiamò il Cerimoniale del Comune richiedendomi di partecipare alla commemorazione in ricordo dei fratelli di religione musulmana. Ho riflettuto, ma mi sono detto che tutti sono nostri fratelli in Adamo e nell’umanità. Oggi rammentiamo una sorella italiana cosi come un fratello albanese. Ci sono tanti che vogliono disunirci. Il crollo del ponte ha diviso la città …ma non i nostri cuori.

Seppur nella disgrazia, questo è il momento dell’unione, non esiste un morto cristiano o musulmano, ma un nostro caro che ha perso la vita tragicamente, attraversando un ponte che costituisce il cammino della vita sospesa, tra il cielo e la terra.

Questo dimostra la precarietà della nostra vita che come l’attraversamento di un ponte, è un veloce passaggio. Concludo leggendo una breve ma significativa sura del Santo Corano: 103-1-3:

Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza”. Verità per la tragedia e pazienza che dobbiamo sopportare per le perdite umane. Questi due elementi sono da non dimenticare.

“Mi auguro che la prossima tappa, potrà essere quella di prenderci tutti per mano e con un profondo sentimento di amicizia, amore, rispetto nelle diversità, percorrere insieme il nuovo ponte di Genova. Genova e il nostro paese hanno bisogno di ponti e non di muri”.

La cerimonia di commemorazione per le vittime si è interrotta alle 11:36, ora della tragedia, con le campane di tutte le chiese genovesi a lutto ed il suono delle sirene delle navi in porto.

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