Spagna, fallita, l’investitura di Sanchez, il Governo ancora lontano

Spagna, fallita, l’investitura di Sanchez, il Governo ancora lontano

K metro 0 – Madrid – A due settimane dalla fallita investitura di Pedro Sanchez come Presidente del governo spagnolo, rimangono tutte le incertezze riguardo al nuovo esecutivo. L’articolo 99 della Costituzione spagnola dice che, dopo la fallita investitura del primo candidato nominato dal Re, e il rifiuto, da parte del Congresso dei Deputati, anche di

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K metro 0 – Madrid – A due settimane dalla fallita investitura di Pedro Sanchez come Presidente del governo spagnolo, rimangono tutte le incertezze riguardo al nuovo esecutivo. L’articolo 99 della Costituzione spagnola dice che, dopo la fallita investitura del primo candidato nominato dal Re, e il rifiuto, da parte del Congresso dei Deputati, anche di successive proposte di altri Premier, sempre indicati dal Sovrano, si debba tornare alle elezioni.

Per questo motivo nel mese di agosto, in cui si conclude la sessione parlamentare per poi riprendere in pieno a settembre, il Congresso è invitato a rinnovare i contatti tra le forze politiche, per risolvere il problema prima possibile. La maggioranza degli spagnoli preferirebbe evitare un ulteriore ballottaggio elettorale, e lo stesso Re Felipe VI ha espresso, la scorsa settimana, la speranza che i partiti “riescano a trovare una soluzione per il Governo”.

Tuttavia, la possibilità di una nuova tornata elettorale si fa più concreta ogni giorno che passa. La sfiducia tra i possibili membri di una coalizione, Unidas Podemos (UP) e il Partito Socialista Spagnolo (PSOE), continua ad aumentare. Infatti, l’attuale Premier incaricato, Pedro Sanchez (PSOE), ha dichiarato questa settimana che la sfiducia tra lui e Pablo Iglesias (leader di Unidas Podemos) è reciproca. Si fronteggiano due diverse forze di sinistra, socialdemocratica classica e di nuovo tipo (un po’ come il “Syriza” greco), mentre i giochi di potere sono evidentemente forti.

Il PSOE ha incolpato UP del fallimento nella creazione di un nuovo governo, a causa della richiesta di un numero eccessivo di ministeri. Al contrario, l’UP ha criticato il PSOE per non essere in grado di rinunciare ad una parte proporzionale del governo necessaria per la formazione di una coalizione ragionevole, affidando ad UP solo “ministeri secondari”. In realtà, la strategia del PSOE, sin dal fallito accordo di giovedì 25 luglio, è stata quella di cercare non un patto di base con UP, ma un accordo con diversi partiti, incontrandone i rappresentanti. Come ad esempio, Compromis (un partito di sinistra della Comunidad Valenciana), o PNV (il Partito Nazionalista Basco), ma anche importanti gruppi sociali: società di consumatori, ONG, e rappresentanti di varie industrie.

Tale tattica è già stata utilizzata dalla stessa UP, per spingere i socialisti a formare una coalizione. Nonostante ciò, attualmente l’ipotesi di una coalizione è rifiutata categoricamente dal PSOE, ma anche da alcuni settori di Unidas Podemos (come il settore anticapitalista). Eppure, Pablo Iglesias continua ad essere intenzionato a negoziare per una coalizione. Un nuovo incontro tra i due partiti non è atteso prima di settembre.

Contemporaneamente, il Partito Popolare (PP) ha reagito alla dichiarazione del Re chiedendo al PSOE di astenersi, in modo da permettere la formazione di una coalizione tra PP e Ciudadanos (i due principali partiti di destra in Spagna).  Tuttavia, la debolezza della destra impedisce qualunque logica possibilità di formare un governo, fino a quando essa raggiungerà a malapena il numero di 149 voti parlamentari (mettendo in conto anche Vox, il partito di estrema destra): ben lontano dalla maggioranza, e soprattutto dalla maggioranza assoluta (175 voti). In caso di nomina di un altro candidato socialista, il PP ha proposto al massimo la sua astensione, mossa considerata come una órdago [scommessa? Ndr] dai suoi avversari.

Dal canto suo Ciudadanos è meno propenso a qualunque rinuncia, e si rifiuta persino di incontrare i leader del PSOE: posizione, questa, altamente criticata anche da membri stessi del partito, e che sta portando alla rinuncia alla militanza da parte di alcuni importanti leader e fondatori, come Toni Roldán o Francisco de Carreras. Quest’ultimo ha dichiarato che il partito ha iniziato ad assumere posizioni nazionaliste, che vanno contro i suoi princìpi fondanti.

In breve, la formazione di un governo si prospetta complicata, dal momento che i principali partiti di sinistra prospettano serie difficoltà, nei negoziati per la nascita della coalizione. L’ultima possibilità per evitare un nuovo ballottaggio elettorale a novembre è la riconciliazione tra Unidas Podemos e PSOE; oppure un accordo bipartisan che permetta al PSOE di governare da solo, però con largo appoggio parlamentare (un governo di minoranza alla maniera attuale del Portogallo, dove capo dell’esecutivo è il socialista Antonio Costa, con un monocolore appoggiato, però, da buona parte del Parlamento).

Nel caso, invece, di una nuova tornata elettorale, gli ultimi sondaggi vedono una crescita dei partiti tradizionali: PSOE al 31,9% dei voti e PP al 18,7%, mentre Ciudadanos (14,2%), UP (13,4%) e Vox (8,1%) sono in declino.

di Ivan Tubia Sanles

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